Altritaliani

Elezioni 2013: Tra Machiavelli e gli illusionisti.

sabato 16 febbraio 2013 di Nicola Guarino

Ultime battute elettorali. Un elettorato disorientato si prepara a scegliere. Tra una settimana conosceremo il destino della governabilità in Italia, sapremo se davvero il paese ha girato pagina scegliendo la ragione con le sue durezze o se ancora una volta ci aspetteranno altri anni di illegalità, populismo ed illusioni magari con Grillo che raccoglie il testimone di Berlusconi.

Personalmente resto dell’idea che se il popolo di centrosinistra avesse avuto più coraggio, dando alle primarie il successo al sindaco di Firenze Matteo Renzi, avremmo avuto tutta un’altra storia per queste elezioni politiche ormai imminenti. Anche se la politica non si fa con i “sé” e i “ma”, mi sembra di tutta evidenza che avremmo assistito a delle primarie della destra e alla definitiva uscita di scena di Berlusconi, difficilmente Monti si sarebbe candidato, il fumosissimo Grillo sarebbe stato oscurato dalla pragmaticità del neoleader del centrosinistra e lo scenario politico sarebbe stato del tutto diverso, nuovo e probabilmente più semplificato. Certamente il focus dell’attenzione mediatica si sarebbe concentrato più sulle proposte politiche che sul cabaret di battute e panzane inscenate dal “vecchio caimano”.

La storia della sinistra, dimostra come anche i passaggi politici che sembrano più ovvi e scontati, debbano essere complicati; e cosi eccoci qui ancora nella insicurezza sul se dopo le elezioni potremo avere, la sospirata e necessaria governabilità.

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In realtà, in una campagna elettorale “strana” come questa, che dal ’94 per la prima volta vede soggetti politici nuovi e più candidati premier, l’unico deja vu sono la tattica belusconiana del “parlate di me, sempre e comunque” che impegna in inutili esercizi dialettici sulle consuete promesse del cavaliere; Le ultime delle quali sono la restituzione dell’IMU e il “condono tombale”. Io sono convinto che ove, malauguratamente, la maggioranza degli italiani dimostrasse la sua totale irrazionalità, la cosa non sarebbe storicamente una sorpresa, Mussolini vinse l’elezioni prima di abolirle del tutto, portando alla vittoria il cavaliere, possiamo pur essere certi che l’IMU sarebbe abolita e i soldi magari veramente restituiti agli italiani.

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disegno di Emanuela de Siati

Ebbene la solo ipotesi ha messo talmente i brividi ai mercati finanziari che lo spread è immediatamente risalito. Questo per dire quanto il voto di fine mese sia importante, per l’Europa ed il nostro futuro. Cosa confermata, meglio di quanto io potessi, anche dal politologo Marc Lazar nella recente intervista concessami. Peraltro, da parte dei populisti si continua a sentire promesse che suonano canzonatorie per i cittadini che possono plaudirle, solo per disperazione ed inconsapevolezza.

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Torniamo all’IMU. La pretesa del cavaliere è di abolirla in forza di un accordo con la Svizzera per ricavare dai capitali “scudati” ed evasi tali somme da poter coprire il gettito dell’imposta con la restituzione immediata delle somme ai contribuenti (si parla di Marzo) in contanti o bonifici,

La realtà è che non c’è alcun accordo con la Svizzera e seppure si cercasse di formalizzarlo, come per tempo hanno fatto altri paesi, evidentemente, non potendo le banche elvetiche impedire i movimenti della valuta, gli evasori italiani avrebbero tutto il tempo di dirottare i propri capitali verso altri paradisi fiscali ben più insensibili di quello degli amici di oltralpe.

A questa anche ovvia obiezione, il vecchio cavaliere ha reagito con un’affermazione che più che il “preannunciato” shock appare sciocca. Sostenendo che esiste un piano B per recuperare i quattro miliardi e passa da restituire a chi è stato “vittima” dell’IMU. Si tratterebbe di prendere in prestito la cifra dalla Cassa depositi e prestiti.

Forse ad alcuni cittadini sfugge che in questa cassa ci sono i risparmi degli italiani, per cui Monti, con la sua consueta elegante arguzia, ha fatto notare che è come se si prendessero soldi dagli italiani per pagare un credito degli stessi italiani. Con un nome non ancora abolito in questi venti anni di berlusconismo, potremmo definire questa operazione una “truffa”. Che, oltretutto, aggiungerebbe al danno, la beffa di un ulteriore buco di bilancio che ovviamente dovrebbero pagare, con nuove tasse, gli italiani. Insomma alla fine gli italiani per riottenere l’IMU dovrebbero pagare tre volte quanto già pagato.

Non è un caso che il competente Giannino*, che guida la coraggiosa lista di “Fare per fermare il declino”, nell’ascoltare la proposta berlusconiana è sbottato in una risata fragorosa e lo stesso Maroni (alleato del cavaliere) non ha potuto nascondere il suo imbarazzo per una proposta cosi indecente. Non potendo, tuttavia, tacere la sua contrarietà a condoni “tombali” prospettati dal PDL che suonano come l’ennesimo ricorso all’illegalità per cercare di vincere, agendo sui peggiori sentimenti di una parte dei nostri concittadini. Maroni è stato pur sempre un ministro degli interni vicino ai temi della legalità.

Sarebbe molto più semplice dire che in tutta Europa e nel resto del mondo civile, si pagano imposte sulle proprietà immobiliari e non si capisce perché l’Italia dovrebbe fare eccezione. Si puo’ semmai, discutere di modulare l’IMU, di ridurla per le proprietà meno importanti, ma dire abolire e restituire è una dissennatezza populista che regge come al solito sul nulla.

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Evidentemente, al cospetto della fine, il cavaliere alza la posta, arrivando a sostenere, a proposito dello scandalo Finmeccanica, che va bene pagare le tangenti se occorrono per fare affari, continuando poi a credere, non senza qualche fondamento che gli italiani sono degli eterni adolescenti, ingenui e un po’ irresponsabili.

Peraltro, ancora una volta la destra parla di giustizia ad orologeria, attaccando i magistrati, come se il problema fosse la tempistica della magistratura e non piuttosto la vergognosa sequela di scandali in cui una parte della politica e anche delle dirigenze pubbliche e private hanno trascinato il paese e non da ora.

Puo’ darsi che gli italiani siano ingenui, ma è anche vero che gli italiani, dopo venti anni di paralisi economica e poi di recessione e declino, hanno visto ridursi drasticamente i propri risparmi e le proprie capacità di acquisto. Vedono i propri figli privati di futuro, il paese diventare sempre più debole e fatiscente e davvero diventa difficile, finanche per un bamibino, credere che la responsabilità sia dovuta all’unico anno di governo Monti.

Tuttavia il populismo di Grillo dimostra che una grossa parte degli italiani (stando ai sondaggi) è pronta a nuove illusioni. Ma va detto che non sempre gli eletti M5S sono come il proprietario del movimento, e non saranno impossibili nuove epurazioni di eletti disposte dal tandem Casaleggio/Grillo. I loro candidati (che ignoriamo come siano, dato che parla solo il boss) potrebbero essere più assennati e competenti del loro dominus, cosa non impossibile e quindi potrebbero, per il bene del paese, partecipare ad un eventuale governo futuro. Un po’ come avviene oggi in Sicilia, staccandosi dal comico e dal suo mentore Casaleggio (personaggio francamente oscuro, ho sentito delle sue proposte in economia che definire sconcertanti è un eufemismo).

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Ma se il comico sembra continuare la sua travolgente avanzata nei sondaggi lo si deve molto a decenni di malapolitica. Al berlusconismo ma anche ad una sinistra che solo di recente sembra aver ripreso contatto con i cittadini grazie alle primarie e all’arrivo di Renzi, ma continua ad avere un rinnovamento lento. Non basta l’uscita di scena del generoso Veltroni e dell’ostico D’Alema, di Livia Turco, molto si deve fare, in sede locale, presso quelli che ai tempi del PCI erano detti i quadri intermedi, specie al sud, ma non solo.

Grillo (come Berlusconi) è il sintomo della crisi di credibilità della politica, è la prova che molto deve farsi per la riforma dell’intero sistema e il PD è solo all’inizio di questo percorso, rinnovo che per il centro o la destra (a seconda dei gusti) si chiama Monti, ma anche li siamo appena all’ouverture.

Perché non mi convincono le populistiche proposte dello showmen genovese? Semplice. Il suo cavallo di battaglia è dare una rendita di mille euro mensili ad ogni famiglia per tre anni. Uno sforzo iniziale stimato da diversi economisti in 35 miliardi di euro. A parte il fatto che esiste una consistente fascia di cittadini che evade le tasse, ed un numero cospicuo di potenziali contribuenti che non risultano nemmeno nell’erario e che quindi andrebbero annoverati tra i falsi poveri, immagino che saranno i primi ad avere questo generoso contributo.

Ma poi il discorso fatto per i quattro miliardi di Berlusconi è riproducibile ancora di più per il 35 di Grillo. Inoltre passati i tre anni cosa si fa? Piuttosto occorre aiutare le imprese favorendo politiche per le assunzioni di giovani, magari battendo la filosofia del precariato di cui, in un certo, senso la proposto Grilla n’è parte.

Il movimento sostiene di poter ricavare questa cifra dai tagli della politica (il pensiero torna con terrore alle competenze economiche di Casaleggio n.d.r.), ma, conti alla mano, il taglio della politica, che ha un valore etico indiscutibile (personalmente credo bisognerebbe abolire il finanziamento pubblico, come anche le provincie e dimezzare il parlamento ed abolire il carattere oneroso delle circoscrizioni che dovrebbero prevedere una partecipazione volontaria) non ha, tuttavia, un peso economico di grande impatto, limitandosi a poco più di un miliardo di euro. E gli altri 34 miliardi? La sensazione è che irresponsabilmente i populisti (di destra e sinistra, si legga, ad esempio, Ingroia) stanno avvelenando una campagna elettorale con promesse del tutto fuorvianti e demagogiche che accentuano il disorientamento nei cittadini e che fanno leva su delle condizioni umane ed economiche sempre più disperate, oggettivamente causate dalla crisi globale e soggettivamente da un ventennio di malapolitica italiana.

Un brutto gioco che va a ripetersi, sulle spalle di un paese che ha bisogno di serietà e non di “effetti speciali”, un gioco che dopo venti anni dovrebbe aver dimostrato tutta la sua vacuità.

L’IMU non si puo’ toccare perché come per tutti i paesi d’Europa ci sono tasse sugli immobili e l’abolizione all’epoca dell’ICI determino’ gravi dissesti all’economie degli enti locali con il deterioramento, se non la perdita, di pezzi di welfare. Ambire ad un contributo economico d’ingresso per i disoccuati in cerca di lavoro è una giusta aspirazione, ma si tratta di costruire delle premesse che ancora oggi non ci sono.

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Cosi come; invocare la patrimoniale, quando non si conoscono i grandi evasori, equivale a chiedere ai pochissimi grandi contribuenti ulteriori, gravosi quanto inutili (data l’esiguità del loro numero) oneri. La realtà è che il futuro governo deve mettere al centro della propria battaglia, con il lavoro, l’emersione dell’economia in nero e questo si fa, ad esempio, con la tracciabilità; imponendo anche per cifre basse l’uso delle carte di credito o degli assegni, lavorando per un adeguamento degli uffici di conservatoria immobiliare, lottando in un quadro europeo contro i paradisi fiscali, mettendo sanzioni dure e anche il carcere per i grandi evasori. Svolgendo un’opera moralizzatrice sulle spese pubbliche e magari tagliando dove possibile spese superflue. Infine, non sarebbe folle rinunciare ad acquisti bellici come altri paesi hanno fatto.

La stampa anche di sinistra, critica Bersani perché non propone anche lui un colpo ad effetto, cosi da riconquistare i favori mediatici dell’informazione. Mi dissocio da questo ormai vecchio modo di fare politica, fare annunci, irrealizzabili o peggio (come abbiamo detto) deleteri qualora fossero realizzabili, significa alimentare il populismo che è il vero male italiano.

Una forza seria che deve portare definitivamente fuori l’Italia dalla crisi, non puo’ inseguire la disinformazione e il populismo di un Grillo o peggio la malafede politica e il far leva sui peggiori sentimenti degli italiani, come nel consueto Berlusconi. Una forza politica seria e responsabile non fa populismo.

Voci di corridoio dicono che dopo l’elezioni la governabilità sarà estremamente difficile a quel punto il vero colpo ad effetto sarebbe giocare la carta Renzi. Bersani ha detto che dopo di lui toccherà al sindaco di Firenze continuare l’opera di rinnovamento negli uomini e nelle idee del PD e in generale della politica. Una specie d’investitura che conoscendo la serietà dell’attuale segretario, non potrà essere senza conseguenze. E’ evidente che l’arrivo del giovane fiorentino avrebbe un effetto domino su tutto il quadro politico.

Forse suonerà provocatorio ma credo che al di là dei rumori mediatici e degli spettacoli di piazza va riconosciuto che la vera novità rivoluzionaria di queste elezione è proprio la serietà di Bersani, il quale rinuncia ad inseguire sul terreno delle favole i suoi competitori, mantenendo la sua coerenza, sperando di essere seguito dal senso di responsabilità della maggioranza degli italiani.

In effetti, anche se alcune sue proposte possono sembrare sorprendenti come il recuperare fondi dai BTP per uno Stato responsabile che copra i suoi debiti con le imprese che sono all’asfissia, questa idea è comunque meno fantasiosa delle tante sentite in queste settimane.

Anche se lo strepito dei populismi tende a nascondere la realtà con scenari assolutamente irreali, resta la drammatica realtà italiana, che non permette, nell’immediato, scelte radicali e demagogiche. Le scelte radicali impongono forti risorse finanziarie e l’Italia pur essendo uscita, grazie a Monti, dallo stato di default, determinato dall’incapacità del governo Berlusconi/Tremonti, non puo’ permettersi di dissipare tutti i sacrifici fatti. Poche scelte sbagliate e ci ritroveremmo sull’orlo di quel famoso baratro che con estrema superficialità i media e quindi molti cittadini, sembrano aver dimenticato.

Dopo un anno di sobrietà, sembra di essere ricaduti di nuovo in quella volgare e triste TV urlata dell’ante Monti, si rivedono volti impresentabili, si avverte che la politica si riallontana dai cittadini, e non sfugge la furbata di Grillo che evita le interviste pur essendo onnipresente nelle televisioni. Ecco la verità è che gli italiani dovrebbero chiedere ( ma credo lo chiedano) come novità alla politica, la serietà perché il momento è veramente serio se non drammatico.

I cittadini chiedono di partecipare alla politica non ad un orwelliano “Grande fratello” dove bisogna battere le mani al primo “guitto” che dice sciocchezze. Gli italiani vogliono ascoltare e condividere scelte politiche che diano soluzioni al paese e al loro futuro, non “panzane”. Pinocchio non deve credere più ad un fantomatico paese di “Bengodi”. Non possiamo permettercelo.

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Alcuni esempi su quanto sia serio il momento: 124mila imprese hanno chiuso nel 2012, più del 50% delle donne sono disoccupate, più del 36% dei giovanni sotto i trenta anni è disoccupato. Esiste una drammatica evasione scolastica ed è recentissimo il fenomeno degli atenei privi di iscrizioni. L’emigrazione è aumentata e per la prima volta dagli anni ottanta; gli immigrati in Italia sono meno degli emigrati dall’Italia. 130 miliardi di evasione fiscale all’anno e 70 miliardi è il volume di affari di corruzione (Fonte Corte dei Conti). Un servizio sanitario totalmente da rifondare e infrastrutture obsolete, che impediscono qualsivoglia operazione di reinvestimento industriale o imprenditoriale.

Le imponenti risorse archeologiche, culturali ed ambientali italiane in totale abbandono e prive di qualsiasi politica di rilancio per non parlare della totale assenza di un piano industriale vedasi quanto accade alla Fiat oppure ell’ILVA di Taranto per non parlare di altre industrie strategiche che nel totale abbandono stanno per essere preda di nuovi soggetti economici emergenti come la Cina, l’India e finanche la Thailandia. Interi pezzi del comparto imprenditoriale italiano stanno per sparire dalla nostra economia, mentre noi assistiamo ai balletti sul palco di Grillo e alle sbruffonate di Berlusconi.

Pur avendo avuto alcune scivolate di stile, non puo’ negarsi la credibilità politica di Monti e tentomeno quella di Bersani. Il destino del paese corre su questo binomio e più gli italiani se ne faranno capaci di comprenderlo e più le possibilità del paese di uscire vittorioso dalla crisi saranno congrue. Più il voto si perderà in mille rivoli tra voti di protesta, voti di testimonianza ed altre belle quanto inutili e quindi dannose scelte e più si tornerà a scivolare verso la Grecia.

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E’ bene ricordare agli italiani che, appena un anno fa, si sorrideva con compiaciuto sufficenza dei greci che avevano votato, rendendo ancor più ingovernabile il loro paese. Allora si disse che i greci erano irresponsabili, che i guai se li cercavano, che uscita dall’Europa i scenari per loro sarebbero stati da guerra civile.

Ebbene, ora tocca a noi e guardando i sondaggi semprerebbe che sul terreno dell’irresponsabilità certamente non saremmo secondi ai nostri cugini ellenici. Gli ultimi sondaggi, se confermati, dimostrano la più che possibile ingovernabilità del paese. Berlusconi forse non vincerà, ma sostanzialmente il berlusconismo potrebbe essere salvato con tutta la sua coda velenosa che ammorba da venti anni il paese, impedendogli di essere “normale”, avremo l’incognita dei tanti “grillini’ di cui non sappiamo nulla e che sono stati di fatto (alla fine di primarie-farsa su internet) imposti da Grillo e Casaleggio in perfetta sintonia con il "porcellum".

Forse ci sarà Ingroia con qualche deputato testimoniando la sua presenza, regalando magari la Lombardia come la Sicilia e già il Veneto alla Lega e al Berlusca, con la conseguenza di una frattura ancora più grave tra nord e sud del paese. Almeno Giannino e il suo “Fare per fermare il declino” sono garanzia di competenza economica genuinamente liberale, ma anche la sua, nella migliore delle ipotesi potrebbe essere solo una testimonianza.

La realtà è che per salvare il maggioritario occorrerebbe l’avanzata decisa di Bersani e Monti, che peraltro è contrario al maggioritario che fu voluto dai cittadini con un referendum. Tutte le altre ipotesi faranno riaffiorare il proporzionale che fu della prima repubblica.

In questa difficile fase politica gli italiani hanno la responsabilità di scegliere se perpetrare l’irrazionalità di almeno gli ultimi venti anni o di accettare le non facili logiche della razionalità e della mediazione che dai tempi di Machiavelli s’impongono nella politica, specie nei momenti di emergenza grave.

(Nelle foto dall’alto in basso: Matteo Renzi e poi i principali leader di queste elezioni: Oscar Giannino - Fare per fermare il declino; Berlusconi, Beppe Grillo, Ingroia, Mario Monti e Bersani).

Nicola Guarino

* Intanto Oscar Giannino, che ha millantato un master ed una laurea che non aveva, ha correttamente dato le dimissioni venendo prontamente sostuito da Silvia Enrico. Una scelta che, in un paese dove non si danno le dimissioni mai, è da apprezzare. Inoltre l’indiscutibile competenza di Giannino è la riprova di quanto, non da solo, sostengo da sempre; ovvero che la competenza e la cultura non derivano necessariamente dai titoli scolastici e universitari, ma dalla passione, dallo studio e dall’effettivo merito che non sempre è certificato dai titoli di studio.


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