Altritaliani

Il terremoto de L’Aquila e l’improbabile Galileo.

domenica 4 novembre 2012 di Eleonora Puntillo

Rievocati i roghi dell’inquisizione e il processo a Galileo Galilei per un’intera settimana dopo la sentenza del tribunale dell’Aquila. Nessuno se l’aspettava quella pena di sei anni di carcere ai sette scienziati della Terra ai quali qualcuno molto in alto nella gestione della Protezione Civile ai tempi di Berlusconi attribuì il compito impossibile di “rassicurare” la popolazione spaventata da continue scosse e soprattutto da sinistri rumori nelle strutture di alcuni edifici.

Compito sottinteso, non dichiarato esplicitamente, ma che avrebbe dovuto essere rifiutato con chiarezza ed energia, rimandando al mittente la responsabilità di agire e prevenire in nome del principio di precauzione. Ma non fu così. La notizia, in termini falsati, della condanna ha fatto il giro del mondo (non solo scientifico) suscitando anche violenti attacchi di stile berlusconiano ai magistrati, accusati di aver condannato “chi non ha saputo prevedere il terremoto”. Ma l’accusa non è stata mai questa.

Gli scienziati si riunirono dalle 18,30 alle 19,30 del 31 marzo 2009 e nel verbale finale risulta che non rassicuravano e neanche allarmavano, benché loro stessi e la Protezione civile sapessero dei rumori sospetti ad ogni scossa segnalati da chi risiedeva in decine di edifici vecchi e nuovi. Due pagine di affermazioni come queste: “Improbabile che ci sia a breve una scossa come quella del 1703, pur se non si può escludere in maniera assoluta” nonché “la sismicità del territorio richiede particolare attenzione verso le costruzioni che vanno rafforzate e rese capaci di resistere ai terremoti”.

Insomma, un verbale zeppo di probabilità e improbabilità, in cui si ribadisce l’ovvia impossibilità di prevedere terremoti. Scientificamente corretto, ottimo per un tranquillo convegno e tale da indurre politici e protettori civili a rassicurare a tutto spiano per evitare la scocciatura di interventi di prevenzione, di verifica sui fabbricati ed eventuali sgomberi, benché anche di questo avesse parlato, ma solo en passant come sempre, la Commissione Grandi Rischi formata da grandi scienziati. I quali, formalmente, non avevano affatto rassicurato.

Il terremoto distruttivo arriva giusto 6 giorni dopo e si porta via oltre trecento vite umane riducendo in macerie i palazzi che per mesi avevano scricchiolato, avvertendo – essi sì – del gran pericolo imminente. Tre anni dopo – il 22 ottobre scorso – è arrivata la sentenza di condanna.

Sul Corriere della Sera del 28 scorso, finalmente, la scrittrice Dacia Maraini ha invitato non solo a usare altrettanta severità con i costruttori di edifici (fra cui l’Ospedale, la Casa dello Studente!) che si sbriciolarono come cartapesta, ma anche a non confondere la Scienza con chi - non come Galileo Galilei che rischiava la vita se non abiurava – ha preferito rifugiarsi nell’ambivalente scientificità delle probabilità equivalenti alle improbabilità.

Eleonora Puntillo


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