Altritaliani
La ricognizione critica dell’opera dello scrittore cilentano.

I picari di Maffeo nella lettura di Raffaele Bussi

mercoledì 18 settembre 2013 di Luisa Martiniello

Il saggista Raffaele Bussi in “I picari di Maffeo” ci offre una monografia sull’opera letteraria di Pasquale Maffeo*, uno scrittore cilentano del Novecento non abbastanza noto, perché purtroppo vittima della “logica di mercato”. Da scoprire per chi, come l’autore di questo libro, è alla ricerca di una voce che abbia saputo alzarsi sulle altre. A questa opera del nostro collaboratore Raffaele Bussi è stato assegnato il Premio Capri - S.Michele 2013, XXX Edizione, nella sezione "Critica letteraria". La Cerimonia di assegnazione dei premi si è svolta ad Anacapri sabato 28 settembre.

JPEG - 8.7 Kb
A Raffaele Bussi il premio “Capri - San Michele” per la critica letteraria

Recensione dei "Picari di Maffeo"

L’editore Nicola Longobardi manda in vetrina “I picari di Maffeo” del saggista Raffaele Bussi. Attraverso la lettura dell’opera dello scrittore cilentano, Bussi ripercorre gli ultimi anni Novanta alla ricerca di una voce che abbia saputo alzarsi sulle altre, trovandosi ad asserire che è stato un brutto periodo per la letteratura per l’incapacità di attraversamento della realtà, di una esaltante indignazione che testimoniasse il presente, per la mancanza di passione di tipo etico ed esistenziale o forse per il numero di titoli, più di quarantamila, il che ci porta a considerare che piace più essere scrittori che lettori.

Dopo le straordinarie innovazioni formali di un Proust, di un Joyce o Musil come afferma Eraldo Affinati ci siamo ritrovati nel secondo dopoguerra di fronte ad una grandiosa risacca romanzesca che ha riproposto come scatole vuote forme e modelli letterari privi di spinta originaria...sembrano vecchi suonatori di corno impegnati a diffondere raffinate armonie. Per Affinati non c’è crisi, anzi nel settore romanzo c’è molta vitalità. Il problema è che lo scrittore non è più il custode esclusivo...la società mediatica porta i giovani soprattutto a considerare solo ciò che riceve luce dai riflettori del mercato. Al riguardo Bussi cita l’opinione di Alfredo Salsano: un mercato editoriale drogato, caratterizzato dalla quantità piuttosto che dalla qualità. Giudizio ancora più tagliente è quello riportato di Pascale Casanova la quale affronta il legame tra letteratura e politica, un mondo feroce, intriso di spietatezza, ingaggi ed anche di penne vendute, in cui l’economia letteraria è il riflesso di un’economia economica, legata al triangolo ristretto New York, Londra, Parigi, un pianeta dove autori, editori e traduttori combattono per accedere, con scopi ed itinerari diversi, ai valori letterari.

In ambito poetico Bussi ricorda che Berardinelli salva Caproni, Raboni, Sanguineti, Pagliarani, giacchè tanti sono i nomi e risulta difficile orientarsi, mentre Ferroni salva Tabucchi, Consolo, Testori, Cerami. Infine Bussi non può fare a meno di segnalare Vigini che sollecita una riflessione sui bestseller come fenomeno culturale ed etico. Il lettore si fa l’idea che il mercato guarda al nome, a quanto quel personaggio possa far guadagnare, che manchino editori che seguino la lezione di Giulio Einaudi, che costruì una cultura integrata, dove i libri erano pensati uno per uno da un gruppo di persone. Di solito rivolgo l’invito a chi mi ascolta a non lasciarsi influenzare dalle recensioni di poche righe con la doppia o tripla A, ma a considerare scrittore chi sa farsi interprete del mondo in cui vive e sa offrirne messaggi propositivi, chi sa indignarsi come Maffeo, calarsi nel reale e con fare penetrante suscitare nel lettore innumerevoli interrogativi, spazi di riflessione che investono l’altro ed il sé.

Per questo ho letto con interesse crescente l’ampio saggio di Bussi “I picari di Maffeo”. I picari, colti tra sotterfugi, miserie, pettegolezzi, superstizioni sono il mondo variegato che lasciamo scorrerci accanto e per il quale proviamo un pizzico di compassione o abbozziamo un amaro sorriso. Sono simbolo dei drammi di chi sopporta con cristiana rassegnazione. La sofferenza non scivola addosso come acqua sulla pietra lavica. Ogni sofferenza è prova da superare, ma la pietra è viva anch’essa e nel comune dolore ci si fortifica, nasce la solidarietà. L’opera narrativa di Maffeo, percorsa con partecipata condivisione di veduta da Bussi, rispecchia la società in cui l’autore vive, interpretando fattori politici, sociali, tutto alla luce di una intensa tensione morale. Le pagine vanno oltre la crisi coscienziale. Non tutto è buio, c’è in fondo la luce del messaggio evangelico che indica la strada da ritrovare sulla scia di un linguaggio connotato da particolare sonorità poetica, musicalità tonale. Maffeo ha qualcosa da dire (Fitzgerald), direi molto da dire, sa insaporire e rendere visiva la vitalità di una città come Napoli, disperatamente speranzosa attraverso i suoi picari. Maffeo non è il sapiente che rinuncia al ruolo e abbandona il campo, ma chi spinge a prendere coscienza del disordine, delle dissipazioni, degli illeciti per far nascere il bene là dove l’imperativo categorico è prevalere, sconfiggere, spingere al margine chi crede ormai che la sola certezza sia che il domani sarà uguale all’oggi.

Attualissima la spaccatura tra fortunati e sottoclasse invisibile che deve badare a se stessa, che possiede la sola arma della volontà contro la sorte. Il realismo psicologico in Maffeo fa emergere l’altra faccia della luna, ma gli afflitti hanno dignità da vendere, dovunque si trovino e vengano colti. Pietas ed humor lievitano una percezione-evocazione che si tinge di modi di dire e metafore icastiche, patrimonio del linguaggio quotidiano poeticizzato.

Maffeo fa sua la concezione crociana, precisa Bussi, ovvero che si può fare storia narrando e narrare facendo storia e credo che la biografia su La Pira testimoni la sua cristiana attuazione dell’essere. La lezione? Parole dell’anima ad altre anime, bisogno di comunicare la verità.

JPEG - 33.5 Kb
Pasquale Maffeo

Bisognerebbe invitare i nostri politici a meditare sul commento all’enciclica giovannea Mater et Magistra, riguardo al sistema economico, lasciato al gioco del mercato perchè si ritorni al suo fine autentico: dare lavoro ad ogni uomo, casa scuola ed assistenza ad ogni uomo per attuare quel Vangelo mandato da molti a farsi benedire: Mi desti da mangiare, da lavorare, da abitare... Maffeo, come Bussi ha ben sottolineato, ci offre prospettive cui affacciarci, angolature da cui osservare, perchè spinge come pochi scrittori a pensare e realizzare un universo civile coeso in profondità e fondato sui valori, dove il rapido passaggio terreno non sia occasione per prendere e dissipare. L’opera di Maffeo testimonia, all’interno di una crisi di miseria e dissipazione letteraria, l’esatto contrario: essa è innervata d’amore per i valori fondanti e universali che reggono in ogni direzione il divenire storico.

Non posso che concordare con Bussi quando definisce Maffeo scrittore completo, narratore del suo tempo per l’attualità delle tematiche proposte e per la capacità di legare la propria memoria a quella degli altri [...], scrittore universale per la capacità che ha di rendere visibile il mondo narrato [...], testimone di vicende e drammi che assurgono a prerogativa umana [...], in lui il racconto è romanzo senza cessare di essere saggio ed il saggio è racconto senza cessare di essere romanzo: prova di impegno morale e letterario che non tollera defezioni [...]. La sua scrittura è atto di solidarietà storica.

Luisa Martiniello
Critico letterario, scrittrice e saggista

*Pasquale Maffeo, critico letterario, traduttore, poeta, narratore e drammaturgo, ha pubblicato venticinque libri. La sua produzione in versi è reperibile in sei raccolte e da pochi mesi ha pubblicato Nostra sposa di vita, opera omnia di Maffeo. In prosa ha prodotto i volumi di racconti Dentro il meriggio (1975), Lunario dei lazzari (1983) e La luna nel paniere (2003); i romanzi L’angelo bizantino (1978, candidato al Premio Strega), Prete Salvatico (1989, Premio Camposampiero), Nipoti di Pulcinella (1998) e Il Mercuriale (2005); le biografie di Salvator Rosa, Giorgio La Pira e Federico Tozzi; saggi sui nostri scrittori del Novecento. In particolare si ricorda il volume Poeti cristiani del Novecento, ricognizione e testi (2006). Ha tradotto e commentato opere di alcuni autori inglesi del Sette e dell’Ottocento (W. Collins, W. Blake, J. Keats, Ch. Dickens e Ch. Rossetti). Alcuni dei suoi dieci lavori teatrali - quattro se ne possono leggere in Voci dalle maree (2000) - sono stati rappresentati o radiotrasmessi in Italia e in Svizzera. Vincitore della prima edizione del Premio letterario "Racconti del Serra", è ora presidente della Giuria italiana dello stesso. È anche giornalista e critico letterario e d’arte.


Home | Contatti | Mappa del sito | | Statistiche del sito | Visitatori : 363 / 3869702

Monitorare l’attività del sito it  Monitorare l’attività del sito culture et CULTURE  Monitorare l’attività del sito Letteratura - lingua - libri   ?

Sito realizzato con SPIP 3.0.21 + AHUNTSIC

-->