Altritaliani
Voyages en ItalieS

Rottamati questi treni che viaggiavano di notte

giovedì 29 novembre 2012 di Armando Lostaglio

Undici dicembre 2011. È la data che segno’ la fine dei servizi dei treni con cuccette che dalla Sicilia e la Calabria attraversavano il Paese e arrivavano al Nord Italia e ancora più su. Che segna la fine di un’epoca: quella dei viaggi infiniti che gli immigrati del Sud facevano per arrivare a Milano, o a Torino. Quella delle vacanze, verso il mare. Ora, i viaggiatori devono trovare vie alternative che costano molto di più.

L’Italia per noi cominciava a Foggia. Si partiva alle nove di sera da quella stazione approdo e partenza per quei tanti che la raggiungevano dalla parte nord della regione, da Potenza in su, ma anche dall’Alta Irpinia e dall’Alto Bradano. Una stazione come tante altre, poco accogliente, dove oggi non c’è più nemmeno la sala d’attesa; ma da sempre quella stazione rimane il punto iniziale dei lunghi viaggi verso il nord. Migliaia, forse milioni di uomini e di donne, famiglie intere, generazioni dopo generazioni hanno attraversato i binari di quell’ormai storico Tronco Sud, diretti comunque oltre Bologna: Milano, Torino, il Veneto, e ancora più su, la Germania, la Svizzera, la Francia. La partenza, da farsi subito la croce: una notte lunghissima, spesso insonne, o da risvegliarsi con le ossa rotte; vagoni a scompartimento con sedili che si allungavano al punto da respirare gli odori consueti delle estremità del prossimo. Viaggiatore anche lui, emigrante anche lui, o familiare di chi aveva trovato fortuna in quell’altrove già tempo prima. Le cuccette erano costose, di più i vagoni-letto.

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© Flavio Brunetti

Ora quei treni della notte non ci sono più, sono costosi, le cuccette non rendono e meno ancora i vagoni-letto. Di notte viaggiano ormai solo le merci. Da Foggia ce n’è solo uno per Milano. Per il resto, il cambio d’obbligo è la stazione di Bologna, quella ferita a morte, oltraggiata in quell’agosto dell’80, mentre ci passavano migliaia di emigranti di ritorno al sud per le ferie. Ora a Bologna si arriva a notte fonda, che non è ancora l’alba. E lì si aspettano le coincidenze per le altre destinazioni. Quei treni della notte avevano nomi persino poetici: treno del Sole, Freccia del Sud; quei treni hanno cucito una nazione, era un servizio universale a tutti garantito, si discuteva in quegli scompartimenti fino alla noia; si mangiava, si dormiva, si curiosava, erano in pochi a leggere ma si poteva fare anche altro. “Il treno è l’unico posto al mondo dove un povero può sedersi per parlare e pensare; è l’unico posto in cui può sentirsi borghese”. Lo scriveva il secolo scorso un pensatore anarchico, Llawgoch.

La politica dei tagli ha reciso prima i “rami secchi” (chi ricorda più le Ferrovie Ofantine”?); poi è toccato ai treni della notte. E con questi si è interrotta anche una letteratura e un cinema che si nutrivano di viaggi notturni. Agatha Christie ha fatto risolvere al suo Poirot diversi omicidi in quel Orient Express, mentre Totò litigava con l’onorevole Trombetta in quel vagone a cuccette; in “Intrigo internazionale” Hitchcock fa entrare in galleria Cary Grant ed Eva Marie Saint. Sempre fra una galleria e l’altra il timido soldato Nino Manfredi occhieggia la bella vedova dalle gambe velate di nero, prima che si faccia notte.

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© Flavio Brunetti

Avevano un loro fascino le luci notturne degli scompartimenti che sfrecciavano fra case illuminate e stazioni sonnolenti, brughiere nebbiose quando si arrivava in Pianura Padana, piatta e algida, talvolta ostile.

Ora tutto è cambiato, i treni lunghi viaggiano di giorno perché in viaggio si possa lavorare, computer e cellulari sempre accesi; di notte viaggiano i bus a lunga percorrenza.
E’ la fine di un’epoca. A quei viaggiatori di un tempo vanno le note e i versi di Fossati, “ I treni a vapore”.

Armando Lostaglio


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