Altritaliani
Alla scoperta della lingua italiana all’estero. L’esempio Albania.

L’italiano seconda lingua per gli albanesi

lunedì 6 agosto 2012 di Arjan Kallço

L’italiano è la seconda lingua per gli albanesi, che da sempre incrociano la loro storia con la Penisola. Con l’italianista e poeta Arjan Kallço, docente all’Università “Fan S. Noli” di Korçe andiamo a conoscere i problemi che il Paese delle Aquile affronta per la lingua del Bel Paese dove il “sì suona”.

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Veduta di Tirana

Insegnare l’italiano in Albania non significa insegnare una lingua straniera L2, come il tedesco, l’inglese o il russo, ma insegnare le regole di una lingua che è la seconda lingua degli albanesi, quella che tanto ha dato all’umanità, la lingua con la quale hanno parlato i grandi della letteratura italiana da Dante a Manzoni fino ai nostri giorni ai Nobel del ‘900 e gli autori famosi del 2000.

Sempre quando studi una lingua straniera ti trovi davanti a un crocevia e puoi farcela, soltanto impegnandoti totalmente. In aiuto corrono tutte le scuole che l’umanità ha finora istituito. A te la scelta, nonostante oggi si presti più attenzione a dei metodi nuovi e tecnologie nuove.

Dopo gli anni ’90 sono fioriti anche in Albania tanti libri di testo, alcuni da autodidatta, altri libri veri e propri di base di autori italiani, ma anche albanesi, alcuni anche professori universitari. Sono arrivati anche cassette e cd in dotazione, è arrivato l’internet e tanti siti, ma un pilastro non cambierà mai, l’insegnante e il suo ruolo fondamentale in quanto attore e fattore indispensabile in classe.

I mezzi a disposizione non mancano, anzi sono innumerevoli, ma oggi si osserva un calo di desiderio e interesse da parte degli studenti stessi. Questo calo da noi si spiega con il fatto che le esigenze della società stessa nei confronti della scuola sono calate. Ora all’università ci si può iscrivere facilmente, basta che gli studenti abbiano frequentato la scuola media superiore, perché la qualità e i risultati non contano. Questi nuovi fenomeni della scuola occidentale, hanno messo a dura prova la scuola stessa, la sua qualità e tutta la tradizione buona della scuola russa.

Non è il caso di citare i punti di forza della scuola di un tempo, perché ognuno di noi insegnante, laureato 20 anni fa, lo può constatare quotidianamente nelle aule o classi dove si studia. L’accordo di Bologna ha portato una vera rivoluzione con esiti negativi, non solo in Albania, ma nel paese che ha ospitato la firma che sarebbe stata degna della riforma europea.

Una nostra espressione dice : “essere storti, ma parlare chiaro”.
Le ultime notizie dal paese dove è stato siglato l’accordo, sono sconfortanti: la Carta di Bologna ha avuto uno stop e ha fatto flop, perché lo studente non c’è la fa a seguire per tanti anni gli studi, il mercato del lavoro attualmente è in crisi e il dato più clamoroso è che oltre al calo delle iscrizioni, si nota un forte abbandono degli stessi studenti degli atenei.

Se in Italia la scuola sta diventando soltanto per i ricchi, da noi l’allarme si chiama liberalizzazione a porte spalancate per tutti. Certamente anche lo studio delle lingue straniere ne risente. In tanti anni la mia ricerca sull’italiano a scuola e all’università ha visto in ascesa il grafico del desiderio allo studio. Agli inizi degli anni ’90, malgrado la povertà economica bussasse a quasi tutte le porte, la voglia di studiare era tanta e i migliori studenti, confrontando dopo 20 anni, erano effettivamente i più meritevoli.

Oggi la situazione economica è un po’ migliorata, ma il grafico del desiderio allo studio è ai minimi storici. La qualità della scuola si rispecchia nella stessa società. Perché allora questa riforma? Perché questa strada nuova?

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Cattedrale di Korce

Permettetemi di ricordarvi un altro detto: “Chi lascia la vecchia per la nuova, sa quella che lascia, ma non quella che trova”. La società di oggi sarebbe dovuta essere quella della selezione e competizione. In tutti questi anni, almeno la nostra generazione si è trovata di fronte a dei cambiamenti radicali della società, ed è toccata a noi la fortuna, ma nello stesso tempo sfortuna di affrontarli e di mettere in atto il lavoro di insegnamento della lingua italiana nella scuola. Siamo coscienti delle difficoltà che abbiamo incontrato durante il nostro percorso tra i banchi delle aule, siamo coscienti delle condizioni socio-economiche che attraversava l’Albania, ma il nostro impegno di insegnanti di una nuova generazione con il più arduo compito di dover trasmettere conoscenze in una altra realtà, non è venuto mai meno, anzi.

Siamo qui a discuterne, a confrontarci con i risultati che ognuno di noi può e deve portare, per far capire agli altri che i 20 anni trascorsi a fare il nostro dovere di insegnante, sono anni di una grande e meritata esperienza nell’ambito dell’insegnamento. Le nuove prospettive ormai ci proiettano verso nuovi traguardi, le ricerche scientifiche sull’insegnamento, sull’acquisizione e apprendimento della lingua, sulle modalità e gli usi della lingua, sulle traduzioni in albanese e italiano, perché no pure su veri e propri studi sui problemi di metodo, libri, materiali da adoperare nelle nostre aule.

Io penso che abbiamo tutte le possibilità di portare il nostro contributo, perché ci verranno in aiuto gli studi fatti dai nostri colleghi in Italia, tra cui Freddi, Danesi, Titone e il grande studioso di didattica Balboni, nonché i loro libri che da tempo abbiamo tra le mani. I nostri studi devono avere come obiettivo il concentrarsi sulla nostra scuola, sulla nostra realtà sociale, comprendendo ed applicando la glottodidattica, la psicolinguistica, la sociolinguistica dell’insegnamento in Albania e devono riuscire ad avere il “marchio” del posto.

a- Le competenze fonologiche.

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Arjan Kallço

Dal momento che l’alunno inizia a imparare una lingua straniera, va incontro a degli elementi della lingua come l’alfabeto, le sue lettere, la pronuncia delle consonanti e vocali, dei dittonghi e trittonghi, grafemi ecc. Si sa che l’italiano non è una lingua facile da studiare. I problemi sono molti anche nella fonetica. Non si può pretendere che gli stranieri che lo studiano come L2, possano apprendere tutti i dettagli. Gli italiani stessi prendono come modello l’italiano standard e negli ultimi tempi, detto dai colleghi dell’Università di Perugia, anche neostandard. Questo ha a che fare anche con la differenza, lo sviluppo e la stratificazione della società sempre pronta ad innovare il gergo. Durante i 20 anni del mio lavoro ho osservato che gli stranieri, in questo caso albanesi, non sempre prestano attenzione a questi primi elementi di lingua: le regole sulla pronuncia delle consonanti doppie, ma anche quando sono singole e si trovano in gruppi di parole che nella pronuncia non rispettano la regola.

Le doppie si pronunciano o si dovrebbero pronunciare più forti. Che cosa succede realmente? Nel momento della spiegazione tutti cercano di pronunciarle in base alla regola o anche nel periodo che segue la lezione. Quando si passa a degli elementi nuovi di lingua, questo elemento si dimentica o se ne presta poca attenzione. Quando legge parole che non sono ancora assimilate, lo studente domanda sempre come si scrive la parola, vale a dire che le doppie non sono ancora memorizzate.

Ci sono parole come capello e cappello che se non vengono pronunciate bene, si rischia di avere la classica domanda : “Si scrive con una o due?” Questo esempio parla chiaro della mancata attenzione che gli studenti prestano alle parole durante la pronuncia, nonché una certa pigrizia nel pronunciare le stesse.

b- Competenze morfosintattiche.

Il termine morfosintassi viene maggiormente usato oggi nella linguistica. Questa competenza è molto importante, quando si tratta dell’italiano.

Scherzando, mentre insegno, amo recitare un ritornello: “Ma la grammatica italiana/ c’è qualcuno che la ama?”, che dimostra la verità che se ci sono tante regole da studiare, la tendenza è l’aggiramento e/o l’oblio. Ogni volta che facevo test durante l’anno scolastico e tuttora all’università, (i ragazzi vengono da città diverse), nascono tanti problemi come: fare o meno una carrellata dei temi principali; includere anche gli argomenti del primo semestre, preferire un tema di descrizione oppure esercizi ecc. Anche facendo questa carrellata con esercizi, il risultato è molto deludente: studenti, anche bravi, che non ricordano le regole più importanti della grammatica. Da considerare che ci sono vari livelli di apprendimento in una classe.

Con studenti che hanno studiato come L2 questa lingua, in 2-3 ore settimanali, dopo un periodo di pausa, all’università, le regole non sono del tutto dimenticate, e il detto che la lingua si dimentica se si abbandona, suona forte, anche per quelli che hanno studiato presso i licei linguistici. Personalmente sono del parere che lo studio di una lingua straniera crea non pochi problemi tra gli alunni.

Prestano più attenzione all’atto comunicativo, perché sanno che la grammatica italiana è difficile da studiare. Ci sono molti ragazzi che capiscono quando sentono parlare o leggere in italiano, altri si sforzano di comunicare in diverse situazioni, ma si riduce tutto a zero quando gli alunni diventano oggetto di domande sulle vere nozioni grammaticali. La domanda è : ci basterà soltanto la comunicazione?

c- Competenze lessicali

Se si sfogliano libri di lingua italiana, si trovano anche libri che parlano di numero di parole che gli alunni devono possedere alla fine di un anno scolastico o di livelli di apprendimento. Quando eravamo studenti nelle aule dell’università, ci dicevano, durante le lezioni, oppure leggevamo che ogni persona possiede 5000 parole circa del lessico di uso quotidiano. Ma ogni giorno si adoperano 1000 -1500 parole, inserendo anche espressioni di gergo, secondo il mestiere o la professione. Il lessico si raddoppia quando si tratta di studiosi di lingua. In tal caso il lessico può arrivare anche a 10000 parole. Forse l’uso condiziona l’utilizzo di 5000 parole.

Io sono del parere che il problema del lessico va risolto in base al desiderio di ognuno di arricchirlo. Ci vuole volontà per poter sfogliare e leggere libri in lingua straniera anche dopo aver finito gli studi. Molti, credo che lo trascurino, ed è normale, perché si dedicano a dei mestieri e professioni diversi. Ci sono libri che in modo progressivo danno esempi nei contesti rispettivi.

Ci sono altri che esagerano fino all’assurdo, inserendo parole a non finire, senza badare al fatto che si sia o meno stranieri. Se si considera il dato che ho citato prima, allora il numero delle parole ad ogni lezione dovrebbe essere proporzionato.

Appesantire il lessico di parole inutili porta non solo l’oblio, ma anche la confusione. A questo punto la ricerca dice che i ragazzi sono propensi a imparare bene oltre il lessico del testo, anche quello che riguarda gli sport e la musica, mentre le ragazze hanno un lessico più ridotto, ma in compenso arricchiscono il loro lessico guardando le telenovele in spagnolo e di conseguenza nei test danno a volte espressioni spagnole.

d- Competenze testuali.

È una delle competenze in cui la combinazione delle conoscenze grammaticali e logiche rendono possibile lo svolgere dei temi per iscritto. Penso che sia la più difficile in una lingua straniera. All’inizio della certificazione questa competenza contava molto, come gli esercizi di pura grammatica.

Nel corso degli anni, avendo valutato le difficoltà, si è arrivati a semplici descrizioni e numero contato di parole. Forse la semplificazione ha avuto altri scopi, tra cui quelli comunicativi, perché una buona parte degli studenti che vanno in Italia, scelgono maggiormente non la laurea in lingua, ma medicina, giurisprudenza ecc.

La coerenza e coesione, è il momento più importante in un componimento. A volte domina la coerenza, perché sono ragazzi che hanno una buona preparazione anche nelle altre materie, concetti chiari, a volte la coesione, è ottenuta dalla conoscenza di chi è più incline alla lingua. In effetti gli studenti del liceo linguistico dopo 4 anni di studi, possono tranquillamente scrivere un componimento valido e bello: sia quando si tratta di idee belle e ben chiare, sia usando una lingua che rispetta tutte le regole della grammatica. Alcuni persino scrivevano racconti e poesie durante un tema di componimento.

L’esame di certificazione all’inizio faceva perno sulla grammatica e il componimento, inteso come descrizione dettagliata, ma poi per le esigenze e interessi sopraccitati, l’esame si transformava. Tutti i seminari di aggiornamento portano esperienze di prof. italiani, ma bisogna fare i conti con la realtà albanese e la lingua albanese in tutte le materie, tranne i licei linguistici.

e- Competenze grafemiche.

Questa competenza se teniamo conto dello scopo della lingua come mezzo di comunicazione, passa in secondo piano. La lettura è uno degli altri elementi della lingua che per la maggior parte dei nostri studenti non presenta problemi. Per fortuna l’italiano come lingua non ha i problemi dell’inglese. Gruppi di studenti che studiano inglese e italiano mettono in evidenza la facilità dell’italiano, anche per il fatto che il 70% del lessico albanese è neolatino.

Lo stesso dicasi sul francese, mentre sul tedesco credo non ci sia scampo. Le regole che esistono, una volta imparate, pur non conoscendo le parole, ti permettono di leggerle. Ormai non è un segreto dire che l’80 % degli albanesi capisce e parla la lingua italiana.

Questi dovrebbero essere risultati ufficiali del sondaggio fatto dal ex addetto scientifico dell’Ambasciata Italiana a Tirana in collaborazione con l’Ufficio Scolastico e l’Istituto Italiano di Cultura. Si sa che l’alfabeto albanese contiene tutte le pronunce dell’italiano, suoni e grafemi compresi, e ne ha di più, perché ha 36 lettere più alcuni altri suoni. Alcune ricerche offrono una varietà di casi: alunni che sanno comunicare un po’ in italiano, ma quando devono leggere, trovano difficoltà, per non fare i casi di chi scrive saggi e compone.

Arjan Kallço


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