Altritaliani
L’endorsement della nostra Mancini a favore di Antonio Ingroia.

E ora... Rivoluzione Civile

lunedì 7 gennaio 2013 di Marina Mancini

Rivoluzione Civile è la coraggiosa lista creata da Antonio Ingroia il coraggioso magistrato che dopo aver indagato sui rapporti Stato/mafia, ha lasciato la toga per l’impegno politico. Un movimento che si colloca a sinistra ma che intende scuotere la società civile.

Un nuovo anno si presenta rifiorito alla porta della mia città, ancora assopita e gonfia, per la baldoria e le risate di una notte passata sotto l’ombrello colorato dei fuochi d’artificio.

La mia notte, bellissima, di festeggiamenti trascorsa in una piazza illuminata, a ballare e scambiare auguri a qualsiasi forma di vita si muovesse li intorno, riempiendomi gli occhi della bellezza della mia bimba che saltellava su quelle gambette colorate dalle calze di lana, con le guance rosse per l’emozione e il freddo.

Oggi trascorro la giornata di questo neonato anno a trastullarmi nel beato far nulla, ancora in pigiama ad un ora che richiamerebbe a più decoroso vestiario, ma la convenienza e l’opportuno raramente bussano a questo uscio e tanto fa che rimango a cincischiare sotto il plaid.

Approfitto dell’assenza, momentanea, dell’erede e compio il fatale errore che capovolge una giornata inutile e beatamente ottusa in un fiume di veleno e rabbia, che mi costringe ad una qualche azione, anzi ad una sola, l’ormai (amata) abitudine a mettere in un angolo le emozioni, estrarle dal cilindro e rovesciarle su un foglio bianco di computer con il quale mi confronto in un duello all’ultimo carattere.

L’errore estremo, per chi cerca di assopire i sensi e qualche volta l’incoscienza, è stato quello di prendere tra le mani un film appena acquistato e arrivato per posta. Un film bellissimo scritto e diretto da una comica o meglio satirica e allora che problema c’è?

Il problema nasce se il satiro in questione si chiama Guzzanti Sabina e se il film, peggio mi sento, e il racconto spietato di un dolore e di una cattiva coscienza, scritto tra le macerie di un terremoto.

Draquila è il titolo e basterebbe questo per dare corpo e contenuto alla tragedia. Ma il protagonista, sempre attuale e sempre in gamba, è lui, e questo conclude la storia perché, più o meno, quando fa il suo ingresso Berlusconi ti fai subito una certa idea di come sono andati i fatti.

Mio padre usava dire che quando il diavolo ci mette la coda il finale va a puttane (e non aggiungo altro!)

Lui, l’unico essere umano che si auto rigenera dalle ceneri, come fenice incartapecorita, e passa felice e indenne tra i profumi di sciagure, scandali, sceneggiature tragicomiche e sudiciumi di vario genere e natura. Meraviglioso!

L’evento, orrendo, che fa da cornice al film è il terremoto che ha distrutto l’Aquila nell’aprile 2009, città ancora sotto le macerie. Trattengo le lacrime, tiro su con il naso, mentre scorrono le immagini, e si disegna chiara e senza appello, implacabile, la truffa, la rapina, il trucco, la desolazione, l’infamia, il sopruso.

La storia e poi i magistrati, ci hanno raccontato e confermato come l’uomo del miracolo, l’uomo nuovo della protezione civile che doveva proteggere, si è, invece, adoperato per far tacere, per tessere un velo fatale sulle paure, vere, della gente.

Gli esperti al seguito, ossequiosi, hanno pronunciato l’inverosimile e la condanna a morte per centinaia dei miei conterranei, fratelli e sorelle. E la tragedia, capovolta, si trasforma in un grande show sotto gli occhi del mondo.

In quei giorni circolava, come un’ave Maria nell’ora dei vespri, la propaganda e la nauseante ossessione televisiva del più grande comico con i tacchi del mondo, te lo ritrovavi in tutte le salse e in tutte le trasmissioni a dichiarare la sua pena e la sua soddisfazione per il grande evento.

E qualcuno si divertiva, tra milioni di soldi pubblici lanciati in aria in volteggi arditi, tra scandali e oscenità con la scusa di ricostruire le briciole, preparate per la festa con lustrini e paillette, mentre le macerie, quelle vere, erano (e sono), immutate, nascoste, polverose.

Ma tu guarda, veniva da pensare, quante possibilità di marketing un terremoto, fatto a modo, permettono. Edificante come una bastonata in testa!

Ma lui e il suo clan, che ha messo insieme il teatrino, è uscito indenne anche da tutto questo e ancora una volta si ripresenta, “con gli occhi rossi e il cappello in mano”. a riscuotere un amara (per noi) prebenda. Io dico e lo dicono in molti, ormai, che il limite si è superato, che oltre, questo paese e i suoi cittadini, non possono e non vogliono sopportare.

Il ridicolo, il malcostume politico, il ladrocinio, l’iniquità dei tagli, delle risorse e delle possibilità di vita per la gente comune ci hanno ormai sommerso, in questo liquido penoso che lascia sbigottiti e increduli per l’arroganza e l’indifferenza con il quale viene alimentato.

Che cosa è rimasto? Ci si rivolge a destra e a sinistra, passando per i governi dei super tecnici, le facce e l’interesse commediante è lo stesso, più o meno da quando ho smesso i pannolini, facce ripulite per l’occasione ad ogni turno elettorale.

Con questa palla che rimbalza, sempre uguale e sempre la stessa, un po’ a te e un po’ a me, dall’età della pietra, nella discesa del si salvi chi può.

Però, si distingue e fa la sua comparsa qualcosa di nuovo, musica diversa per orecchie ferite, un neonato movimento che si veste di un colore caldo, lo stesso dei sindaci che vorrei a casa mia. Non so se cedere a questo richiamo ruffiano, perché la delusione politica bussa spesso e ti arriva da ogni direzione. Ma peggio di così!

L’uomo che si presenta con un curriculum vitae degno, che fa sperare, si chiama Antonio Ingroia e il nome della sua lista detta al mio ottimismo il battito da seguire per illudermi: “Rivoluzione civile”, mi piace, perché in questo paese, ridotto a biscotto triturato, è urgente una totale trasformazione del pensiero culturale e di approccio alla politica, devastati dalla mercificazione, ad ogni livello, della premiata ditta B & C degli ultimi anni.

Con la partecipazione secolare, dietro le quinte, ma non troppo, di una soffocante presenza, oscurantista sotto l’ombra del vaticano, attenta e interessata a derubarci di tutto quello che, in vita o in morte, ci riguarda, sospendendo, tra un ora pro nobis e un rosario antico, il progresso umano, civile e scientifico che ci spetta di diritto. Ribellione, rifiuto totale e rinnovamento, attraverso l’azione di un movimento civile che dia forma e sostanza ad un nuovo modo di immaginare la realtà sociale e politica e nel momento in cui la si dipinge, più onesta, coraggiosa, laica ed equanime, questa prende vita, facendo proprio un’ agire istituzionale democratico e progredito, con una prassi all’altezza di un respiro di dignitoso decoro.

“La rivoluzione”, dice il volantino del suo movimento, “si fa in dieci passi”. E in ogni tappa di questo percorso, nella ricomposizione del paese, si pretendono a gran voce quelle preziose istanze civili depredate e archiviate nel doppio fondo dell’indecenza e del ricatto economico e politico: legalità, solidarietà, laicità, sviluppo economico in armonia con il rispetto per l’ambiente, lotta alla mafia recidendo, con urgenza, i nefasti cordoni ombelicali tra questa e lo stato.

Si chiede ai partiti di sparire dai consigli di amministrazione pubblici dell’informazione, perché questa, senza paura, ci sveli le menzogne dietro gli altarini politici e faccia terra bruciata intorno ai giornalisti, capi della servitù, agli ordini del potente di turno.

Si esige che un etica rigorosa si estenda dovunque, calda e rassicurante, come spina dorsale, per orientare il paese. Si pretendono leggi severe per rendere in candidabili i delinquenti, sospetti e certificati, e li spedisca, con gran tripudio di sdegno, oltre il sistema solare.

Li percorro con gli occhi questi semplici, ostinati, determinati passi, mi sembra strano che la soluzione per il mio paese, dilaniato, oltraggiato, possa trovarsi nelle righe che si raccolgono in un ritaglio di volantino e, pure, sembra effettivamente tutta li la soluzione.

Questi dieci passi, queste dieci possibilità di crescita e di bellezza, sono all’altezza della mia rabbia, della mia indignazione, punto dopo punto raccolgono la mia dignità di cittadina offesa e vilipesa e le rendono giustizia.

Io ci voglio credere, voglio credere all’uomo che ha combattuto, al fianco di Falcone e Borsellino, i miei nemici, i nemici di mia figlia, i nemici della mia terra.

Perché se stringi, stringi i contorni della storia, ti ritrovi Ingroia da una parte (un magistrato serio e onesto), e dall’altra il partito di Dell’Utri ( mafioso per ammissione o lapsus e per sentenza), con tutta l’allegra compagnia di quelli, con qualche eccezione, destra, sinistra, centro che gli hanno permesso di espandersi, di radicarsi, di utilizzare le istituzioni a suo uso e consumo, come la gramigna sui prati, come la puzza di muffa sui muri.

Ci si può confondere? Forse, se sei in coma etilico o finito sotto un tir! Perché non credere all’uomo concreto che molto semplicemente racconta e denuncia, da sempre, verità pesanti chiamandole con il loro nome? Sarò ingenua ma voglio fidarmi del suo coraggio. Ne ho quasi bisogno.

Voglio pensare che il mio paese sia pronto per accogliere e aiutare quest’uomo a correggere il corso degli eventi e a ridisegnare uno Stato onesto e meravigliosamente sensato e intelligente.

Mi dovrò affidare e fidare di lui, dell’uomo a cui si erano affidati e fidati, molto prima di me, magistrati perbene e valorosi come erano Paolo Borsellino e Giovanni Falcone. Penso a questo, penso a loro emozionata e mi commuovo, ciascuno ha i suoi eroi, dopo tutto, qualcuno tifa gli stallieri, io preferisco loro.

Bene! Mi alzo, allontano la coperta e mi avvicino alla finestra, respiro, ancora una volta, fiduciosa, la brezza della sfida che si preannuncia nell’anno appena realizzato, brindo a lei e resto in attesa di questo nuovo slancio vestito d’arancione. (Anche perché non ho molto altro in cui sperare prima di emigrare in Uruguay).

(nelle foto dall’alto in basso: Il poster di Draquilia di Sabina Guzzanti; Antonio Ingroia e infine un poster di Gino Strada a sostegno di Rivoluzione Civile).

Marina Mancini


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