Altritaliani

Napolitano : L’usato sicuro per salvare la democrazia.

mercoledì 17 aprile 2013 di Nicola Guarino

In un clima da guerra civile strisciante, Napolitano è rieletto al sesto scrutinio, dopo l’ingiustificata esclusione dell’ipotesi Rodotà e l’affondamento di Marini, Prodi e…Bersani, mentre Grillo invoca la marcia su Roma per prendere il potere, il SEL già conclude la sua esperienza con il PD e Berlusconi esulta. Potrebbe sembrare una comica (finale) ma, in realtà, nel dramma, l’unica certezza appare proprio il rieletto re Giorgio.

Va detto subito che l’elezione di Napolitano ha razionalmente un suo senso. Costituisce una garanzia in questa fase difficile del paese. Costituisce anche un impegno per tutti i partiti che hanno a cuore il destino del paese, un obbligo a fare presto, nelle misure urgenti e nell’approvare una razionale legge elettorale che consenta al più presto di ritornare alle urne.

Napolitano, al di là delle rimostranze di alcune migliaia di cittadini e di una parte del popolo del web, è uomo di collaudata esperienza istituzionale, che ha dimostrato, in ogni occasione, passione e attaccamento ai valori costituzionali ed è amatissimo dagli italiani.

Certamente il suo è un sacrificio estremo a coronamento di una vita dedicata tutta alla politica nel senso più alto e nobile del termine e poi va ricordato come con equilibrio e misura abbia fronteggiato le tante emergenze nazionali dovendo spesso contrastare il dominio berlusconiano sull’esecutivo e sul parlamento. E’ lui che, a più riprese, ha salvato la faccia del paese negli scenari internazionali. Certo l’età è molto avanzata e non escluderei che risolti alcuni punti necessari per far ripartire il paese e svolte, con nuove regole, nuove elezioni, il re Giorgio potrebbe prepensionarsi dando le dimissioni. Ne avrebbe tutto il diritto.

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Ma il clima in Italia è oggi pesantissimo, per certi aspetti in assenza di una vigilanza democratica, come negli anni settanta, è finanche peggiore di quella degli anni di piombo. Con tutti i rischi per la libertà e la tenuta democratica del paese messa a rischio da un populismo che non sa accettare le regole democratiche. In tal senso la scelta di Napolitano appare quasi obbligata. Cercando di sdrammatizzare, diremmo che per evitare rischi meglio un usato sicuro.

Bersani si autodefini : « l’ usato sicuro » in contrapposizione al « rottamatore » Matteo Renzi, nelle sue primarie fortunate contro il giovane sindaco di Firenze. In realtà, in queste settimane, non si è visto nulla di più insicuro che dello smacchiatore di giaguari.

Ad onor del vero va detto che l’impresa, dell’ormai ex leader del centrosinistra, era tutt’altro che semplice. Prima respinto con veemenza da Grillo, che per viltate fece il gran rifiuto di avviare il cambiamento in un paese stremato dalla crisi e nell’urgenza di avere risposte e segnali di rinnovamento che favorissero, tra l’altro, la ripresa economica.

Poi, nell’impossibilità di abbracciare Berlusconi per un governissimo che sarebbe stato possibile in un paese dove la politica avesse regole chiare e i diversi schieramenti, pur nel loro contrasto, fossero capaci di legittimarsi; ma in Italia questa regola semplice si è persa con la discesa in campo del cavaliere e tutte le sue conseguenti anomalie che ci trasciniamo tra errori, omissioni e contraddizioni da quasi venti anni.

A proposito di errori, raramente se n’è assistito, ad una tale quantità come in queste elezioni del Capo delo Stato.

Errori che hanno palesato due cose:
La lontananza del PD, malgrado le primarie, dalla realtà italiana e finanche dal proprio popolo, e poi come la governance del partito non fosse capace di riunire le diverse anime dei democratici e più in generale del centrosinistra.

Si è precipitati cosi in una serie di insicurezze e sbandamenti con Bersani che oscillava in ventiquattro ore da soluzioni pro governissimo (Marini) a quella che presumevano di essere pro M5S (Prodi), rifiutando a priori la proposta Rodotà, divenuta la scelta di Grillo dopo le rinuncie della Gabanelli e di Gino Strada.

Ma se per Marini i renziani e i vendoliani avevano annunciato il voto contrario (mai franchi tiratori furono cosi franchi), per Prodi, che aveva ottenuto per acclamazione e per alzata di mano l’unanimità di tutti i grandi elettori del centro sinistra (Vendola incluso), essere andato alla sconfitta con la bellezza di 101 franchi tiratori, ha dato la misura dello sconquasso che vi è nell’attuale PD.

Sinceramente trovo incomprensibile la mancata adesione del PD, almeno in seconda battuta, per Rodotà il quale è parte della storia della sinistra italiana (già indipendente di sinistra ai tempi del PCI e poi presidente del PDS che è all’origine del percorso dei democratici) certamente non è persona dei cinquestelle, tenendosi ben lontano dal suo populismo destrorso come ha dimostrato il suo duro dissenso contro i propositi di marcia su Roma dell’ex comico genovese, costretto alla retromarcia su Roma proprio dall’ex presidente dell’autority sulla privacy. I grillini non hanno candidati loro da proporre (del resto privi di storia e di ideologia chi avrebbero dovuto mettere? Gianroberto Casaleggio?) pertanto, la loro proposta aveva il solo scopo di confondere il centrosinistra.

Missione compiuta. Bersani incomincia ad andare in confusione e con lui buona parte del PD nel quale sono riesplosi vecchi rancori e diffidenze. Come sulla proposta Prodi, certamente non gradita da D’Alema diviso dal professore sin dai tempi del governo dell’Ulivo. Certamente, l’ala cattolica non avrà apprezzato il siluramento di Marini da parte di SEL, renziani e dei giovani turchi di Orfini e Fassina. Quindi magari là si ritrovano i 101 voti che hanno affondato, nel tripudio berlusconiano, il duellante da sempre vincente e con lui tutto il PD che finalmente ottiene, ma solo dopo tutte queste disgrazie, almeno le dimissioni di Bersani.
Marini, Prodi e Rodotà, sia detto, sono persone degnissime, che in tempi diversi e modi diversi hanno contribuito al lungo e, come si vede ancora oggi, complesso percorso dei democratici e ciascuno di loro aveva requisiti validi per giungere a quella carica di presidenza. marini, esponente di punta del sindacato cattolico, aveva il limite di essere percepito, forse a torto, come un esponente da prima repubblica, Prodi sul piano internazionale era veramente a cinquestelle, peraltro è da considerare tra i fondatori della moderna sinistra italiana. Infine Rodotà, persona di specchiatissima onestà intellettuale, giurista insigne, forse con il solo limite di una non grande esperienza internazionale, erano tutti autorevoli e validi, purtroppo sacrificati sull’altare di una irresponsabile faida interna al centrosinistra e in particolare al PD.

Da tempo ripetiamo che non c’è sintonia tra un partito che ha oggi molti giovani e donne (di valore) e una nomenclatura vecchia e superata, ormai inadeguata ai tempi e che dovrebbe (ma pare che finalmente ci siamo) mettersi da parte e dare spazio a questo nuovo PD, che magari farà errori ed avrà forse contraddizioni al suo interno (ma mai come la vecchia nomenclatura), che certamente non ha bisogno di queste balie perdenti.

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Ma nelle more del congresso, che dovra rivoluzionare i democratici e scegliere il successore di Bersani, c’è da fare un governo di emergenza, data l’assenza dei cinquestelle incapaci, malgrado la loro forza elettorale di assumersi la minima responsabilità.

Cosa non facile ma necessaria dato che occorre tornare al voto e garantire alcune cose essenziali agli italiani.

Sarà questo il difficlissimo compito che toccherà ancora al vecchio re Giorgio che dovrà fronteggiare un Berlusconi che ha fretta di andare al voto per stravincere per la quarta volta l’elezioni, i grillini che ovviamente non fanno nulla contando sulla vecchia pratica terroristica del: “Tanto peggio, tanto meglio”; con un SEL che già ha chiuso il suo rapporto con il PD (dimostrando come gli impegni assunti, siano volatili...ma l’avevamo previsto), annunciando una nuova assemblea a maggio per rifondare la sinistra (estrema). Infine, un PD spaccatissimo con diverse compnenti che non accetterebbero mai un governissimo con gli odiati avversari del PDL.

Occorrerà molto buon senso. Una merce sempre più rara in Italia.

Nicola Guarino


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