Altritaliani

Elezioni 2013: Benvenuti nei Balcani.

giovedì 3 gennaio 2013 di Nicola Guarino

Per le prossime elezioni ci si prepara ad una balcanizzazione politica controllata del paese. L’agenda Monti e il quadro politico. I rischi e le possibilità di un paese sulla strada della normalità.

La politica italiana fatica sempre a mantenere una sua linearità e tuttavia, malgrado ripensamenti, ritardi e bizantinismi, il rinnovamento resta ineludibile.
Riassumendo: Bersani per il centrosinistra, con le concluse primarie per i parlamentari che con tutti i limiti costituiscono una vittoria rispetto alla défaillance della politica incapace di cancellare il “porcellum” e di garantire ai cittadini di eleggere un parlamento che non fosse di nominati dai capi se non dalle segreterie dei partiti. Le primarie hanno comunque dato un segnale di democrazia importante un esempio di cui i cittadini dovrebbero fare tesoro.

A destra Berlusconi è solo. Incapace di incassare l’alleanza della Lega, senza Bossi, ridotto ormai a ruolo di santino e con Maroni che ha capito che il cavaliere è per dirla alla Calvino, dimezzato e quindi inutile. Già, il cavaliere abbandonato da alcuni dei suoi, con Crosetto, La Russa e la Meloni che fanno altri partiti che si dichiarano alleati a Berlusconi, ma è del tutto evidente che anche questo è un segnale che dopo febbraio, finito definitivamente il PDL, si potrà pensare ad una nuova destra e forse finalmente a delle loro primarie.

Monti alla fine ha sbagliato cedendo alle lusinghe del centro e di Montezemolo. La sua agenda è tuttavia qualcosa di più, e va tenuta in conto. E’ una roadmap impegnativa e da tenere presente se non si vuole incorrere nelle ire dell’Europa. Monti ha sbagliato ma forse la sua carriera non è compromessa. Tecnicamente la sua discesa dovrebbe favorire Bersani, anche se nelle ultime ore il PD ha perso pezzi pregiati a favore del professore in primis con l’uscita di Ichino e con un rischio, credo solo apparente, di “vendolizzazione” e di estremizzazione che mette a forte rischio la possibilità di governare il nostro affaticato paese.

Monti non è stato seguito da alcuni dei suoi ministri del governo tecnico. In primis da Passera, ma anche Clini e la Cancellieri hanno già dichiarato il loro “no, grazie”. In realtà per lui si pensa alla carica di Presidente della Repubblica mentre si consumano degnamente gli ultimi mesi di mandato di Napolitano, l’uomo che con mille difficoltà ha saputo tenere in piedi la dignità di un paese sopraffatto dal berlusconismo, dai suoi scandali nonché dalle devastazioni morali, economiche e sociali conseguenti agli sciagurati personalismi del cavaliere, una presidenza che con Monti ha consentito un recupero politico dell’Italia in Europa, ridandoci il ruolo che ci competeva.

Proprio per questo io credo che Monti abbia un futuro in Europa sostenuto a destra dalla Merkel e a sinistra da Hollande, non mi stupirei che la sua candidatura, in effetti, ancora virtuale, sia solo un passaggio per traghettarlo in Europa.

Certo la frantumazione dei partiti con un quadro che a destra, centro e sinistra è ancora in movimento dimostra che ci si prepara ad una sorta di balcanizzazione “controllata” della politica italiana. Una sorta di percorso per giungere non so se alla seconda o alla terza repubblica.

Il vero confronto elettorale si avrà tra la politica e il populismo con da una parte partiti capaci di progetto politico, che come il PD, ad esempio, sono chiamati a dare effettiva prova di metodo politico, di regole democratiche, di essere non solo ascoltatori della società, ma anche attenti proponenti di linee che possano rinnovare e modernizzare in senso vero il paese. Rinnovando non solo il personale politico ma anche i rapporti tra politica e società, che sappiano essere capaci di una politica che governa l’economia e non viceversa come un insano liberismo ha voluto negli ultimi decenni.

Un rinnovamento che sia trasversale e che porti a destra ad una visione liberale ed europea e a sinistra ad un’idea di democrazia laica e partecipata, con una forte spinta a favore dei giovani e delle donne che sono ancora emarginati dal mondo produttivo.

Dove sia possibile dare un taglio netto alla corruzione, ai privilegi dei politici e di lobby e caste che fin qui sono parsi imbattibili. Dove finalmente si possa parlare di diritti civili non come una chimera ma come una realtà possibile, dove non sia sempre l’Italia ultima ma prima in temi come i diritti delle coppie di fatto, dove si possa mettere in discussione cose come gli albi professionali e i titoli di studi che spesso sono l’anticamera dell’ignoranza e dei privilegi.

Dove si faccia la caccia all’evasione fiscale seriamente, anche con strumenti come la tracciabilità, dove veramente si stabilisca chi sono i ricchi e che siano questi a pagare la crisi più dei soliti noti sfiniti. Dove le liberalizzazioni siano vere e non solo frasi fatte senza conseguenze. Dove al centro come a sinistra si confrontino politiche di rilancio industriale, progetti economici e culturali che diano nuova linfa ad un paese dalle mille risorse e dai milioni di sprechi.

Questa è la politica che deve battere nuove tentazioni populiste come quelle di Berlusconi e Grillo che fanno a gara a sputare su tutto e tutti, senza alcun metodo politico (per me in politica il metodo è quasi tutto) vedasi le primarie di Grillo un flop da trentamila voti, senza nessuna regola democratica o peggio Berlusconi che fa abortire le primarie della destra sul nascere, dimostrando ancora una volta, se ci fosse stato bisogno, la sua idea di proprietaria del partito. Un vomitare malessere che può raccogliere consensi nella rabbia e nella frustrazione di molti che sono stati sfiancati, è giusto ricordarlo, da decenni di malapolitica.

Ci si prepara a tutto questo. Una tappa importante sulla strada della normalizzazione italiana. La vera vittoria si avrà quando gli italiani potranno sentirsi normali, con i comuni problemi di tutti gli europei.

Quando la corruzione non sarà più la prassi ma la deprecabile eccezione, quando i giovani potranno lavorare pensando di avere un futuro e non rassegnarsi ad invecchiare precari e poveri, incapaci di lasciare i genitori che gli garantiscono il sostentamento, quando l’Italia tornerà ad essere terra d’immigrazione e non di nuovo di emigrazione, come oggi, in questo fine anno.

Nicola Guarino


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