Altritaliani

Elezioni politiche 2013 e Europa: lo sguardo di Petra Reski, giornalista tedesca, italiana d’elezione.

Intervista tradotta dal tedesco
giovedì 14 febbraio 2013 di Francesca Sensini

Le elezioni politiche italiane sono imminenti (24- 25 febbraio 2013) e avranno un sicuro impatto non solo sull’avvenire del nostro paese ma anche su quello della Comunità Europea. La giornalista e scrittrice tedesca Petra Reski, molto conosciuta per le sue inchieste sulla mafia come fenomeno internazionale, ci offre la sua prospettiva e la sua visione della posta in gioco. Vecchio e nuovo si affronteranno: chi pensa alle future alleanze (e trasformismi) di governo, che tenta il gioco delle tre carte e chi cerca, tra le polemiche, di far emergere tematiche essenziali ed invoca un reset del sistema.

INTERVISTA

F.S. Signora Reski, la politica del prossimo governo sarà profondamente influenzata dal contesto politico ed economico europeo. I poteri europei – la Bce, la Commissione, il governo della Germania – che hanno favorito l’arrivo del “governo tecnico” di Mario Monti, auspicano oggi una continuazione dell’ ‘agenda Monti’. Cosa pensa di questa prospettiva per l’Italia e per l’Europa in generale?

P.R. Da questa domanda sembra che l’Europa sia un potere straniero, freddo (probabilmente germanofono che si vuole divorare la povera, piccola Italia (o anche la Grecia, il Portogallo ecc.). Si tratta di una rappresentazione un po’ strana dell’unione Europea, che siamo noi tutti. L’Europa non è solo libertà di circolazione ma anche un trattato al quale hanno aderito tutti gli stati che lo hanno sottoscritto. E tra questi c’è anche l’Italia. Spero che il prossimo governo italiano compirà le riforme necessarie non perché lo vuole l’Europa, ma perché lo deve ai suoi cittadini.

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Petra Reski

Se la disoccupazione giovanile si colloca ben oltre il 30 %, non si può dare la colpa all’Europa ma ai governi italiani degli ultimi vent’anni almeno. È responsabilità di tali governi anche il debito pubblico, che raggiunge i 1900 miliardi di euro, 120 % del prodotto interno lordo, cosi come la realtà che la mafia vede approssimativamente raddoppiare i suoi introiti - come la Fiat - e che il paese patisce la cosiddetta „fuga dei cervelli“ – 4 milioni di giovani ricercatori universitari emigrati all‘estero. Infatti, se un giovane italiano trova lavoro in Italia, guadagna raramente più di 800 Euro – e anche questo solo provvisoriamente. Delle ricche elargizioni dello stato sociale e di un’indennità di disoccupazione dell’80 % del salario usufruiscono solo i lavoratori a tempo indeterminato. Chi è inserito, lo rimane – a questo provvede la rigida legge di protezione del lavoro che tutela il lavoratore in aziende con più di 15 impiegati e che risale al 1970, un’epoca in cui “globalizzazione” era sinonimo di giro del mondo. Da allora i sindacati italiani si sono irrigiditi nella posizione di custodi delle posizioni raggiunte. Ogni tentativo di riformare il diritto del lavoro viene da loro stroncato sul nascere, sia che il tentativo venga da sinistra o sia che venga da destra. La sola cosa che permettono è la concessione di contratti temporanei.

Questi sono alcuni dei problemi che il prossimo governo italiano deve porsi. Sono problemi nazionali, di cui l’Europa non è responsabile, ma che indeboliscono la competitvità dell’Italia, non solo sul piano europeo ma anche su quello globale.Tuttavia non sento da parte di nessuno dei grandi partiti trattare questi temi in campagna elettorale. Un vero peccato.

F.S. Sull’Europa e i suoi vincoli ci sono dure critiche, anche nei confronti della Cancelliera Angela Merckel. Secondo lei, ci sono alternative anche all’interno delle regole attuali dell’Unione monetaria e i vincoli europei possono essere modificati dall’azione della politica, o austerità e Fiscal compact sono intoccabili e inevitabili?

P.R. Ovviamente la critica è necessaria e anche auspicabile. Ed è altrettanto ovvio che bisognerebbe riflettere a soluzioni alternative – e se sono bene informata, lo si sta già facendo. Ma trovo sia troppo facile chiamare sempre solo in causa lo spettro europeo e la subdola unione monetaria. Sono affermazioni che sanno puramente di campagna elettorale.

F.S. L’intreccio malaffare, malapolitica e mafie, ripropone ancora una volta la questione morale e il tema della legalità nella vita pubblica italiana. I partiti si presentano a queste elezioni con percorsi diversi. Il centrosinistra ha svolto le primarie e le parlamentarie per la scelta del candidato leader e dei candidati al parlamento, il Movimento cinque stelle ha promosso delle primarie telematiche, Berlusconi come sempre, sembra decidere da solo (e i sondaggi paiono premiarlo) etc. Qual’è lo stato della democrazia in Italia, a suo parere?

P.R. La democrazia italiana è vivace – certamente venti anni di Berlusconi hanno lasciato tracce, ma è un buon segno che la „questione morale“ e il tema della legalità emergano realmente – alle ultime elezioni nel 2008 queste tematiche sono state evitate tanto dalla destra populista che dai democratici di sinistra. L’unico partito che ha fatto proprio il tema della legalità (purtroppo con limitato successo) è stato l’Italia dei Valori. Bisogna ringraziare i nuovi partiti e movimenti cittadini – sopra tutti il Movimento 5 stelle– del fatto che questo tema sia riuscito a guadagnare un grosso spazio a questo argomento in questa campagna elettorale. Sempre al Movimento cinque stelle si deve il fatto che la vita democratica in Italia, a mio parere, sia estremamente viva; e possiamo constatarlo anche se si guarda alla presentazione di liste civiche come “Rivoluzione civile” dell’ex magistrato Antonio Ingroia. È stato il Movimento 5 stelle ad aver dichiarato guerra ai parlamentari pregiudicati : chi oggi in Italia ha trent’anni è cresciuto con la consapevolezza che i parlamentari italiani non sono solo i meglio pagati in Europa ma anche spesso pregiudicati. Si devono ringraziare questi giovani italiani impegnati in politica se la cosiddetta questione morale e il bisogno di legalità non siano puramente un’opinione - ma una pietra angolare della società – come se si potesse vivere nella legalità ma anche senza di essa, come ci dimostrano quotidianamente migliaia di politici e funzionari

F.S. Nei media e sulla scena politica italiana si sente parlare spesso, specie ultimamente, di “antipolitica” e di “populismo”. Secondo alcuni, le primarie del centrosinistra sarebbero state “la migliore risposta all’antipolitica”, come titolava un editoriale apparso del 26/11/12 su Corriere. Dal suo punto di vista, quali sono le espressioni dell’antipolitica e del populismo nel panorama politico italiano attuale?

P.R. L’uso della parola “antipolitica” mi ricorda sempre la retorica degli anni Settanta. All’epoca chi diceva qualcosa che non si addiceva alla retorica di sinistra veniva bollato come “fascista”. E oggi se accade che la sinistra sia criticata, magari proprio da sinistra, si dà la colpa all’antipolitica. E queste sono, se mi si permette, sciocchezze. Gli italiani che si impegnano nelle liste civiche, nelle iniziative o nei movimenti cittadini e che non possono essere ricondotti ai partiti politici dominanti, non instigano all’antipolitica, ma piuttosto si fanno onore attraverso il loro degnissimo impegno politico. Per quanto concerne il populismo, in Italia è stato sdoganato in particolare da Berlusconi e dai partiti a lui legati. Il PDL non è un partito di destra, ma un partito di destra populista. Da questo punto di vista l’Italia è antesignana in Europa. Ci sono molti altri partiti di destra populista in Europa ma nessuno che tenga e che sia rimasto al potere da così tanto tempo – anche grazie all’impero mediatico di Berlusconi che è un unicum in Europa. E contro quest’ultimo i democratici di sinistra non sono riusciti nel ventennio berlusconiano a far passare nemmeno una legge. Neanche quando (erano loro stessi) si trovavano al governo. Davvero strano.

F.S. L’informazione tradizionale pesa moltissimo sulle elezioni italiane. Qual è a suo avviso il peso oggi dell’informazione negli orientamenti politici ed elettorali degli italiani? C’è un analogo peso in Germania o in Europa? Da voi qual’è il rapporto tra potere ed informazione?

P.R. In Germania il potere mediatico di Berlusconi sarebbe impensabile. Questo fatto ha di certo un rapporto con il nostro passato, durante il quale i tedeschi dovettero fare esperienza di ciò a cui può portare la propaganda. Da noi si è molto diffidenti nei confronti di un’accumulazione di potere mediatico. In Germania neppure i grossi giornali o riviste vengono gestite da partiti o “lobbies” (sul modello di Confindustria ad esempio). Ci sono editori che hanno palesemente un orientamento politico, come l’editore Springer, di destra conservatrice o come la comunione ereditaria di sinistra che pubblica la “Süddeutsche Zeitung” – ma si tratta di editori indipendenti. Fortunatamente oggi, in Italia, i giovani si informano prevalentemente su internet , consumano meno programmi televisivi– e il panorama dei media si è arricchito almeno di un quotidiano indipendente: “Il Fatto quotidiano”. Anche questo avrà influenza sulle elezioni.

F.S. Da specialista del tema mafie e dei suoi addentellati, in che misura l’economia illegale contribuisce all’immissione di liquidità nei circuiti economici (e quindi in quelli politici) in Italia?

P.R. Se ci si basa sui dati, che ci dicono che la mafia ha un fatturato annuo di circa 160 miliardi di euro, si ci può immaginare, alla luce di tali somme, quale forte influenza sulla politica essa abbia – e non solo sui voti degli elettori. Il precedente presidente italiano della Banca d’Italia e attuale presidente della Banca Centrale europea, Mario Draghi, denuncia da anni l’infiltrazione crescente della mafia nell’economia (interessi da usura, riciclaggio di denaro sporco, acquisizione di aziende) e l’inefficacia dei controlli antimafia italiani, inclusi quelli che sono previsti dalla legge sullo “scudo fiscale”. La mafia infetta il funzionamento dei circuiti della finanza e del credito, si insinua nelle gare d’appalto e nella dinamica dei mercati, facendo uso di mezzi che non sono permessi nel mondo imprenditoriale legale, fa girare l’economia sommersa e fa in modo che enormi masse di denaro siano dissimulate al fisco. Ancora peggio, l’economia criminale crea ambiti nei quali domina un consenso sociale – una sorta di comunità di interessi che in certi casi lascia scomparire il confine tra il mondo del crimine e quello della società civile. E questo non è più da tempo un problema solo italiano quanto un problema europeo.

F.S. Come guarda l’opinione pubblica tedesca alle prossime elezioni in Italia? Con che spirito e con quale aspettative?

P.R. I tedeschi sono curiosi dell’esito delle elezioni, ma non credo che siano così presuntuosi da nutrire delle attese concrete. Da giornalista posso solo dire che sarebbe bello, a breve poter scrivere d’altro che di Bunga Bunga. Qualcosa sul grande coraggio civile di molti italiani, sull’impegno antimafia e sull’audacia dei singoli di nuotare controcorrente. Da questo noi tedeschi possiamo imparare moltissimo.

Intervista e traduzione dal tedesco di Francesca SENSINI per Altritaliani.net

Petra Reski è una giornalista e scrittrice tedesca, nota per il suo impegno di inchiesta e denuncia delle attività della criminalità organizzata su scala internazionale ; citiamo il suo libro-inchiesta Santa Mafia. Da Palermo a Duisburg: sangue, affari, politica e devozione uscito in Italia nel 2009 per la casa editrice Nuovi Mondi, e il più recente Von Kamen nach Corleone. Die Mafia in Deutschland, uscito ad Amburgo per Hoffmann und Campe nel 2010.
Vive dal 1991 a Venezia dove lavora come autrice e scrittrice indipendente.

Il blog di Petra Reski : http://www.petrareski.com/


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