Altritaliani

Il senso di “condividere”

domenica 14 aprile 2013 di Emanuela De Siati

Quando qualcuno protesta per i propri diritti civili, c’è sempre qualcun altro che si organizza per protestargli contro. Mi viene in mente chi ha manifestato nel family day contro le coppie di fatto e mi vengono in mente tanti altri tipi di, diciamo così, anti-manifestazioni. Perché io non capisco in effetti come si possa manifestare contro un’altra manifestazione; e mi è venuta così in mente la parola condividere.

Con-dividere come dividersi una cosa con gli altri, distribuire una stessa cosa fra le altre persone, come con-dividere anche un pensiero. Ma la condivisione, proprio perché si tratta di una divisione della medesima cosa, non può essere un’imposizione. Chi condivide sceglie volontariamente di prendersi una parte del tutto, liberamente, non gli viene somministrato qualcosa contro il proprio volere. Inoltre, chi sceglie di condividere qualcosa con qualcun altro la distribuisce tra chi accetta questa condivisione ed è sempre una condivisione limitata, nel senso che ci sono persone che condividono uno stile di vita ed altre che ne condividono un altro. La condivisione non può essere che varia, democratica, nel rispetto della effettiva diversità. Ci sono persone che condividono gli stessi problemi, le scelte politiche, le stesse malattie, la stessa religione e così via..

Nel principio naturale per cui la condivisione non può che essere limitata a un gruppo di persone solamente, nel rispetto infinito di altri tipi di condivisione di altri gruppi, io non accetto per definizione chi usa il verbo condividere al posto di proibire. Mi spiego meglio. Se io dico: " Non condivido i tuoi gusti musicali", non voglio importi di ascoltare per forza quelli che piacciono a me, solamente non li condivido, ma ti lascio la libertà di ascoltare quello che vuoi. Significa che li condividerò con qualcun altro, ma nulla ci impedisce di uscire insieme e farci una birra. Magari non andremo ai concerti insieme. Troveremo altri tipi di condivisioni, ecco tutto. (Gli esseri umani sono fatti peraltro per incastrarsi meravigliosamente, proprio quando sorgono diversità. Come un puzzle. Potrebbero due pezzi uguali incastrarsi? No. Devono per forza essere diversi. La diversità è necessaria pure al nostro dna per rafforzarsi generazione dopo generazione).

Chi oggi manifesta quindi contro altre persone che hanno a loro volta manifestato per i loro diritti civili, non lo fanno pacificamente in merito a un lavoro di logica, ad un pensiero, a un sogno di costruzione; lo fanno semplicemente perchè sono stupidi o cattivi, o tutte e due le cose messe insieme. Non si può manifestare contro uno di colore perché sarebbe come non "condividere" la sua esistenza. E non ha senso. L’uso del verbo stride in maniera troppo evidente. Non si può manifestare contro le famiglie alternative a favore di quelle classiche di marito e moglie sposati secondo il rito di madre chiesa, perché ne esistono milioni di altre diverse e non si possono non-condividere, ma solo accettare. L’uso sbagliato (o meglio, ipocrita) di questa parola ha fatto sì che si leggittimassero comportamenti razzisti. Non condivido perciò rompo le scatole a chi non è come me. Ci manisfesto contro perché non lo condivido. Io dico: ci manifesti contro perché non accetti la sua esistenza, come i nazisti non condividevano gli Ebrei. Mi chiedo: si può non condividere l’esistenza di qualcuno? (Quinto comandamento: non uccidere).

Chi ha manifestato nel family day contro altre famiglie, contro altri esseri umani e contro altri diritti civili ha trasgredito il quinto comandamento che dice chiaramente di accettare l’esistenza di tutti gli esseri umani. Non ha specificato quali esseri umani. La sola indicazione è: "Non uccidere". E mi pare anche chiara.

Emanuela de Siati

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