Altritaliani

In nome del popolo che resiste e vuole sperare

sabato 16 febbraio 2013 di Chiara Colasanti

“Resistete, che era tutto più bello prima! Resistete a una vita bassa… e non al tempo che passa!”
Il momento topico si sta avvicinando. Mesi di campagna elettorale (che hanno definitivamente distrutto qualsiasi nostra speranza di cambiamento) sono arrivati alla loro degna conclusione: le elezioni, che non si sa quanto dureranno. Ora, non so esattamente come andranno le cose e come si orienteranno gli elettori, ma le cosiddette “basi” non ci sono, e, se ci sono, si sfaldano facilmente, troppo facilmente.

Candidati che si presentano come le migliori persone del mondo, come coloro che, attraverso il loro smisurato impegno e amore per il popolo italiano, salveranno il nostro beneamato Paese dalla rovina.
Noi siamo già nel bel mezzo della catastrofe: stiamo cercando di rimettere in piedi le macerie, possibile che non ve ne siate accorti?
Non vi siete accorti che è proprio grazie a gente senza scrupoli come voi che il nostro amatissimo stivale versa nella situazione attuale?
No, certo che no.

I vostri conti in banca sono floridi, nessuno vi sbatte le porte in faccia quando chiedete aiuto (anche se ve le meritereste con tutti i cardini, le porte in faccia!), le vostre case risplendono e sono decorate con gusto e dai migliori designer e i vostri figli frequentano le migliori scuole italiane e/o all’estero.
E non mi sono messa a parlare di finti titoli di studio, di case regalate, tasse non pagate o parenti inseriti alla bell’e meglio in posizioni di un certo livello per continuare a fregare quel popolo che tanto dite di avere a cuore. Ma non vi vergognate?
La risposta purtroppo è no.
Ma se non si vergognano loro, perlomeno che ci vergognassimo noi, di averli mandati al potere!
E invece no. Continuiamo a riderci su anche quando invece bisognerebbe piangerci forte.

Flavio Insinna ha davvero ragione quando dice che non è davvero il momento di ridere e che i comici e chi fa satira dovrebbe smetterla di fare battute e cominciare a far ragionare, come lui ha fatto qualche sera fa su Rai Uno, durante “Ce la faranno i nostri eroi”.

Invece continuiamo a essere sballottati da una facile promessa ad un’altra, continuiamo a ripetere che andiamo a votare per votare “Homer Simpson” o “La fata Smemorina” (che almeno lei le promesse si scorda anche di farle, oltre che di mantenerle!) o che non andremo proprio a votare per nulla.
In giro su Facebook ho letto “Forse alcuni di voi non hanno capito che l’astensionismo non è un partito”. Caterina ha ragione. Così come hanno ragione migliaia di altre persone che stanno cercando di dare un senso a quella crocetta che si metterà sul foglio una volta alle urne.

Il problema è che non riusciamo più ad avere fiducia (non ci riesco io che ho “solo” quasi 23 anni, figuriamoci chi ha visto succedere di tutto negli anni passati!) in nessuno dei bei facciotti che ci sorridono fiduciosi dai cartelloni elettorali. Sappiamo che dietro a quel sorriso ci sono giri sporchi e magari, quando probabilmente ci sono delle opportunità valide di cambiamento, “facciamo di tutta l’erba un fascio”, perché ormai abituati al peggio. La situazione è davvero triste e non si riesce a capire se, quando, e soprattutto come, si riuscirà ad uscirne.

Rimane il fatto che l’esperienza del Belgio dove, per due anni, non si è avuto un governo e non si è pagato nessuno dei suoi politici rimane per me sempre più un’utopia e un vero e proprio modello a cui ispirarsi e da cui prendere esempio. Possibile che noi non ne siamo davvero capaci?
La paura più grande è lo spettro della crisi della Grecia, sempre più vicina e sempre più simile… e ogni pubblicità di “Compro oro” o di “pagamenti in comode rate” (anche per comprare le cose più “stupide”) lo rende sempre meno etereo e sempre più reale.
Certo, la speranza è l’ultima a morire, ma come si suol dire, di buone intenzioni è lastricata la strada dell’Inferno… e non so come sarà quello “di là”, ma questo qui è ben pavimentato e non si nota nemmeno una buca, dannazione.

Non per questo dobbiamo mollare: bisogna pensare a scalfire questa triste perfezione e non mi resta che aggiungere “resistete, che i tempi stanno cambiando”!

“Credo in quello che siete: resistete, resistete!”

Chiara Colasanti

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