Altritaliani

Elezioni politiche 2013: Abbiate buon senso.

martedì 15 gennaio 2013 di Nicola Guarino

Breve vademecum sul voto del 24 e 25 Febbraio in Italia. La difficile strada per la necessaria governabilità in Italia. Una corsa ad ostacoli con il rischio che ancora una volta si parli solo di formule e non di programmi. Gli italiani sono chiamati ad una prova di buon senso al cospetto dell’Europa e del loro futuro.

Veramente il voto del 24 e 25 Febbraio, rischia di essere un rebus di difficile soluzione, specie se gli elettori non fanno scelte oculate e con cognizione di causa. Bisogna partire da una premessa che è ineludibile e che se non considerata, puo’ rendere la votazione inutile se non dannosa.

E’ evidente che ognuno farà nel segreto dell’urna le scelte che riterrà, ma sia chiaro che come in Grecia anche in Italia, il voto non potrà non avere effetto sull’Europa e sulla situazione economica ancora di crisi, malgrado lo spread sia sceso ai livelli del 2011.

In primis, va ricordato che l’Italia, e non un partito qualunque, ha assunto degli impegni in sede europea che vanno rispettati ed onorati. Per esempio il Fiscal Compact, che ci impone, per restare nella comunità, di arrivare a dei rigidi parametri specie in rapporto al nostro devastante debito pubblico. Dico subito che il rispetto delle regole e degli accordi concordati con l’Europa sono un bene.

Non si puo’ invocare la riduzione delle sovranità nazionali nel nome di un processo di unione europea da accellerare e poi, remare ciascuno per proprio conto secondo strategie elettoralistiche tese a confondere gli elettori, lanciando promesse a go-go, che non possono e non devono essere mantenute, proprio perché contrastanti con precedenti impegni europei assunti.

Troppi partiti, specie a destra, non possono continuare a vagheggiare sogni populistici solo per manterere la propria sedia e i propri privilegi in parlamento. E’ l’ora del rispetto delle regole, degli elettori e del buon senso.

Andiamo quindi a verificare il tasso di credibilità dei partiti (ancora troppi) in campo. Ma prima occorre un’ulteriore premessa.

Dalle votazione possiamo permetterci qualsiasi risultato purché alla fine si garantisca la governabilità. Perché un paese in piena recessione, anche se il debito pubblico va meglio, e che ha ancora una spesa pubblica e una serie di sprechi impressionanti non risolti, in buona misura, per colpa dei partiti che oggi invocano la svolta, e di un governo che ha avuto poco coraggio, quando aveva le mani libere per scelte ben più radicali, non puo’ permettersi altri governicchi, o peggio governi ad personam, o peggio nuove elezioni che paralizzino ulteriormente un paese già in grave declino.

Dalle urne deve uscire un governo capace di riforme profonde e di riavviare l’economia del paese. Il tempo dei giochetti per privilegiare qualche casta o qualche furbo è finito.

Che sia finito ce lo dice il 37% di giovani disoccupati, una caduta dei consumi mai vista nella storia della Repubblica, il 50% di donne disoccupate con una percentuale nel sud Italia spaventosa che va oltre il 60%. Il deterioramento del sistema industriale, con fabbriche che si chiudono a ritmo quasi quotidiano. Un abbandono del territorio che ad ogni pioggia va in sfacelo con vittime e distruzioni.

Un patrimonio culturale abbandonato, una criminalità senza pari che porta a due dati: un’evasione fiscale che sfiora i 130 miliardi di euro all’anno ed una corruzione che è calcolata in 70 miliardi di euro. Una libertà d’informazione che ci colloca al 79esimo posto nel mondo. Con un impegno per la ricerca e l’istruzione che ha tassi infimi del PIL. Per la ricerca appena lo 0,1%. Infrastrutture obsolete e trascurate che ci precludono ogni possibilità d’investimento, specie nei territori meridionali. Un sistema di trasporti e di viabilità non da ottava potenza mondiale ma da paese terzomondista. L’Italia nel 2012 è tornato ad essere un paese di emigranti. I dati parlano chiaro ci sono più emigranti che immigrati. Una pubblica amministrazione dai costi altissimi e del tutto inefficacie come del resto gli italiani sperimentano ogni giorno.

Potrei continuare ma penso basti a capire che con queste elezioni non si scherza. Ogni scheda che si vota è una pistola che si punta sul futuro di noi tutti.

Andiamo allora a vedere il tasso di credibilità delle forze in campo e nel vederlo cerchiamo di avere memoria sui nostri politici e su quello che hanno prodotto in questa ultima legislatura.

Partiamo da destra verso sinistra.

Il cavaliere ha impedito ogni possibilità che il PDL diventasse un partito “normale” con organismi eletti, con un dibattito interno, capace di coinvolgere i cittadini. La ridiscesa (ennesima) in campo di Berlusconi ha riaffermato il concetto che il partito è suo e basta. Francamente mi sembra debole e poco credibile la scelta di alcuni come Crosetto, La Russa, Meloni, che avrebbero voluto smarcarsi costituendo un nuovo partito che si chiama “Fratelli d’Italia” ma che in realtà restano in coalizione con Berlusconi che ha loro precluso la possibilità di fare le primarie. Un partito il loro, francamente incomprensibile.

Poco credibile (ma davvero si pensa che gli italiani sono cosi scemi?) è l’idea che il candidato premier del PDL sarebbe Angelino Alfano con Berlusconi che farebbe il ministro dell’economia. Ma se Alfano, da segretario del partito, aveva fissato delle primarie per il 16 dicembre, salvo poi rimangiarsi tutto, scattando sugli attenti al contrordine del cavalere...Questa vicenda ricorda il balletto Putin/Medvedev che nelle elezioni russe si alternavano nei ruoli di capo di governo e Presidente della repubblica. Francamente il modello russo piacerà a Depardieu, ma noi pensavamo di meritare di meglio.

Fra l’altro questa proposta di Berlusconi mira ad accontentare Maroni e la Lega per riformare la vecchia alleanza (ma davvero i leghisti sono cosi scemi?), è possibile che la Lega si beva una cosa del genere? E’ evidente che anche la Lega ha temuto la minaccia di Berlusconi di far cadere le giunte in Piemonte e nel Veneto, rinunciando a correre da sola pur di cercare di guadagnare la regione Lombardia sommersa dagli scandali che hanno coinvolto la stessa Lega oltre che tutta la giunta Formigoni, che oggi è premiato sempre da Berlusconi con un seggio al senato.

Una calata generale di braghe che dimostra l’insussistenza della classe politica di destra, inclusi i Crosetto, Meloni, ecc;, che sembravano avere uno scatto di orgoglio che, in una certa misura, sarebbe stata premiata. Tanta incoerenza non puo’ che far bocciare, a priori, la destra come incoerente ed incapace di uscire dal suo solito vecchio populismo, fatto solo di apparenze e promesse non rispettate.

Dire oggi che si toglie l’IMU ed in cambio si trovano i soldi tassando le sigarette e i giochi, significa o non capire nulla di economia, perché non si conosce lo stato del paese, o che si è folli, oppure, in ultima analisi, che si è nella più assoluta malafede. Dire che si ridiscutono gli impegni assunti con l’Europa significa solo doversi preparare a nuovi guai e ad ulteriori sacrifici, oltre che alle risate di scherno in perfetto stile Merckel-Sarkozy.

La destra, malgrado gli assists di Santoro, che nel fare ascolti favolosi da una mano al caimano, ha perso il treno quando non ha saputo dire no a Berlusconi. Ora c’è da sperare che gli italiani non si facciano tentare da nuovi populismi e che la smettano di essere dei creduloni e tornino ad avere buon senso. Solo una netta sconfitta della Lega e di Berlusconi potrà permettere alla destra di risorgere e di proporsi come una forza responsabile.

Passiamo al Centro.

Mi sembra che Monti abbia avuto con il suo governo dei meriti, specie nella fase iniziale, quando ha spinto con vigore su alcune riforme (troppo poche), indubbiamente in un anno non si puo’ fare molto ma la riforma delle pensioni, piaccia o no, è in linea con i parametri europei, e francamente la pensione di anzianità era un’anomalia solo italiana.

Monti, dopo le grottesche vicende di Berlusconi, ha restituito, prestigio e dignità all’Italia che è tornato a far sentire la sua voce con maggiore forza. Tuttavia, Monti e i suoi hanno rischiato troppo poco sul piano delle liberalizzazioni, tema cruciale in un paese chiuso tra caste e privilegi. E anche se l’IMU è una sorta di patrimoniale, specie quando colpisce le grandi proprietà, ci sono state troppe timidezze specie verso la Chiesa, ed ancora troppo poco si è fatto per mettere appunto gli strumenti per equilibrare, con una seria patrimoniale, lo sbilanciamento d’imposte che sussiste attualmente.

Mi spiego. Si dovevano aggiornare gli uffici catastali per impedire alcuni paradossi, per cui puo’ accadere che, ad esempio, a Roma una casa di periferia sia valutata più di una del centro, e anche rispetto all’evasione fiscale, tranne qualche azione esemplare, si è fatto troppo poco e il redditometro deve ancora dimostrare la sua efficacia.

Poco anche nella lotta alla corruzione e veramente niente rispetto alla spesa pubblica. Sul lavoro la stessa riforma dell’art. 18 continua a non favorire l’ingresso nel mondo del lavoro dei giovani e quindi appare una misura da rimeditare.

La salita in politica di Monti, che continuo a reputare un errore, tuttavia da un volto presentabile ad un centro che sembra coagularsi su personaggi come Fini e i suoi futuristi, che potenzialmente continuano ad essere la speranza per chi è di destra di avere, in quell’area, una forza realmente moderna ed europea. Casini è il solito democristiano doroteo e conservatore, mantenendo l’immagine più classica della vecchia Democrazia Cristiana, ma mi sembra molto più compatibile nella PPE di quanto possa esserlo il PDL.

Francamente, trovo paradossali le critiche a Monti del PDL, il quale ha sostenuto il governo del professore votando tutti i suoi provvedimenti, il cavaliere continua a credere che gli italiani siano degli adolescenti a cui si possano raccontare favole, ma tutti sanno che se Monti è stato chiamato al governo è stato unicamente per la totale incapacità del governo Berlusconi/Tremonti che dopo tre anni, con una schiacciante superiorità in parlamento, non sono riusciti a dare soluzioni ai problemi del paese.

Quando Monti è arrivato eravamo ad un passo dal fallimento (ancora due mesi e, ad esempio, gli impiegati pubblici non avrebbero più avuto la garanzia di avere lo stipendio). Monti ha impedito questo ed oggi lo spread, sceso a livelli inusuali, consente guadagni di miliardi di euro all’Italia e cioè a noi. Quindi piaccia o no il centro una sua credibilità la puo’ presentare.

Tuttavia, il vero problema è che se Monti aspira ad essere un autorevole statista, non dovrebbe perdersi in giochetti pericolosi, come in Lombardia, dove sarebbe bene che il centro sostenesse la figura di Ambrosoli, uomo moderato, per marcare una netta discontinuità con quella Lega e Formigoni e quindi Berlusconi che hanno reso la più laboriosa regione d’Italia un coacervo d’illegalità con pesanti infiltrazioni mafiose.

Viceversa, la scelta montiana sembra voler favorire un successo della destra in quella regione, con ricadute anche al Senato, ricadute che potrebbero impedire la governabilità del paese. Obiettivo che per un neostatista non mi sembra il migliore.

Invece dell’equidistanza Monti e i suoi, meglio avrebbero fatto a lavorare per un accordo postelettorale, per un’intesa di governo con il PD. L’emergenza crisi è tuttaltro che conclusa e la governabilità e un piano chiaro di riforme, restano le priorità assolute. Il mantenere questo basso profilo favorisce la confusione inscenata ad arte dal PDL, che batte su presunti complotti e che alla fine con il suo basso populismo, fatto di promesse da marinai, pure raccoglierà una certa quantità di consensi.

Finiamo con la sinistra.

Iniziamo con il PD. Bene le primarie. Benissimo le parlamentarie per scegliere i candidati in aperto dissenso con il porcellum. Grosso modo bene anche il listino Bersani.

Bene anche alcune priorità come la cittadinanza ai bambini extracomunitari nati in Italia e il diritto al voto almeno alle amministrative per quegli stranieri che lavorano e pagano le tasse in Italia. Bene alleggerire le imprese dalle tassazioni, bene il segnale di riequilibrare il sud con il nord. Ancora pochi segnali per i giovani, ma siamo all’inizio della campagna elettorale.

Male i litigi con la lista Monti, con velate minacce di chiudergli le porte del Quirinale in faccia. Sono discorsi prematuri ed inutili che favoriscono l’antipolitica. Ci si confronti sulle idee e sui programmi evitando perniciosi personalismi che non interessano agli elettori e che allontanano, ove occorresse, la possibilità di dialogo tra la sinistra e il centro ad urne chiuse. Egualmente sarebbe bene che il centro evitasse attacchi personali come quelli contro Vendola o Fassina. In politica bisognerebbe sapersi contenere.

Il vero vulnus del centrosinistra sono le alleanze. Ci si puo’ fidare di Vendola? Bersani sostiene che Vendola ha firmato precisi impegni atti ad impedire che, al primo mal di pancia, cada il governo. Faccio solo presente che anche Bertinotti firmo’, ad un certo punto della legislatura, un analogo impegno con Prodi, salvo pero’ poi, far cader il governo sulla politica estera. Del resto la politica non si fa per contratti, ma per sintesi di tesi a volte differenti, quando la sintesi manca i governi cadono.

Vengo percio’ anche al SEL di Vendola. E’ evidente che un successo di questo partito porrebbe sotto schiaffo il PD, legandogli le mani. Ricordiamo che Vendola definisce un governo con Monti una sciagura e dubito che voglia farsi complice di tale sciagura.

Questo rende ancora più grave la scelta di Monti in Lombardia dove, a questo punto, Ambrosoli potrebbe non farcela e soprattutto potrebbero non farcela i candidati al senato del centrosinistra. Gli altri alleati del PD (Partito socialista e Alleanza di centro) sono troppo poca cosa per poter incidere. Peraltro, sarà importante capire la posizione che assumerà la CGIL e la FIOM che sono sindacati che hanno duramente combattuto il governo Monti mentre il PD lo sosteneva e quindi di partenza sono più prossimi al Vendola pensiero.

Restano le testimonianze.

Quella civile di Rivoluzione Civile di Ingroia e degli orange di De Magistris sindaco di Napoli, i quali invocano il dialogo al PD e contemporaneamente a Grillo (???), ma al contempo con il suo 5% accreditato dai sondaggi non prende posizione nemmeno in Lombardia, dove l’aiuto ad Ambrosoli sembra essenziale e dove il rischio pareggio al senato è drammaticamente possibile con tutti i predetti catastrofici effetti di ingovernabilità.

Quindi, se Ingroia balla da solo, la sua resterà una fascinosa quanto inutile, sul piano numerico testimonianza. Peraltro siamo di fronte a liste, come quella radicale che hanno l’indubbio limite di essere a tema e quindi incapaci di una visione complessiva della società e di un progetto altrettanto complessivo per uscire dalla crisi e rilanciare l’economia del paese. Ingroia eredita la battaglia sulla giustizia che fu di Di Pietro ( a proposito che fine ha fatto l’IDV?), ma è tutto qui. La giustizia è importantissima ed una seria riforma urge, ma non è l’unico tema della nostra società e se sugli altri temi c’è vicinanza con il PD sarebbe meglio una strategia elettorale diversa che consenta di evitare dispersioni di voto. Cosi anche i radicali che si presentano sostanzialmente con un solo obbiettivo, segnalato nelle liste sul loro simbolo, ovvero l’amministia per rendere le carceri italiane più umane. Una nobile battaglia, magari non popolarissima, ma questo non importa, tuttavia il tema è troppo circoscritto per un parlamento italiano che dovrà affrontare una situazione paese evidentemente drammatica.

L’altra testimonianza è populista; ed è quella di Grillo e dei suoi, al netto degli epurati. Il boom di Grillo sembra già essere diventato un flop. Tanto che indiscrezioni parlano di un Grillo pronto a tornare nei teatri di cabaret lasciando le piazze che aveva calcato di recente con successo politico. Tuttavia vanta ancora nei sondaggi un ragguardevole 12%.

Il vero problema è che non si capisce per farne cosa. Visto che non punta al governo, non vuole allearsi con nessuno e nemmeno con il new entry Ingroia. Quindi rischia di diventare una forza testimone dell’antipolitica, che con le sue parole d’ordine, spesso dal sapore qualunquista, finirà per attrarre il voto di protesta dei delusi. Un voto antisistema che scomoderà, ma non so quanto, solo alcuni sociologi.

Nella sua “ liquidità” ho immaginato che Grillo (magari i grillini no), fosse collocabile a destra, il suo ultimo appello all’alleanza, rivolto ai fascisti di Casa Pound, mi conferma questa supposizione, ma nel vaneggiante e volatile populismo del comico è difficile capirci qualcosa.

Peraltro, la fine del berlusconismo, segna anche, a mio avviso, la fine dei partiti liquidi, come li chiama il sociologo Bauman, ovvero di quei partiti che privi di ideologia, si affidano ad un grande capo che è capace di modificare, di volta in volta, secondo le necessità, tesi e proposte affidandosi soltanto, senza alcuna coerenza politica o ideale, ai propri interessi e giudizi congiunturali, e alle proprie utilità di parte.

Felicemente, la balcanizzazione controllata dei partiti dovrebbe portare alla fine a tre grosse e tradizionali aree politiche che magari si possono configurare, con poco originalità, come un’area di centrosinistra, riformista, progressista ed europeista, un’altra di centro, liberale ed europeista ed una di destra conservatrice, populista e fondamentalmente euroscettica.

Metto fine a questo piccolo e assolutamente incompleto vademecum. Vinca il migliore ma, soprattutto, vinca il buon senso degli italiani.

(Nelle foto dall’alto in basso: Poster dell’elezioni 2013, Merckel e Sarkozy, Monti e Napolitano, Ambrosoli candidato centrosinistra alla regione Lombardia, Bersani, Ingroia, Casa Pound).

Nicola Guarino


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