Altritaliani
Musica con un gruppo importante nel panorama italiano

Intervista a Zibba, vincitore della Targa Tenco per il miglior disco 2012.

venerdì 25 gennaio 2013 di Pietro Bizzini

Zibba, cantautore e poeta al di fuori dagli schemi, vincitore assieme al suo gruppo Almalibre della Targa Tenco per il miglior disco 2012 con il cd “Come il suono dei passi sulla Neve”, ex aequo con gli Afterhours ed il loro ultimo lavoro “Padania”. Di poche parole, dirette e sincere, ci racconta questo momento importante per lui e per la band. Lo aspettiamo in Francia!

INTERVISTA A ZIBBA PER ALTRITALIANI

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Vincitori parimerito al Tenco come miglior disco dell’anno 2012, non deve essere facile condividere un premio così importante. Come vi siete sentiti?
Eccitati per la vittoria e lieti per la condivisione. La Targa Tenco è il riconoscimento più importante per chi fa il nostro lavoro. Condividerla con gli Afterhours ci ha fatto molto piacere, sono una band storica e di grande importanza. Fa strano vedersi tra i nomi di chi l’ha vinto prima di noi, ci si sente addosso una bella responsabilità e un grande senso di rispetto.

Da dove è nata l’idea di scrivere “Come il suono dei passi sulla Neve”, un album che si snoda fra sedici tracks ma che sembra avere un fil rouge che lo abbraccia?
Dalla vita di tutti i giorni. Scrivere per me è una necessità, non posso farne a meno, è il mio modo di comunicare con gli altri, ma anche un buon rifugio per i miei pensieri. A volte è come fotografare un momento, per riaverlo vivo ogni volta che desidero. Questo disco racconta molto di me, di questi ultimi anni. Dell’amore e di ciò che mi aiuta a stare in piedi ogni giorno.

“Come il suono dei passi sulla Neve” inizia con una citazione di Matteo Monforte e del suo personaggio Martino Rebowsky recitata da Enzo Paci e il disco si conclude con uno stupenda poesia finale di Adolfo Margiotta di un minuto e diciassette secondi sull’amore; come conciliare la poesia e la tua capacità di leggere la realtà che spesso affiora grezza, senza mezzi termini?
Il mio poeta preferito da ragazzo è stato Bukowski. Non ho mai sentito la poesia tanto vicina al mio mondo. Nell’animo umano ci sono molte sfaccettature, e credo che poesia e realtà spesso si abbraccino. Almeno in me. Vivrei una vita molto più poetica se non ci fossero i mal di testa e le multe. Ma credo tutti in fondo.

Dal 1998 a oggi. Quanto gli Almalibre ti lasciano libero di comporre, proporre o scomporre musica e quanto tu hai bisogno di loro?
Mi lasciano fare. Si fidano. Fortunatamente. Ma ho bisogno di loro sempre, anche se il tutto parte sempre da una mia idea. Creo, propongo e poi ci sono loro ad aiutarmi a scomporre o ricomporre le cose. Da solo sarei un cantautore monotono. Con loro cresco ogni volta.

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De Andrè e Bob Marley, la Musica d’Autore e il Reggae, quanto hanno influito sulla tua formazione di musicista e quanto ti stanno ancora dando?
Non ascolto mai troppo un autore per evitare di somigliarci troppo. Il personaggio che ha influito di più sulla mia formazione è stato Totò, e continua a darmi ispirazione tutt’oggi. Marley è stato un grande comunicatore, quasi un profeta, e da lui ho imparato che la musica deve portare con sé un messaggio forte. De Andrè è stato un grande artista, e la cosa che amo di lui è la ricerca che ha fatto nel lasciarci costantemente ispirare. Ma ognuno mi lascia qualcosa. Quando questo mestiere è fatto con passione lo riconosco, e colgo il meglio. Grandi maestri, grandi sogni. Facile.

Genova, puoi raccontarci il rapporto che hai con la tua città?
Non sono di Genova, ma di Varazze (Varazze è un paese a 47 chilometri da Genova, sempre sulla costa ligure), quindi il mio rapporto con Genova è strano. La vivo come una città delirante, con tante contraddizioni quanti vicoli. Mi piace, ha una poesia immensa. Ma sto bene in provincia, dove non c’è il caos della città e dove conosco ogni volto attorno a me.

Ora che siete un gruppo importante nel panorama italiano, pensi che cambierà qualcosa nel vostro approccio col pubblico? E quello con la vostra musica?
Credo di no. Non suono per la fama, e credo nemmeno gli Alma. Si fa musica perchè è bello, perchè potevamo scegliere un qualunque altro lavoro ma abbiamo scelto questo. Perchè ci fa stare bene e personalmente perchè mi mette in contatto con le persone, che sono la mia passione più grande.

Vedi all’orizzonte qualche gruppo italiano sconosciuto al grande pubblico che ti ha favorevolmente colpito?
Certo. Marrone Quando Fugge oppure Abba Zabba. Ce ne sono molti. L’italia è una fucina in costante fermento. C’è musica buona ad ogni angolo di strada. Sta a noi imparare a goderne.

Questo è un sito di migranti e italofili nato a Parigi, che ricordi ti porti dentro delle tue migrazioni?
Un po’ di mal di schiena da letti scomodi, cucine casalinghe e vino scadente. Ma soprattutto tante immagini. Il bello di partire è che poi si torna a casa. Ma dovessi mai scegliermi una vita alternativa viaggerei sempre. Perchè a volte nascere in un posto non vuol dire doverlo amare per forza. E magari il nostro star bene passa da un addio per ritrovarsi in un tramonto dai colori diversi.

Farete qualche concerto in Francia?
Lo spero proprio. Stiamo cercando di organizzare qualche data nei prossimi mesi, sarebbe meraviglioso!

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Intervista di Pietro Bizzini

IL SITO UFFICIALE DI ZIBBA ALMALIBRE


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