Altritaliani
Passeurs de mémoires...

Sembra impossibile ...

di Luigi Fiori Comandante Frà diavolo
giovedì 14 maggio 2009

In occasione del dibattito parlamentare relativo alla proposta di legge di equiparare il trattamento pensionistico dei partigiani a quello dei repubblichini di Salo’, abbiamo chiesto al partigiano Luigi Fiori, comandante Fra diavolo, di esporci il suo punto di vista sulla questione.

Sembra impossibile che qualcuno possa avere anche solo pensato di proporre una legge che sancisca la parità di merito fra le forze partigiane che si battevano per la liberazione dell’Italia dal nazifascismo e le reclute del nuovo fascismo imposto dai nazifascismi, che tutto volevano tranne la democrazia la libertà e la giustizia.

L’indignazione per quanto veniva proposto dal disegno di legge n° 1360 non poteva che suscitare un’incontenibile rabbia e ribellione, suonava come una bestemmia intollerabile nei confronti di quei giovani e meno giovani che volontariamente si erano impegnati nella lotta di liberazione spesso sacrificando la vita.

Fatto salvo il rispetto per tutti coloro che sono morti in quella circostanza, non è possibile non riconoscere la immensa, profonda differenza che distingue le due parti in causa. Solo la spudoratezza dei fascisti, e dei più o meno occulti sostenitori, potevano pensare di far passare una simile vergognosa proposta.

Mai e poi mai accetteremo una simile infamia. Come erano e come si comportavano i fascisti non ce lo hanno raccontato, l’abbiamo vissuto sulla nostra pelle, siamo ancora vivi e ce lo ricordiamo come se ancora lo stessimo vivendo. Le fucilazioni, le impiccagioni, le torture di ogni genere con il sadismo che li distingueva, le stragi di donne, vecchi, bambini, la sistematica fucilazione di ostaggi inermi, i luoghi scientificamente attrezzati per il trattamento dei prigionieri e l’elenco delle nefandezze potrebbe continuare per pagine e pagine.

I “soloni” del nostro revisionismo storico si danno un gran daffare per convincerci che quella lotta di liberazione fu guerra civile.
Ma quale lotta civile!
Il 25 luglio 1943 “il primo ministro” del consiglio cavaliere Benito Mussolini (dietro sollecitazione del suo gran consiglio del fascismo) va a palazzo reale e rimette nelle mani del Re (capo supremo dello stato e comandante supremo delle forze armate) le sue dimissioni da presidente del consiglio. Dimissioni accolte da sua maestà il Re che provvede immediatamente alla sostituzione dando l’incarico di capo del governo al Generale Badoglio.

A questo punto è necessario, per capirci, elencare i fatti tenendo conto del contesto nel quale si sviluppano rinviando i giudizi, sul comportamento della monarchia, al dopo guerra quando sarà possibile avere notizie oggettive sui fatti.

Il primo ministro Badoglio nel suo discorso di insediamento dichiara “la guerra continua” (naturalmente all’interno dell’alleanza con la Germania ed il Giappone). Le forze politiche ritornano a muoversi nella società civile ma solo per pochi giorni in quanto il capo del governo fa sapere che, essendo l’Italia in stato di guerra, la libera manifestazione politica non è consentita. I fascisti non si vedono né giorno né notte. Nel frattempo gli alleati sono sbarcati in Sicilia e il regio esercito non è certo all’apice dell’efficienza. Il governo legittimo italiano segretamente intraprende trattative per un pace separata con gli alleati del fronte opposto.

L’8 settembre Badoglio annuncia che la pace è stata fatta e ordina al Regio Esercito di respingere con le armi eventuali attacchi da qualsiasi parte vengano. Contemporaneamente per ragioni di sicurezza il Re decide di trasferire il governo in una città Italiana già occupata dagli alleati. L’esercito già sfibrato dalle tragiche campagne di Russia, di Grecia, dei Balcani ecc. non regge all’impatto con le consistenti forze tedesche già da tempo sul nostro territorio e dopo un paio di giorni soccombe in modo tragico per i 600.000 militari rimasti inermi nelle mani dei nazisti. Nello stesso tempo i nazisti con un colpo a sorpresa “liberano” il cavaliere Mussolini e lo trasferiscono in Germania dove lo “convinceranno” a formare un governo fascista in Italia del nord. Nasce cosi la Repubblica sociale italiana con tutti i suoi vecchi simboli, teschi, tibie incrociate, fascio littorio, pugnale fra i denti e bombe a mano.

Risaltano dalle loro vergogne e si mettono a totale servizio dei nazisti coadiuvandoli, e spesso superandoli, nelle loro nefandezze, instaurando un regime di terrore. Loro saranno sempre in prima fila per arrestare i patrioti, per guidare i nazisti nei feroci rastrellamenti, nel bruciare case, impiccare e fucilare donne, vecchi, bambini colpevoli solo di abitare in zona frequentata da patrioti partigiani. Questi repubblichini sarebbero i “bravi ragazzi” che la legge 1360 vorrebbe dichiarare di pari gradimento con chi per la patria e per la libertà si è veramente battuto.
Noi partigiani eravamo i veri rappresentanti della legalità.
Loro erano dei prezzolati al servizio degli occupanti nazisti.

P.S. A riprova della malafede di questi smemorati patrioti allego una carta topografica del territorio italiano ceduto dal governo fantoccio ai camerati nazisti. Osservate bene nella porzione viola la dicitura tutta in perfetta lingua tedesca. Questo era il rispetto che i nazisti avevano per gli alleati repubblichini.

Luigi Fiori Comandante Frà diavolo


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