Altritaliani
Novità editoriale

La bottega di Langella

“La bottega dei cammei. Trentanove profili di donna dalla A alla Z” (Interlinea, 2013).
venerdì 12 aprile 2013 di Raffaele Bussi

Contiene cammei la bottega di Giuseppe Langella, preside della facoltà di lettere dell’Università Cattolica di Milano. Una bottega particolare dove a fare bella mostra di sé sono cammei, ma non di corallo bensì di versi, brevi componimenti poetici di misura quasi epigrammatica introdotti da citazioni dalla grande letteratura mondiale per presentare profili di donne famose, rese appunto tali dalla letteratura.

E’ l’excursus letterario dell’ultima e recente riflessione di Giuseppe Langella, scrittore e saggista, che Interlinea ha mandato di recente in vetrina e dove l’autore incide su immaginari cammei con la penna-bulino profili in versi, profili di donne famose, un’introspezione quasi intimistica di famose rappresentanti dell’altra metà del cielo.

Una bottega? Sì, nel momento artigianale della composizione, ma una galleria nel momento dell’esposizione.

Ecco che i versi mirabilmente incisi dall’autore danno vita ai profili di Angela, Armida, Chiara, Circe, Dafne, Elena, Emma, Ester, Eva, Gertrude, Lamia, Lucrezia, Maria, Mirandolina, Piera, Sibilla, Valentina e Zobeide, solo per citarne alcuni, donne mirabilmente immortalate dai loro mentori: Alighieri, Tasso, Caproni, Ovidio, Cardarelli, Omero, Flaubert, Baudelaire, Scott Fitzgerald, Manzoni, Keats, Svevo, l’apostolo Luca, Goldoni, Montale, Virgilio, Proust ed Italo Calvino.

Ma c’era proprio bisogno di un altro catalogo di donne dopo quello di Esiodo, si chiede l’autore che risponde affermativamente.

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Giuseppe Langella

E lo spunto? L’andar per calli a Venezia, tra ponti, piazze, vicoli, strade, stradine e anfratti, dove accanto alla chincaglieria da offrire a bonaccioni turisti, compaìono autentici gioielli. E gioielli sono gli stringati versi di Langella per ripristinare in modo suggestivo e inedito immagini vivificate da una storia antica e ricca di fascino. La riproposizione di una storia da toni e clima settecenteschi? Non cipria e parrucche, precisa l’autore nella nota introduttiva, ma coiffeurs e mascara, ingredienti che spingono personaggi antichi ed attuali tutti nella modernità.

A ben riflettere è giusta la riflessione dell’autore quando afferma la necessità di un nuovo catalogo dopo quello esiodeo, dal momento che le creature mortali che affollavano quest’ultimo comparivano ad unico titolo, magari lusinghiero ma non precisamente onorevole, di prede occasionali di qualche dio focoso, visione oggettivamente limitante per i nostri tempi, dove l’universo femminile resta vittima incolpevole di soprusi e brutalità che meriterebbero pene adeguate.

Passata la credenza nella divinità pagana, anche Esiodo sembra passato di moda, ma non è passato di moda l’universo femminile oggi più che mai, soggetto al quale sarebbe follia pura negare l’indispensabilità, dal momento che volendosene privare l’universo sarebbe condannato all’estinzione.

L’assunto della donna come altra metà del cielo pare più che riduttivo, sembra suggerirci Giuseppe Langella, invitandoci quasi a prendere definitivamente atto che anche l’altra metà del cielo stellato le appartenga di diritto, ad onta di quanti con vile presunzione stentano a decretarne l’indispensabilità.

di Raffaele Bussi


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