Altritaliani
DOSSIER ASSOCIAZIONI ITALIANE.

L’integrazione e la solidarietà nella Locanda dei Girasoli a Roma

lunedì 18 febbraio 2013 di Marina Mancini

Gli altritaliani sono fra noi. Sono nelle associazioni che combattono spesso “silenziati” per città più solidali. Come nella Locanda dei Girasoli, un ristorante-pizzeria di Roma, gestita e portata avanti da ragazzi con la sindrome di Down, che ci aiutano ad essere “diversi”, ad essere parte di un mondo che non è né nella politica screditata, né nei populismi gridati e sgraziati di questi tempi. Non lasciamo che questa Locanda chiuda!

Leggo distratta, butto un occhio qua e là sulle homepage dei vari quotidiani, immersa nella tranquillità della mia casetta, quando sulla prima pagina di Repubblica l’attenzione è rapita da una intervista fatta agli operatori e ad alcuni ragazzi della Locanda dei Girasoli….gira e rigira il nome, mi ispira, pesco dal cilindro della memoria immagini di una serata.

Chiamo lei, l’insostituibile, la mia amica dell’università, la compagna dei mille chilometri su e giù per il viale Aventino tra il roseto comunale e il giardino degli aranci … “ Pronto, ciao Ale, la Locanda dei Girasoli?.....” “….mmmmm ….bona la pizza lì!!”.. Eccolo il ricordo!!! E’ lei, la locanda, la protagonista di quella serata di tanti anni fa (ma mica tantissimi).

La conferma è arrivata! Rispetto a questi argomenti così profondamente seri e (un tantino) mangerecci io e la Ale siamo ottime alleate, ci si capisce al volo. Le spiego che quel posto delizioso è in pericolo chiusura e tra un perché e un ma come (?), conveniamo che è assolutamente necessario andare a vedere più chiaro nell’oscura faccenda.
Avverto del blitz il mio rosso e sempre presente cugino delle mille miglia attraversate, tra una maratona e l’altra e la sua dolcissima moglie americana e l’appuntamento è deciso e concordato, lui si occuperà delle foto. Trascino anche il mio amico capellone che tanto fa per gli altri e tanto poco si riconosce e il gruppo è formato. Si va a mangiare per amore di cronaca e a scandalizzarsi per dovere di identità civile.

Perché la locanda in realtà è una splendida iniziativa nata tanti anni fa per dare lavoro, forma e coraggio al desiderio di alcuni ragazzi con la sindrome di down.
E nella locanda si scopre il senso e lo spessore di questa voglia di esserci, di dare e di fare bene, dei ragazzi che lavorano, degli operatori e dei sognatori che hanno determinato l’espressione e l’esistenza di questo posto profumato e vitale.

Continuo nella ricerca e trovo un’intervista del 7 Febbraio 2013 di Marco Guercini per Romatoday rilasciata dal direttore del locale Antonio Lanzilei, che ripercorre la storia e le ragioni della nascita di questa esperienza che si appoggia sulla solidarietà del quartiere, il Quadraro, alla periferia di Roma su un angolo di Tuscolana e sul buon appetito dei clienti.

Nel 2000, si racconta nell’intervista, delle famiglie con ragazzi con la sindrome di Down che si sono inventati questa possibilità per far crescere i loro figli con la certezza di un posto nel mondo, in un paese bizzarro che paga di tasca nostra aerei meravigliosamente accessoriati di radar, bombe, bombette e tutto il necessario per farci cosa (?), con il solo, piccolo, difetto dell’allergia all’acqua, non sia mai che si bagnino!! E dimentica, strano, di restituire e occuparsi della gente. Bontà loro!
Però il posto nel mondo e un integrazione possibile per questi ragazzi, e non parliamo di laboratori di cartapesta e centri diurni nei pomeriggi di pioggia, glielo realizzano i genitori che costituiscono una cooperativa, rilevano il locale, assumono come soci alcuni o fanno contratti serissimi ad altri.

Lavoro, associazionismo, definizione di un ruolo con un impegno reale che precisa la consapevolezza di essere partecipe e contribuire con la propria fatica.
Questo regalano i genitori, l’impegno del quartiere e delle cooperative che si sono succedute nel tempo: lavoro. E dietro questa parola si nascondono tante altre: identità, capacità, possibilità restituite e tutte raccontano di un’attenzione carica d’affetto che esalta e dice :” tu ci sei, ti vedi? Nonostante tutto, nonostante la nera sfortuna e puoi fare e ce la fai, vedi che hai successo?”

E il fare e l’esserci, lo ricordo, era nell’espressione di gioia e di orgoglio di questi ragazzi che venivano al tavolo e portavano, con i loro passi lenti, felpati, attenti, le bibite, le cose da mangiare. La simpatia di uno di questi camerieri che ci parlava, raccontava e poi dichiarava serio, composto e dignitoso :”Io lavoro qui!” .
E questo “qui” colorato tra sedie e tavoli rischia di chiudere. Perché la crisi è un veleno che si espande e non fa sconti, mentre le istituzioni politiche dormicchiano e non aiutano, non intervengono e non mettono mano. Quanti “non” bussano a queste porte che poi chiudono sotto l’insegna del “basta!! Così non si può più andare avanti!”.

Ma eccoci nella locanda, il piccolo gruppo formatosi si è mosso e si è spostato in via dei Sulpici, 117 nel grigio quartiere romano, l’insegna verde ci segnala il posto.
Entriamo e siamo sopraffatti dal colore e dal calore del locale, ancora infreddoliti dal clima di fuori.
I ragazzi sono indaffarata nel classico andirivieni del prima serata delle pizzerie, di diverso c’è una telecamera che intervista uno dei responsabili e poi passa sui volti dei camerieri, a loro modo sono diventati una celebrità, le foto alle pareti, con attori e cantanti che hanno lasciato traccia del loro passaggio alla locanda, lo confermano.

Siamo pronti a gustarci la serata, ad assaporare cibo e buona compagnia, tra le risate e le sfumature di realtà che attraversano questo luogo di buona cucina e di gentile e cortese attenzione, con un pensiero diverso però.
Perché lo sai, o mi piace pensarlo, che in ogni pezzetto di buonissima pizza assaggiata c’è un progetto di integrazione, un’idea geniale, un’invenzione di opportunità. Appena assaporata la prova che la vita è più forte della sventura, che l’amore, sempre, vince lo sconforto.

Una giovane coppia di ragazzi con la sindrome di down sono appena entrati e si siedono per festeggiare il loro San Valentino. Lui aiuta lei, premuroso e attento, a togliersi il cappotto.
Lo so, o mi piace pensarlo, che un centesimo del conto che paghiamo andrà a sostenere questo progetto di realizzazione di identità. Una briciola del nostro passaggio aiuterà la locanda a non chiudere e sosterrà il loro percorso per il lavoro. è Mettiamo un ipoteca autorevole sulla fantasia e certezza che si può essere e fare nonostante la cattiva sorte e la brutta indifferenza.

Continuiamo a parlare, ad ascoltare, a sorridere per tutta la serata mentre Francesca balla tra i tavoli all’inseguimento del palloncino rosso felice delle tre porzioni di patatine che i camerieri, a turno, le hanno regalato. Lei contraccambia con una letterina d’amore e dichiara solenne che è la pizzeria più buona del mondo.
Riprendiamo la strada, fuori la locanda il freddo è veramente pungente, ma mi sento bene, la pancia è piena, i pensieri sereni. Mi allontano dal caldo e dai fiori che offrono il loro sguardo al sole con la promessa di tornare e di contribuire anche io, come posso, con le mie briciole di interesse e partecipazione.

Marina Mancini

Nota: Ecco le coordinate della Locanda dei Girasoli - Ristorante Pizzeria: via dei Sulpici 117/h, 00174 Roma –(nell’antico quartiere del Quadraro). Aperto da martedì a domenica dalle 19.00 alle 23.00 – telefono +39 06 761 1094

Chi volesse aiutarli può prenotare una cena o contribuire direttamente con le offerte. Tutti i contatti e le coordinate bancarie sul sito della cooperativa: www.lalocandadeigirasoli.it


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