Altritaliani

Blocco istituzionale. La crisi che paghiamo e pagheremo.

venerdì 8 marzo 2013 di Alberto Toscano

Anche in altri paesi ci sono stati voti di protesta. Qui, in Italia, la sfiducia nelle istituzioni e specialmente nella politica ed un’infame legge elettorale rendono tutto più difficile. Altrove la protesta si puo’ gestire e ridimensionare meglio. La razionalità del “sistema” finisce per prevalere.

Chissà che fine faranno i due cagnolini adottati di fronte alle telecamere, uno da Berlusconi e l’altro da Monti. Forse saranno loro i soli beneficiari di questa sgangherata campagna elettorale. All’estero noi italiani siamo oggetto di curiosità. Ma é possibile che riusciamo sempre a farci del male da soli ? Ci diamo una legge elettorale che sembra fatta apposta per paralizzare le istituzioni (viene il dubbio che questo fosse davvero lo scopo di coloro che l’hanno concepita tra la fine del 2005 e l’inizio del 2006).

Poi diciamo in continuazione che bisogna assolutamente cambiarla e alla fine ce la teniamo così com’è, col risultato d’avere le istituzioni sull’orlo di una crisi di nervi. Crisi istituzionale, politica, economica, morale, finanziaria, europea e chi più ne ha più ne metta. Raramente la parola crisi è stata di moda come oggi. In greco « crisi » viene dal verbo scegliere.

Significa al tempo stesso scelta e rottura. Nei momenti di crisi autentica e per certi aspetti drammatica, come quello attuale, è indispensabile compiere scelte di fondo. Scelte capaci di provocare una svolta, dunque una rottura col passato. Le elezioni dovevano servire a questo : a indicare la natura di quelle scelte e a designare una maggioranza politica capace di compierle.

Risultato : oggi la crisi politica rischia di impedirci di affrontare con la dovuta incisività la crisi economica. La nostra democrazia ci permette di esprimerci, di insultarci, di adularci l’un l’altro, di urlare nelle piazze e di esibirci di fronte alle telecamere.

Peccato vada in difficoltà quando si tratta di esprimere un governo. Invece che da una campagna elettorale, mi sembra di uscire da un reality show. Tanto spettacolo e pochi contenuti. Mille « bla bla », mille liti inutili, mille sciocchezze in mezzo a qualche verità evidente. Soprattutto la verità dei sacrifici, che noi italiani abbiamo trangugiato per non finire come i greci.

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Abbiamo pagato l’Imu, abbiamo rinunciato all’aumento delle pensioni, abbiamo accettato tutto o quasi ci é stato chiesto. La Fornero piangeva, ma i ceffoni ce li prendevamo noi. La campagna elettorale è impazzita quando al conto dei sacrifici s’è aggiunto quello della corruzione. Ma come ? Noi paghiamo, la Fornero piange e ci sono pure quelli che continuano a ridere e a rubare ? E per di più siamo stati noi a eleggerli in altre precedenti consultazioni popolari.

Non c’è bisogno di scomodare i grandi filosofi per capire che questa è la chiave del voto di protesta, andato soprattutto a Grillo. L’Italia non ha il monopolio del voto di protesta. In altre democrazie è capitato che raggiungesse livelli uguali e persino superiori.

Ma le altre democrazie hanno istituzioni e sistemi elettorali in grado di gestire e ridimensionare gli tsunami della protesta che si accumula nelle urne. Noi rischiamo di non riuscire né a gestirla, né a capirla né tantomeno a ridimensionarla. Noi nei momenti difficili tiriamo sempre fuori l’arma dei governi tecnici. Governi che alla fine danno pure buoni risultati. A condizione che il tecnocrate di turno non si Monti la testa, rischiando di vanificare buona parte dei risultati suoi e dei sacrifici nostri.

Alberto Toscano

Alberto TOSCANO è giornalista e scrittore italiano a Parigi dal 1986, collaboratore di diversi media italiani e francesi. Ex presidente della Associazione della Stampa estera in Francia, è attualmente presidente del Club della stampa europea di Parigi.


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