Altritaliani

Via dallo stallo della seconda repubblica: I figli della gerontocrazia.

lunedì 8 aprile 2013 di Nicola Guarino

Il parlamento più giovane e rosa della storia della repubblica italiana e una politica vecchia che non vuole pensionarsi, sono alla base dello stallo italiano. Occorre una rivoluzione giovanile nel palazzo, uno scatto di solidarietà e di generosità verso il paese che soffre. Archiviare la politica spettacolo e cominciare la ricostruzione italiana. La realtà è nelle tante Civitanove Marche del paese, mentre le classi politiche e la mancanza di coraggio rendono sempre più disperante la situazione. E tra poco l’elezione del Capo dello Stato.

E’ veramente difficile riuscire a capire la lontananza dell’attuale politica dalla realtà delle cose. Basti pensare che a Civitanove Marche una coppia di anziani: Romeo Dionisi ed Annamaria Sopranzi, si sono dati la morte, perché diventati poveri, dopo una vita di onesto lavoro, vittime vere, di una crisi economica che troppe volte sul web o nei corridoi dei palazzi del potere è vista e commentata come un’astrazione macroeconomica. Poco dopo il dramma si completava con il suicidio del fratello della Sopranzi, che si gettava in mare, disperato per non essere riuscito a fermare quella rassegnazione e quelle morti.

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Uccisi dalla vergogna, incapaci di accettare l’elemosina dei servizi sociali, non abituati a chiedere se non il frutto del proprio lavoro. Lui era un esodato, sospeso tra un lavoro che non c’è più e una pensione che non arriva mai. Lei invece, aveva una pensione minima (500 euro al mese).

Ebbene, mentre tutto questo accadeva, Grillo portava i suoi grillini ad una gita fuori porta, per una riunione segreta (stranamente non in streaming), inseguito da giornalisti impazziti alla ricerca di raccontare spettacolo e non i fatti reali di una società che sembra dimenticata da tutti. Berlusconi inneggiava a Ruby Rubacuori che lo scagionava dall’accusa di aver avuto rapprti sessuali con una minorenne e la sinistra PD si scatenava contro Renzi, reo di aver detto quello che tutti pensano, ma che molti ipocritamente non dicono, ovvero che: “Si sta perdendo tempo e che il paese ha bisogno di uno scatto di responsabilità, per cui ho si fa un governo o si deve tornare al voto al più presto, magari anche con un governo di scopo che faccia una legge elettorale che non sia un imbroglio”.

In Italia non se ne parla ma se si vanno a leggere gli episodi di cronaca nera e le notizie dei suicidi (ad esempio nel nord-est o nel sud Italia, si scopre che la crisi è li, vera e non astratta, cinica e spietata, come certe dirigenze politiche che non accettano i fatti e non voltano pagina.

Insomma, il maledetto circo mediatico, lo spettacolino feroce della malapolitica va avanti con i suoi talk show che cinicamente a volte si chiamano: “Servizio pubblico”, “Agora”, “Ballaro’”, come il celebre e popolare mercato palermitano (populismo televisivo).

Ma mentre si perde tempo, come tutti, tranne gli ipocriti, sanno, la situazione politica italiana resta drammaticamente bizzarra e surreale. Una situazione sempre più ingarbugliata, dove si intrecciano una serie di cause ed effetti complicatissimi da decifrare e con sviluppi difficili da prevedere. Proviamo, non senza fatica, a fare il punto e a verificare le diverse situazioni e condizioni delle forze politiche che sono rimaste in campo dopo le ultime elezioni.

Un esercizio reso necessario proprio dall’urgenza e dalla drammaticità della situazione, tenendo conto che sembra che ogni strada sia chiusa per formare un governo, mentre la crisi ci fa precipitare e non c’è più, tempo, come ha ricordato con realismo proprio Matteo Renzi suscitando polemiche in un mondo politico che, tra Berlusconi, Grillo, Bersani e ora anche Napolitano, sembra uscito dalla realta, vivendo ad occhi chiusi in una isteria collettiva e mediatica fatta di tutti contro tutti.

Parto proprio da Napolitano. Per la prima volta, sento di non essere d’accordo con Lui, non tanto sulla nomina dei saggi, che certo va detto con franchezza hanno un compito difficile e probabilmente alla luce di quanto diremo inutile. La scelta, anche in via di principio non appare felicissima. Dopo un anno e mezzo di governo tecnico (che aveva una sua giustificazione nella criticità estrema della condizione italiana dopo l’ultimo governo Berlusconi), questo finale con i saggi, che ancora una volta dovrebbero soccorrere una politica inetta e incapace, ha il sapore di un’ennesima sconfitta del sistema e anche delle istituzioni a partire dal parlamento.

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C’è una perversa schizofrenia, tra un parlamento che oggi è a maggioranza di giovani e donne, e le leadership politiche vecchissime che lo guidano: Berlusconi, Bersani, Monti, Grillo, tutte persone non proprio di primo pelo, per non dire degli stessi saggi nominati; tutti uomini e anziani.

Sono il segno di un’assenza, totale quanto ingiustificata, di fiducia nella possibilità di rinnovamento delle classi politiche.

La cosa che, tuttavia, non convince nelle asserzioni del Capo dello Stato è stata il sostenere che un governo l’Italia ce l’avrebbe già, ed è quello uscente di Monti. Questa affermazione è francamente risibile. La scelta di Monti alla testa di un governo tecnico, nel novembre 2011 fu giustificata ampiamente dal bisogno di restituire credibilità ad un paese che non aveva più alcun peso internazionale, e dalla necessità di riforme drastiche, dure, quanto necessarie che l’allora governo e parlamento, bloccati da veti incrociati ed interessi di casta, non riuscivano a realizzare.

L’errore di Monti.

Purtroppo, Monti non ha completato il suo compito e certo non solo per sua colpa, ma poi, ha preferito salire in politica e partecipando alla “battaglia” elettorale, ha cessato ipso facto il suo ruolo di tecnico neutrale e superpartes. L’elezioni per Monti si sono poi risolte in una sonora sconfitta, alla luce della quale ogni credibilità di quella operazione governativa appare oggi perduta, senza possibilità di appello.

Il suo governo non ha quindi più alcuna legittimità e il suo mantenimento in vita pone seri problemi, anche sotto il profilo della sua costituzionalità. Dovrebbe svolgere solo l’ordinaria amministrazione, mentre in realtà, anche in queste ore, si arrischia ad assumere provvedimenti che assolutamente non rientrano in questi limiti.

Il PDL ha ragione quando dice che non si possono fare dell’elezioni, dove tra gli sconfitti c’è sicuramente la lista Monti, e poi dire: “Abbiamo scherzato, Monti resta con il suo governo”.

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E’ vero che il povero re Giorgio, l’amatissimo nostro Presidente, si trova in una situazione ingarbugliata, che con il semestre bianco non consente neanche un nuovo scioglimento del parlamento e l’indizione di nuove elezioni. E’ vero anche che a breve, dal 18 aprile, inizieranno le votazioni per scegliere il nuovo Capo di Stato, eletto il quale, Napolitano non attenderà certo la scadenza naturale del 15 maggio per rimettere il suo mandato, tuttavia, ogni giorno che passa, con un parlamento immobile e un governo assente, non fa che minare la nostra credibilità, a far lievitare il nostro debito pubblico con le dolorose oscillazioni dello spread, aggravando le tante situazioni drammatiche e particolari che ci sono (Civitanove Marche insegna) determinate ante e post Monti (esodati in attesa di stipendi, la cassa integrazione che va foraggiata per soccorrere i tanti lavoratori che vivono sul filo del licenziamento, le imprese che chiudono in attesa di recuperare i propri crediti da uno Stato inadempiente, famiglie in grave sofferenza che chiedono misure urgenti di soccorso) senza parlare che a brevissimo, in un quadro di pesante recessione, scatteranno nuove tasse a partire dalla temibile TARES sui rifiuti, che ha conti fatti costa come l’IMU, oltre all’aumento dell’IVA a Luglio che condizionerà i prezzi in pratica di tutto eccetto i prodotti di primissima necessita, come il pane e pochi altri.

Napolitano, ma tutti o quasi i protagonisti della scena politica italiana si muovono ormai in spazi strettissimi, resi ancora più stretti dalla paura o dalla incapacità, di cambiare, direi di rivoluzionare il quadro politico, partendo da un dato che è chiaro ormai da alcuni anni, che il berlusconismo, o se preferite la seconda repubblica è ormai indecorosamente tramontata.

Un dato chiaro, ma purtroppo ignorato proprio da quei soggetti politici vecchi a cui si siono aggiunti i nuovi (leggi M5S) che fingono di non vedere la realtà, chiusi in un asfittico protagonismo del capo, in un’incapacità di vedere lontano nel destino del paese e dell’Europa. Un indecoroso balletto di bronzo sulla pelle degli italiani ed ancora una volta dei giovani che sono le prime vittime di questo sistema di cose. Il primo errore enorme, che tra gli altri avevamo avvertito anche noi è stata la scelta di Monti. Il quale, ove non si fosse lanciato in un’impresa elettorale rivelatasi temeraria, sarebbe oggi, o meglio tra pochi giorni, il nuovo Presidente della Repubblica, una garanzia per la destra e per la sinistra, nonché un riferimento costante nei rapporti interni all’Europa e non solo.

E’ una cosa che Berlusconi aveva proposto inascoltato, era una cosa che aveva chiesto il centrosinistra, anch’esso inascoltata. Oggi un’ipotesi di Monti presidente appare, se non impossibile, gravemente compromessa, in virtù della sua perdita di credibilità come “garante” della nazione.

Paradossalmente, il ruolo di terza forza, moderata e moderna, riformista e rigorosa auspicata dall’ex rettore della Bocconi, è stato preso da una forza populista e antisistema, evidentemente impreparata alla politica, improvvisata al limite del paranoico, guidata da un comico, che è il Movimento Cinquestelle (tra poco resteranno due stelle, se continueranno con la loro dissennata strategia del non fare), ma su di loro torneremo più avanti.

E’ evidente che il professore ha creduto, noi lo speravamo, in un voto maturo e consapevole degli italiani, i quali invece, non ha torto su un piano puramente epidermico, hanno reagito con un consistente voto di protesta, troppo consistente, tanto da rendere un paese già in grave crisi, assolutamente ingovernabile. Al punto che con sagacia ed ironia il politologo Ilvo Diamanti ha commentato, dalle colonne di La Repubblica, sostenendo che lo Stato Italiano è diventato uno stato, participio passato del verbo essere.

Gli errori del PD.

Altri gravi errori di miopia politica li ha compiuti il centrosinistra e in particolare il PD. Tre mosse ed è stato stallo! La prima mossa sbagliata è stata nella premessa di queste elezioni, ovvero nel risultato delle primarie. Dopo di queste, ha poi fatto la mossa giusta scegliendo Boldrini e Grasso alle presidenze rispettive di Camera e Senato, compiendo poi, invece un nuovo errore nell’inseguire vanamente i grillini, nella speranza, del tutto infondata, che Napolitano conferisse, nell’attuale contesto politico, a Bersani un incarico pieno per un governo di minoranza. Decisamente non siamo né la Svezia, né la Danimarca.

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Ma per ordine analizziamo gli errori per successione cronologica. Il primo errore è stato fare di tutto per impedire che le primarie fossero vinte da Renzi. Da non iscritto a partiti credo di poter dire quanto segue con il massimo della obiettività che mi è possibile. Fuori da ipocrisie è noto a tutti i sondaggi che a livello di consenso tra i cittadini si prospettava un netto successo del sindaco di Firenze, furono pertanto posti inusuali paletti regolamentari per “controllare” il consenso e limitare il boom più che probabile del “rottamatore”.

Non c’è dubbio che alla fine, comunque, si sono trattate di primarie vere, anche se limitate e contenute, con oltre tre milioni di votanti, non cose ridicole come le parlamentarie di Grillo che fa la parodia, da bravo comico, della democrazia, ma è indubbio che molta gente che voleva votare, specie nel secondo turno, è stata impedita in questo suo esercizio di democrazia, accampando burocratiche, paranoiche e asfissianti interpretazioni del regolamento. Non è un caso che tanta disciplina si è vista solo in queste primarie.

E’ innegabile che tutto l’apparato del PD e di SEL forti di antiche costumanze comuniste, hanno preferito intralciare la via della vittoria a vantaggio dell’establishment di partito che regna sovrano e quasi militarmente nel territorio da oltre un ventennio.

Un privileggiare gli interessi di partito a quelli degli italiani. Un errore che il PD pagherà a caro prezzo specie a vantaggio di Grillo, ma anche ridando fiato alle speranze di resurrezione di un Berlusconi ormai in coma profondo.

A fronte di cio’ Renzi ha dimostrato disciplina e attaccamento agli ideali di un PD moderno, non facendosi il suo partitino, scegliendo nobilmente di partecipare, accettando il risultato delle primarie; per il bene della causa, non rinunciando, specie nei momenti difficili, ad essere vicino a Bersani nella dura, quanto vuota di contenuti campagna elettorale, in attesa di tempi migliori.

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Non lo diciamo per rallegrarcene, ma all’indomani delle primarie ci era parso in tutta la sua evidenza come fosse alto il rischio che ancora una volta il PD potesse buttare via una vittoria già raggiunta. E’ stato cosi. Ma i nostri timori erano sorretti dai numeri e dai fatti. I primi dimostavano che in tutti i sondaggi, Renzi avrebbe calamitato il voto di molti incerti e delusi che poi si sono rivolti invece a Grillo, sperando nel cambiamento. Berlusconi non sarebbe ridisceso in campo (immaginate una campagna elettorale sul tema del cambiamento tra un trentaseienne noto come il “rottamatore” ed un vecchio settantottenne logorato da venti anni di pessima politica), cosa che peraltro il cavaliere aveva annunciato, nel caso di successo alle primarie del sindaco fiorentino. A questo punto seppure Monti si fosse candidato, cosa non certa, avrebbe avuto risultati indubbiamente migliori e la governabilità italiana sarebbe stata assicurata.

Un recente sondaggio della SWG riportato dai quotidiani italiani afferma che ancora oggi, Renzi avrebbe il 66% del consenso degli italiani, una cifra bulgara, che metterebbe fine ai populismi di destra Berlusconi e Grillo inclusi. Ebbene, nella sua cecità, il PD persevera con Bersani, che avrebbe già dovuto rassegnare le dimissioni da segretario del partito e che invece resta abbarbicato alla poltrona contro ogni logica politica, riuscendo ad ammettere solo che non ha vinto e non più semplicemente che ha perso.

Molto meglio sarebbero state le dimissioni di Bersani da segretario del partito e il PD avrebbe dovuto proporre da subitio a Napolitano una figura di alto profilo istituzionale per tentare la formazione di un governo di scopo di breve durata per tornare alle urne con una nuova legge elettorale.

Sarebbe stato un segnale concreto di rinnovamento della politica. Un passo avanti che avrebbe accresciuto le simpatie verso il centrosinistra.

Nel PD il problema non è solo la rottamazione dei vari D’Alema, Finocchiaro, Bindi, ecc., il vero problema è liberare il PD dalle incrostazioni metodologiche che furono del PCI della prima repubblica. Sottili metodologie con cui si cucinano gli “avversari” interni fino a quando scompaiono dalla scena politica, esauriti in una logorante guerra interna, lasciando ai vecchi baffoni di continuare a fare i padroni della ferriera come sempre.

Il PD deve fare la sua rivoluzione interna non solo per salvare se stessa, ma per contribuire a salvare lo stesso paese. Una rivoluzione che deve essere nell’idea della politica, della cittadinanza, della partecipazione democratica, rinnovando persone e metodi. Resto sempre della mia idea che prima ancora delle idee, la politica è metodo.

L’altro errore di Bersani, lo abbiamo accennato, è stato quello di insistere troppo con i Grillini. Sia chiaro, Bersani ha ragione quando siostiene che l’unico cambiamento possibile poteva passare per l’unica novità di queste elezioni, ovvero i Cinquestelle che inaspettatamente hanno raggiunto un quoziente di eletti paragoinabile alle altre due forze “storiche” del nostro parlamento PD e PDL.

Va aggiunto che certamente il governissimo, nei modi desiderati dai grillini, era improponibile. Si ha un bel dire che la crisi impone questa soluzione. Il PD, va detto obbiettivamente, ha già dato molto accettando il governo Monti quando avrebbe potuto vincere agevolmente le elezioni inevitabili innanzi ad un suo rifiuto al sostegno dei tecnici. Si disse che la crisi l’imponeva. Era vero. Come è vero che nel PD è presente una componente consistente di cultura cristiana ma questo non è un buon motivo per chiedere il perenne martirio dei democratici e del centrosinistra.

Tuttavia è apparso chiaro che Grillo (non so i grillini, ma il partito è il suo e quindi decide lui) l’accordo non lo voleva, bisognava immediatamente passare la mano, come detto, ad altri possibili candidati.

Gli errori di Grillo e le responsabilità dei grillini.

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L’altro errore che contribuisce all’ingarbuglio italiano è quello commesso dai grillini. Va detto che appare ormai in tutta la sua evidenza, che dietro la spocchia dei parlamentari (che scappano dai giornalisti, che offendono e fuggono, che mettono in streaming l’incontro con la delegazione PD, nascondendosi nelle loro riunioni per paura che qualcuno possa verificare poi la qualità della loro democrazia interna e del loro dibattito), dietro le mezze dichiarazioni, poi sempre smentite, c’è tutto il limite di una forza che non vuole e quasi certamente non puo’ proporre nulla. Il perché è semplice. Potrei dire che il perché si chiama Pizzarotti. Il quale a Parma fa il sindaco cinquestelle, come un qualunque democristiano o craxiano o berlusconiano, ovvero non crea nulla di nuovo, non mantiene le promesse, fa il termovalorizzatore per i rifiuti, aumenta le tasse e minaccia di licenziare i dipendenti che protestano.

La realtà del “movimento” non è solo nell’ignoranza di non sapere che Kabul è in Afghanistan e non in India, o che Medvedev non è un commissario europeo, il problema è nell’assenza di una cultura e di una tradizione politica, cosa che il PD o i Montiani, ma finanche alcune componenti del PDL hanno, mentre i grillini no.

Oppure, per meglio dire, hanno una cognizione della politica priva di una visione efficacie e complessiva, forse, la loro visione è limitata solo in ambiti territioriali ristretti, come risulta dalla storia di alcuni, ma solo alcuni, di loro. Gli altri sono massa di manovra, persone destinate ad ubbidire al duo Casaleggio/Grillo e questo spiega anche la contraddittorietà di un movimento che predica la democrazia diretta ed è incapace finanche di attuare modeste forme di democrazia nel proprio gruppo parlamentare. Insomma un partito liquido che lavora per temi, che ha bisogno di un predicatore, di un proprietario che ne certifichi il valore DOC (denominazione di origine - ma pur sempre - controllata), come direbbe Sartori, come si fa per alcuni vini, ma privi di una solida consistenza maturata nelle sofferenze e nelle gioie che la storia puo’ dare.

Un gruppo i cui membri nemmeno si conoscono, con orientamenti culturali vaghi ed eterogenei, cittadini qualunque che fanno una politica qualunque o forse qualunquista. Un gruppo nato per protestare per fare, come dice Giuliano Ferrara, ammuina (fare chiasso in napoletano n.d.r.) ed invece troppo forte per potersi limitare a testimoniare la sua presenza e la sua protesta.

Anche se si puo’ comprendere la loro angoscia da debuttanti è evidente che la vera occasione per cambiare il paese l’hanno avuta loro, ma Grillo ha detto no, e loro non sembrano capaci di ribellarsi al padrone che come Casaleggio, in tono autoreferenziale minaccia di abbandonarli se trasgrediscono. Si potrebbe parlare di regressione infantile della politica.

Viene cosi sacrificato il principio che ognuno vale uno, ma ad onor del vero, era prevedibile. Questo gruppo è politicamente inconsistente ed avrebbe finito per accogliere passivamente gli otto, utili, punti di Bersani, finendo fagocitato dalla maggiore presenza e preparazione poltica del centrosinistra. I grillini anche loro, come gli altri, antepongono l’interesse del partito a quelli del paese.

Molti erroneamente dicono che Grillo non ha capito che ormai fa parte del sistema e che nel parlamento bisogna mediare, discutere e realizzare cose. Questo è vero in un sistema sano politicamente, ma in un sistema sano si farebbe anche il governissimo. La realtà è che il nostro è un sistema, l’abbiamo detto, bizzarro, surreale, e Grillo si è integrato perfettamente in questo sistema che banalmente potremmo dire politichese, fatto di chiacchiere ed annunci, parole ad effetto ed insulti, insomma da bravo uomo dello spettacolo è il vero, ma meno efficacie, erede della politica spettacolo di Berlusconi.

A questo punto si puo’ facilmente prevedere che le prossime elezioni, specie se continuerà l’egoismo miope della nomenclatura del PD nel centrosinistra, daranno la quarta vittoria dell’immortale Berlusconi. L’uomo che questa volta sarà resuscitato da Grillo e i suoi e almeno per una volta non sarà grazie solo al centrosinistra. Se viceversa ci sarà Renzi beh, allora, come dimostrano i sondaggi, sarà tutta un’altra partita e probabilmente potremo, finalmente archiviare il populismo e tornare ad una nuova e buona politica.

Già e il PDL? Il PDL secondo tutti i sondaggi è in crescita grazie all’immobile incapacità dei grillini e il ritardo nel voltare pagina del PD.

L’errore del PDL.

Va dato atto a Berlusconi di aver rilanciato un partito che alcuni mesi fa era morto. Certo restiamo orfani di una destra moderna e liberale, con l’anomalia costante di un partito proprietario con i pochi dissidenti rinchiusi nel recinto di “Fratelli d’Italia” e i futuristi che sembravano la grande speranza di una destra europea, scomparsi nell’inutile tentativo montiano, coraggioso tentativo, quanto inutile alla rese dei conti.

L’anomalia berlusconiana riporterà l’italia sul conflitto istituzionale tra magistratura e politica, un corto circuito che ha fatto perdere anni preziosi all’Italia, una delle cause del suo attuale disastro.

Tuttavia, come già visto nel recente passato, Berlusconi fa le fortune dei populisti, forte di un suo popolo che lo segue, confermandoci nell’idea che in Italia resta forte l’attrazione verso l’uomo carismatico e di successo. Ma proprio Berlusconi con il suo stravolgimento di ogni regola democratica, con la sua visione proprietaria del partito, emulata oggi da Grillo, ne costituisce il limite. Se i giovani del PDL non capiscono che bisogna emanciparsi dal padre-padrone, il PDL finirà con la naturale o giudiziaria fine del suo creatore. Ed allora, si creerà una nuova anomalia, ovvero l’assenza di una forza che possa bilanciare, come è naturale in qualunque democrazia, le forze progressiste e riformiste.

Insomma, mancherebbe una forza sanamente liberale o anche conservatrice, magari europeista per non precipitare in anacronismi come l’abbandono del disegno Europeo.

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Che fare.

Il parlamento più giovane e con più donne della storia della repubblica italiana, dovrebbe avere un sussulto rivoluzionario, proporre una rivoluzione, che metta fine all’attuale gerontocrazia politica e come un vento, sacrificando i padri, dovrebbe prendere nelle sue mani il destino del paese, iniziando a ricostruirlo dalle macerie e dall’abbandono del ventennio della seconda repubblica. Ci vuole coraggio, anche nel nome dei tanti morti di questa guerra come quelli di Civitanove Marche che potremmo considerare i martiri di questo potere da sovvertire democraticamente per arrivare ad una nuova rinascita del paese.

Occorre che tra queste donne e questi giovani si cerchi quella solidarietà naturale e necessaria come è sempre nei tempi di guerra; come era quella tra i cattolici e i comunisti con la resistenza all’allora tirannide fascista e subito dopo quando si costrui la Costituzione e si avvio’ la ripresa del paese. In tanto dolore, potrebbero nascere idee nuove su cui magari dopo ci si potrà anche separare.

Certo da Berlusconi, Grillo+Casaleggio, Bersani, ma dallo stesso Monti, non aspettatevi nulla. Siate voi, che siete in tanti, anche se con inesperienza, ad aiutare l’Italia a cambiare pagina.

(nella quarta immagine dall’alto: Laura Boldrini Presidente della Camera dei deputati).

Nicola Guarino


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