Altritaliani
Primavera italiana anche se si avvicina l’autunno.

I figli di nessuno in un’Italia che ignora la meritocrazia.

mercoledì 5 settembre 2012 di Emanuela De Siati

In Italia (dati ISTAT), un giovane su tre non lavora. Sono spesso laureati con ottimi voti, spesso creativi e capaci, ma in Italia a sud, come ora anche a nord, non trovano lavoro, non possono avere progetti, sono orfani del futuro. Nell’Italia che ignora la meritocrazia e che premia solo la casta e i suoi amici, loro sono i figli di nessuno.

Bamboccioni, sfigati, generazione perduta. (In Italia si vive molto bene. A meno che tu non sia operaio, studente, gay, malato, pensionato, disoccupato, autonomo, precario, ateo o educato).

Gioventù bruciata, scanzafatiche...continuo? Ma soprattutto: "Chi è a pronunciare queste offese?". L’analisi non è difficile e risulta così: chi ha avuto un posto di lavoro indeterminato facilmente, chi insegnava a scuola con incarichi di ruolo avendo sostenuto solo il diploma, chi non ha mai fatto venti lavori diversi per mantenersi all’università, chi non ha mai pagato affitti esorbitanti al nord perché credeva (illuso..) che dopo avrebbe trovato più facilmente lavoro, chi (nel caso di questi ministri geni) conduce una vita troppo snob per poter capire cosa significa avere ancora tagli in una famiglia che vive con mille euro al mese.

Ma i tecnici sono convinti di salvarci con la crisi, proprio mettendoci in crisi! E’ questa la loro soluzione: impoverirci ancora per arricchirci in futuro. Ma stanno tagliando i fondi a chi questa crisi non l’ha creata, nè causata. La stanno facendo vivere alla generazione ’persa’ che non ha colpe e che dovrebbe essere la classe dirigente del futuro.

Ma forse essendo sfigati, troppo sfigati, moriremo prima di loro e inventeranno delle pillole tipo viagra che li manterranno sempre in vita e il massimo contatto con la gioventù sarà con le future veline quindicenni.

In un vecchio telefilm ho sentito questa frase di uomo finito senza lavoro: " Credevo che questo fosse un paese dove un uomo potesse sbagliare e ricominciare da un’altra parte". Ed è questo il punto. La libertà di sbagliare nella propria vita è sacrosanta. Di cambiare idea, progetti. É un atto di intelligenza e riflessione, superamento di se stessi ed evoluzione interiore. Ma non mi addentro a discorsi buddisti, non si addicono per niente alla società in cui sono ’bloccata’. Perchè è questa la sensazione dell’italiano medio: essere bloccati.

Certo, avendo i soldi si può fare tutto: viaggiare, uscire con gli amici, fare l’università dove si desidera, creare una famiglia con dei figli. Ma chi ha questa possibilità? Se l’America vanta le più prestigiose università (o le più pubblicizzate), direi che non è un vanto che esse siano private, costosissime e che il concetto di sanità pubblica sia assente.

É questo il modello a cui guardiamo? Ottimi e pochi diritti per pochi? Questo è solo differenziare gli esseri umani in caste e decidere chi deve soffrire e chi no, chi deve farci da servo e chi può essere padrone. Quanto ci sembra arretrato il sistema religioso indiano, povero, fatto di caste? Eppure, noi non andiamo di certo in una direzione tanto diversa.

C’è chi passa la vita a lavare nel fiume la biancheria del proprio padrone e la stessa cosa avviene in Occidente: c’è chi passa una vita a lavorare senza poter ambire mai a qualcosa di meglio, nonostante i voti alti all’università, un’istruzione superiore, non si ottiene mai qualcosa di facile e molto dignitoso, solo perché si proviene da una famiglia normale.

Certo tutti quei figli di attori e cantanti che versano lacrime perché sono penalizzati (e rido mentre lo scrivo) dalla fama del padre, non saranno molto d’accordo con il mio discorso, ma a me non fanno alcuna pena e anzi mi fanno rabbia al pensiero che ci siano artisti bravissimi in giro eppure ancora anonimi, senza un soldo in tasca.

Perché questo paese premia i fighi, chi si laurea in tempi record mantenuto dal papi, chi evade le tasse in grande stile e non è nemmeno in prigione; non gli sfigati del sud che si fingono ciechi per avere una pensione, ma i grandi sfigati aziendali del nord che in una volta sola evadono milioni e milioni di euro a scapito di un paese che sta crollando, economicamente e culturalmente (mi viene in mente l’orribilante spot di Formigoni in jeans!), la Santanché paladina dei ricchi per togliere ai poveri, una Robin Hood al contrario insomma e tutti coloro che distesi all’ombra dei loro quattrini vacillano sulle loro coscienze come nei loro yacht sul mare agitato. Insomma, la casta dei furbi con classe, che ce l’hanno con la mafia perché fa carneficine e uccide le persone, e chiede il pizzo a chi lavora onestamente e fa favori a chi accetta i soprusi del più forte. Giusto.

Ipocrita come solo come un vero ladro sa fare. Quello che non è mosso dalla disperazione, dalla fame vera, ma dall’odore dei soldi, degli affari grossi. Quello che non si sporca le mani per uccidere, ma affama le persone di ogni continente per i suoi maledetti affari giusti. Il vero ladro è un rispettato lavoratore, uno che fatica sodo. Perché, per truffare bene, ma bene, bisogna lavorare tutto il giorno, solo come un vero uomo del nord, pratico, consapevole, concreto, è in grado di fare.

Spero che questa mia durissima provocazione venga presa come un motivo per approfondire la nostra storia, quella italiana e non come una motivazione all’odio.

Rubare è un mestiere impegnativo, ci vuole gente seria, mica come voi! Voi al massimo potete andare a lavorare. Lavorare... lavorare stanca! (Dal film I soliti ignoti)

Emanuela Desiati

IL BLOG PERSONALE DI EMANUELA DE SIATI: http://emanueladesiati.blogspot.it/

Questo link spiega le cose: http://www.youtube.com/watch?v=JzHcYXoAKvY&feature=related


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