Altritaliani

Marc Lazar: un osservatore privilegiato delle elezioni politiche italiane 2013.

martedì 5 febbraio 2013 di Nicola Guarino

Intervista al politologo francese Marc Lazar sulle ormai prossime elezioni italiane del 24 e 25 Febbraio. Elezioni che saranno non senza consequenze per il futuro dell’Europa.

N.G. Marc Lazar, Lei è professore di storia e sociologia politica presso l’Istituto di studi politici di Parigi e alla Luiss-Guido Carli di Roma. È quindi un attento osservatore della campagna elettorale in corso. In Francia mi sembra sia seguita pochissimo ; ha anche Lei questa impressione?

M.L. Per la prima volta la campagna elettorale italiana è molto breve. Inoltre finora è stata fortemente caratterizzata da giochi tattici, frasi ad effetto ed operazioni mediatiche più che da grandi progetti politici. La maggior parte dell’opinione pubblica francese sembra, per il momento, non preoccuparsene poiché occupata da grandi dibattiti economici e sociali e dal progetto di legge del matrimonio per tutti. Al contrario gli attori politici ed economici si preoccupano del risultato di tali elezioni e delle possibili conseguenze per l’Europa.

N.G. Dopo venti anni dominati dal berlusconismo e l’ultimo anno governato dai tecnici con la guida di Monti quanto sono importanti le elezioni italiane per lo scenario europeo, preciso: quanta credibilità si gioca l’Italia sullo scenario internazionale?

M.L. In appena un anno l’Italia ha riconquistato, grazie all’operato di Mario Monti in qualità di Primo Ministro e del suo Governo, credibilità a livello europeo e internazionale. Quando il Presidente del Consiglio partecipa alle differenti riunioni degli organi di governo dell’Unione Europea riesce a giocare un ruolo fondamentale e ad essere ascoltato e rispettato, nonostante la debolezza economica del paese e la fragilità delle sue istituzioni. Monti ha infatti giocato in Europa un importante ruolo di mediazione fra la Francia e la Germania. Tutte le capitali europee si interrogano quindi sul risultato delle elezioni politiche italiane. Mario Monti continuerà ad avere un ruolo importante? E qualora non dovesse essere così, quale sarà il suo posto? Chi sarà il suo successore? Quale sarà la politica che l’Italia intraprenderà in Europa? Per il momento, tutti i sondaggi evidenziano che è poco probabile un ritorno di Berlusconi come Primo Ministro, e dunque l’ipotesi più accreditata sembra essere la vittoria del Partito Democratico, e quindi sarà assicurata una certa continuità con la politica europea già intrapresa dal Governo Monti. D’altronde tutte le critiche nei confronti dell’Europa provenienti da Beppe Grillo, dalla Lega Nord e da Silvio Berlusconi ( che, a dire il vero, non hanno tutte lo stesso tono ) sono preoccupanti nel senso che gli italiani non sono più euro-entusiasti come in passato. Senza essere diventati euro-scettici, si sentono delusi dall’Europa. Nel lungo termine quali effetti avranno sugli italiani queste critiche reiterate nei confronti dell’Unione Europea ?

N.G. Si ha la sensazione che questa volta la posta in palio non sia solo la vittoria di uno o un’altro schieramento, ma tra due concezioni della stessa partecipazione alla vita del paese. Da una parte la politica e dall’altro il populismo o se preferisce in forma più nobile da una parte una politica che ha un suo orientamento ideale e forse finanche ideologico e dall’altro quello che Bauman prima e Sartori dopo hanno chiamato politica liquida. Lei cosa ne pensa?

M.L. Credo soprattutto che queste elezioni cristallizzano tre delle quattro grandi e contraddittorie tendenze che caratterizzano la democrazia italiana : un rafforzamento della democrazia mediatica, ossia di una politica sempre più personale e televisiva, che Berlusconi incarna in maniera esacerbata e che, in un certo qual modo, riguarda anche Bersani, Monti e Grillo; la crescita della sfiducia nei confronti della politica che si traduce in un alto tasso di indecisi, di elettori orientati per l’astensionismo o per il voto di protesta; la volontà di rinnovare le istituzioni politiche attraverso una riformulazione della politica, ed è questo quello che propongono anche se in modo diverso, il PD e Monti. Resta da capire se tali esigenze di politica partecipativa si tradurranno oppure no in termini di voti: coloro che nella società civile la reclamano a gran voce e la promuovono si riconosceranno in uno dei leader politici in lizza per le elezioni ?

N.G. Puo’ essere, a suo giudizio, anche l’ora della verità tra due concezioni dell’economia e poi della vita diverse? Da una parte il liberismo di chi propone malgrado la crisi di dare mano libera ai mercati finanziari, e dall’altro una visione tesa a riassoggettare l’economia alla politica. C’è chi invoca una maggiore equità fiscale, chi di azzerare il precariato come strumento di lotta alla disoccupazione. e finanche di rinegoziare gli accordi europei. Questa ultima ipotesi le sembra praticabile, specie in materia di Fiscal compact e di pareggio di bilancio dove l’Italia ha assunto impegni precisi?

M.L. Sono colpito dalle promesse esagerate che si fanno agli elettori. Silvio Berlusconi promette ancora una volta mari e monti e Mario Monti, che sembra aver imparato velocemente il mestiere del politico, annuncia un abbassamento delle tasse e una possibile ripresa della crescita. Il PD dice di voler puntare sulle politiche sociali. Gli elettori sono frastornati. Per più di un anno, Monti non ha fatto altro che parlare delle politica del rigore, di austerità e di sacrifici necessari che hanno colpito e non poco gli italiani. Tale politica è stata sostenuta da UDC, PDL e PD e questi ultimi due adesso spiegano che si poteva fare altro. Possono essere considerati credibili tali messaggi, sapendo che gli esperti parlano ancora di un lungo cammino da intraprendere per l’Italia ? Tutti sanno che il margine di manovra sarà molto stretto, che le questioni irrisolte sono innumerevoli e le riforme difficili da intraprendere.

N.G. Questa campagna (elettorale) d’inverno è fatta soprattutto di televisione e internet. E il presenzialismo di Berlusconi sembra premiarlo con una scalata che oggi lo porta a sfiorare il 20% dei consensi. Un suo successo le sembra possibile? e, se si, Lei che spiegazione si darebbe e come sarebbe vissuto nel PPE e in generale nelle istituzioni europee?

M.L. Non credo a un successo di Berlusconi. Ma penso che possa limitare i danni ed è certamente uno dei suoi obiettivi (l’altro è sfuggire ai processi in corso). Con la sua onnipresenza sul piccolo schermo, i suoi continui attacchi agli avversari, le sue dichiarazioni spiazzanti che cercano di focalizzare il dibattito sulle sue idee e sulla sua persona e con il tentativo di screditare la politica di Monti, soprattutto in merito all’innalzamento delle tasse e all’introduzione dell’IMU già di per se molto impopolare, Berlusconi cerca di mobilitare il suo elettorato. Il problema è la perdita di charme e l’usura della sua figura di leader. Una parte dei suoi elettori è tentata dall’astensione, o propende per il voto a Grillo o ancora, per quelli che sono moderati, ad un’alleanza con Mario Monti. Berlusconi puo’ tuttavia sperare, grazie all’accordo con la Lega Nord e alla legge elettorale esistente, di ridurre la portata della vittoria del centro-sinistra al Senato come cercare di impedirgli di ottenere la maggioranza in questo ramo del Parlamento. Tutto ciò gli permetterebbe di avere un certo peso nel periodo post elettorale (formazione del Governo, elezione del futuro Presidente della Repubblica). Il suo ruolo di “scocciatore” potrebbe essere importante. Inoltre, è in corso una crisi tutta italiana in seno al PPE, e la maggioranza dei dirigenti di partito vorrebbe sbarazzarsi del Cavaliere e giocare la carta Mario Monti.

N.G. Veniamo al centrosinistra. Non le sembra che la sconfitta di Renzi alle primarie abbia complicato le possibilità di vittoria del centrosinistra? Voglio dire il suo successo avrebbe ridicolizzato la ridiscesa di Berlusconi, avrebbe contrastato meglio Grillo e forse eliminato ogni possibile equivoco sul futuro dell’Italia. Lei che idea si è fatto?

M.L. Le primarie sono state un successo in termini di partecipazione. Non saprei proprio cosa sarebbe successo qualora avesse vinto Renzi. Ciò che posso constatare è che il PD di Bersani si ritrova in una situazione paradossale. Da un lato, ci sono sondaggi che propendono per una sua vittoria. Dall’altro, si trova ad affrontare non poche difficoltà. Per il PD, la discesa in politica di Monti, è stata una sorpresa che gli ha sottratto una parte dell’elettorato moderato, che il partito cerca e spera di riconquistare. Questa situazione ha spinto Bersani a spostarsi di più verso sinistra, preoccupato anche dalla concorrenza di Ingroia. Il Bersani ancora non riesce a posizionarsi in questa campagna elettorale poiché non vuole cadere nella trappola di Berlusconi e trasformare queste elezioni in un plebiscito sulla sua persona. Bersani deve dribblare Monti che è orientato verso la prospettiva della formazione di un eventuale governo di coalizione. E inoltre deve spiegare ai suoi elettori perché, dopo aver sostenuto Monti per un anno, ora lo critica. Infine il delicato e grave affare MPS che è già costato a Bersani in termini di voti (leggera flessione nell’intenzione di voto) e che qualora vi fossero nuove rivelazioni potrebbe pesare ancora di più. La nave del PD è sulla strada giusta, ma il suo viaggio è costellato di insidie!

N.G. L’eventualità di una vittoria di Bersani, potrebbe favorire l’asse franco/italiano con Hollande, alla vigilia delle delicate elezioni tedesche. Tutto questo che effetti potrebbe produrre in Francia ed in Europa?

M.L. I rapporti tra François Hollande e Mario Monti sono eccellenti. In caso di vittoria di Bersani non c’è a priori nessuno motivo per cui le relazioni fra i due paesi possano degradarsi, al contrario. Sicuramente tale vittoria potrebbe avere un impatto sui rapporti che Francia e Italia hanno con la Germania. Le conseguenze politiche dirette su Francia e Germania mi sembrano limitate. Non credo che, per esempio, una vittoria del centro sinistra italiano porterà Hollande ad accelerare la virata social-liberale iniziata questo autunno e ad avviare un rimpasto politico che sarebbe una tappa logica e conseguente di tale svolta. Non credo nemmeno che la vittoria di Bersani, subito dopo quella di Hollande, possa essere il presagio di una sconfitta della Merkel il prossimo autunno, anche se si registra da un po’ di tempo una rimonta delle forze di sinistra nel corso delle elezioni che si sono tenute nei paesi dell’Unione Europea.

N.G. Ci sono o no delle novità in queste elezioni e ritiene che potrà esserci governabilità in Italia dopo le elezioni, tenendo conto che Berlusconi ritrova come alleato una Lega che non è entusiasta di Lui, al punto che non lo si è potuto indicare come premier, Bersani e parte del PD sono tentati da una coalizione con Monti, ma c’è Vendola che rema contro ed ecco riaffiorare le paure di assistere ad un film già visto con Prodi e Bertinotti. A suo avviso l’emergenza e il rischio default possono favorire delle scelte più responsabili? Ci potrà essere un colpo di scena e se si quale?

M.L. E’ troppo presto per dare una risposta a queste domande. Se il PD vincesse, ipotesi in questo momento più accreditata, bisognerebbe vedere se avrà la maggioranza in Parlamento o in un solo ramo. Sarà decisivo. Ma in ogni caso, la maggioranza PD-SEL o quella allargata ai centristi sarà complicata. Non credo troppo a una situazione di instabilità (però.. molto dipenderà da chi sarà il prossimo Presidente della Repubblica). Al contrario mi chiedo se il nuovo governo sarà capace di mettere in atto le indispensabili e necessarie riforme di cui il paese ha bisogno. E’ la domanda chiave sulla quale si gioca il futuro dell’Italia.

N.G. A proposito di novità. Cosa ne pensa di Grillo e del Movimento 5 stelle? E ha idea di cosa se ne pensa in Francia e in Europa? Tenga presente che secondo alcuni sondaggi potrebbero essere la terza forza in parlamento.

M.L. Beppe Grillo rischia di fare un buon risultato elettorale proprio come Antonio Ingroia. La critica alla classe politica, ad ogni casta, a Bruxelles fanno eco a molti italiani, cosi’ come il suo stile personale da vero tribuno della plebe che si oppone alla politica mediatica (anche se adesso ha deciso di mostrarsi alle telecamere). Si è costruito la figura dell’uomo della rottura con tutto e tutti. E questo piace. Grillo è l’espressione di un profondo malessere democratico che non ritroviamo solo in Italia. Al contrario. E’ per questo che da anni, spiego che l’Italia non è un’anomalia e che con le sue particolarità conosce importanti mutamenti che interessano anche le altre democrazie europee con modalità proprie di ogni singolo paese.

Intervista a cura di Nicola Guarino. Si ringraziano per la collaborazione Evolena e Agata Tiberi.

Marc Lazar è professore di storia e sociologia politica presso l’Istituto di studi politici di Parigi e alla Luiss-Guido Carli di Roma nonché editorialista del quotidiano La Repubblica.


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