Altritaliani

L’erica fiorita, di Renzo Ricchi

martedì 14 agosto 2012 di Raffaele Bussi

Tra le cause della crisi che attanaglierebbe la letteratura in questo inizio di terzo millennio figurerebbe la mancanza d’interesse da parte degli scrittori verso la realtà che li circonda e l’assenza di un giudizio positivo verso qualche suo aspetto. Ma Eraldo Affinati, come molti tra critici e scrittori, non crede alla crisi, anzi ritiene che oggi il romanzo sia una delle forme artistiche più vitali. Le cause della crisi che attanaglia il mondo letterario risiedono altrove, soprattutto nel partecipare alla gara impropria con la società mediatica dove c’è un’intollerabilità che porta a rendere degno di considerazione solo quello che riceve luce dai riflettori, mentre il resto è come non esistesse. Ecco che la scomparsa dei libri seri dalle classifiche delle vendite consiste proprio nel fatto che essi non ricadono sufficientemente nel cono di luce dei riflettori del mercato.

E’ quanto accade al romanzo d’esordio di Renzo Ricchi, “Il paese dell’erica fiorita” (Carabba Editore, Lanciano 2011), struggente storia d’amore tra Lorenzo e Michela, storia di un incontro mancato, né tradito, né offeso, mancato non per colpa della protagonista, ma per la cinicità del destino che regge nel bene e nel male le sorti d’una umanità sprovveduta di fronte ai colpi ben assestati alla schiena dalla dea bendata. Una storia che a flashback ripercorre il passato del protagonista Lorenzo e dei suoi incontri con Michela, un rapporto strano, dove la protagonista non riesce a liberarsi del lei nel rivolgersi all’amico che a sua volta sfugge all’approccio più volte tentato da lei. Colpa una differenza d’età che cozza con situazioni di fatto che creerebbero condizioni di difficile vivibilità ai protagonisti ed ai personaggi periferici della storia.

Il racconto si riveste del fascino di una terra magica, mitica, quell’agro pontino che ha nel Circeo il suo riferimento più noto tra tramonti che ammaliano, albe, acque cristalline e foreste punteggiate dal lentischio, dal mirto, dal rosmarino sotto l’ombra dei lecci e dei sugheri, una terra splendida dove però a farla da padrone è l’erica. E’ la terra dell’infanzia di Lorenzo che la fantasia di ragazzo popolava di streghe, animali mitologici, principesse, briganti, corsari, personaggi che diventavano un tutt’uno con gli eroi omerici, Ettore, Achille, Nausicaa fino ad Ulisse, l’eroe dal multiforme ingegno che all’eterna giovinezza, all’immortalità ed all’amore di Calipso preferisce il ritorno ad Itaca, alle radici proprio come lui che decide di ritrovare il passato e rivedere Michela a distanza di dieci anni, appuntamento che la donna diserterà afflitta da un male incurabile.

Un esordio, questo di Renzo Ricchi, che accanto al lacerto narrativo, dirama per vene fabulatorie, penetrando con maestria le pieghe psicologiche dei suoi personaggi, proponendo scatti e profondità narrative che si fondono e connotano l’ambiente, affresco di impareggiabile bellezza.

Ricchi conferma che anche al di fuori del cono di luce dei riflettori del mercato c’è letteratura degna di tale nome e che fa riferimento a quelli che Pascale Casanova definisce lumi letterari in alternativa a quelli mercantili, ma cosa altrettanto importante si dimostra fedele all’assunto di Raffaele La Capria il quale definisce importante per uno scrittore il luogo di formazione. Da un luogo particolare sono partiti tanti scrittori, a parere dell’intellettuale partenopeo, e da quel luogo hanno saputo trarre immagini, metafore e personaggi che si sono dilatati, diventando universali senza perdere la propria identità. In questo Renzo Ricchi dimostra la sua bravura, un buon viatico per le successive prove narrative.

Raffaele Bussi


Home | Contatti | Mappa del sito | | Statistiche del sito | Visitatori : 369 / 3937379

Monitorare l’attività del sito it  Monitorare l’attività del sito culture et CULTURE  Monitorare l’attività del sito Letteratura - lingua - libri   ?

Sito realizzato con SPIP 3.0.21 + AHUNTSIC

-->