Altritaliani
Viaggio nell’altr’associazionismo.

La Suerte e Lavinio.

sabato 21 luglio 2012 di Marina Mancini

In una serata di mezza estate Marina Mancini, con scrittura coinvolgente, ci racconta la presentazione del libro: “Suerte” di Giulio Laurenti alla libreria ‘Magna Carta’ che è anche un’associazione di un piccolo paese Lavinio. Una serata tra narcotraffico, Genova e il G8, e poi c’è l’autore e il contesto….Lavinio appunto un piccolo luogo ai confini dell’immensa Roma.

Sono incerta fino alla fine sull’esserci o meno alla presentazione di un libro, la giustificazione, solita, plausibile da mamma responsabile che ti impone il coprifuoco, perché alle nove di sera ma dove la porti la piccina di sei anni?, questa volta non ha prevalso. Ed eccomi ad aspettare sul marciapiede della piccola libreria”Magna Carta” di Lavinio, piccolo buco che di “Magna” per intenderla alla latina, ha solo la tenacia e la bellezza ostinata dei proprietari, che proprio non mollano e continuano nelle manovre di diffusione di tracce di memoria e cultura in questa cittadina, ai confini di Roma, piccola e addomesticata.

Aspetto con la piccola accanto, che sgranocchia la sua pizza, (beata infanzia, quante lezioni mi rifila, io disinvoltamente mi appiglio alle buone norme che vuole i bimbi a letto presto e lei, disinvoltamente, mi sorride e dimostra tutte le volte, che i confini e i limiti ce li ho io, nella testa, a lei basta una pizza, un tappo di sughero o un guscio di cocco per giocare e poi tutto si può fare, al bisogno due sedie o le mie ginocchia offrono un giaciglio perfetto per dormire).

La serata non è male, il caldo afoso che ha giocato con la nostra tolleranza negli ultimi giorni si è addolcito e decisamente si respira un venticello che promette bene anche per la nottata che verrà. “Suerte” è il libro raccontato questa sera, “la sorte” quella giocata sul filo del rasoio, quella che vedi nei film (brutti film americani, oserei dire) e che non ti aspetti nella vita delle faccende quotidiane, almeno non nella mia! La “Suerte”.

Racconta la storia, vera, di Ilan Fernandez, il più grande narcotrafficante Colombiano, ricercato in ogni dove, intrappolato in un esistenza senza respiro, senza riposo, dove se abbassi la guardia sei fuori gioco e poi voilà, capovolgimento teatrale, da avanspettacolo, eccolo grande stilista, imprenditore, creatore del marchio “De puta madre”.

Come e perché ce lo racconta appassionatamente l’autore del libro, lo scrittore Giulio Laurenti, che con questo incredibile personaggio ha trascorso nove mesi.

Nove mesi, una gestazione prima di un parto, un periodo sufficiente a fare un uomo o, come, in questo caso, a conoscerlo così tanto da farsi raccontare trovando la chiave giusta per muoversi tra le articolazioni delle sue sfumature umane.

Affascinante.

Lui non parla, dice l’autore, lui risponde a mono sillabe alle domande, lui , forse, mi dico io, non si riconosce nei contorni di una storia straordinaria che non sa scandire attraverso le parole, perché lui è solo azione, gesti e proprio dai gesti inizia a muoversi il racconto. Infatti, dice lo scrittore, gli comincio a chiedere “ma come è che passavate le giornate in carcere, cos’è che facevate?” “Il caffè” risponde lui e accompagna la parola al gesto, ripescato nella fantasia dell’avvenuto, di aprire la moca e chiuderla. E dal gesto si apre il suo mondo, come se le parole, per ritrovare la loro ragione ed essenza si debbano vestire nell’immagine dell’accaduto.

La domanda che mi solletica fortunatamente riceve la risposta che cerco, per Ilan le due merci hanno un peso diverso? Coca e magliette sono ugualmente una buona ragione per far soldi? La risposta: “No, per Ilan è fondamentale non far del male, non vendere qualcosa che procura sofferenza. Qui sta il cardine del cambiamento.

Nasce dal pensiero di non fottere i tuoi figli lasciandogli con un retaggio amaro. I narcotrafficanti sono sconfitti nella misura in cui i loro figli non hanno potuto sollevarsi dall’abisso infernale del crimine.

I mafiosi altrettanto, i loro figli sono schedati , identificati con il marchio dei padri, soffocano nella stessa aria, non hanno permesso ai loro figli di respirare liberi.

Non lo hanno mai immaginato, figuriamoci sperimentato, una possibilità d’ altro.

Tutta questa metamorfosi interiore, tormentata, realizzata è Ilan. La serata continua ed è un continuo chiedere particolarità e curiosità su questo personaggio che nel racconto diventa sempre più umano. Finisce con la notizia del progetto del nuovo libro, che racconta la vicenda di Carlo Giuliani, piazza Alimonda, Genova, inferno G8, 20 Luglio 2001, di una strana polizia che ha organizzato l’aggressione ai manifestanti, quale era lo scopo? Le ragioni della violenza? Strani personaggi che si muovono tra i servizi segreti, che si ritrovano in questa ed in altri fatti di sangue che vedono coinvolti giornalisti italiani.

Da queste domande si muove, con la curiosità di un bambino, lo scrittore. Io rabbrividisco e mi dico che forse non mi piacerebbe sapere. Ma il libro, appena uscirà lo comprerò lo stesso, perché sono un’ apprensiva che vuole conoscere.

E poi la storia del padre e della madre. Una storia di guerra. Lui fascista, lei fieramente anti regime, che con la famiglia dava rifugio agli ebrei che scappavano da Roma, uniti da un patto d’acciaio e d’amore che li obbligava al silenzio. Il padre, poi democratico e di sinistra, ma con il pugnale di gladio ben conservato, retaggio di un patto scellerato con le frange più estreme di una destra brutale e di un passato che si fa fatica ad elaborare profondamente.

Ed è in questa mancata elaborazione che risiedono, per lo scrittore i mali di un paese che si confonde e che sceglie senza sapere, senza aver imparato. Lui dice ” un paese dove la storia non lascia memoria”. La serata è finita, c’è il brindisi con un buon bianco del 2007 prodotto dallo stesso scrittore. L’immancabile dedica sul libro “Suerte” appena acquistato.

La brezza leggera solletica la pelle, torno a casa e mi stupisco della calma che circonda Lavinio. Certo, questo paesotto, bloccato da una banda di quattro famiglie che se la sono appaltata negli anni, lotti dopo lotti, cemento su cemento, non è mai stata Las Vegas. Ma in piena estate un po’ di vitalità e movimento di sera è d’obbligo. Evidentemente, le regole fanno l’eccezione in tempo di crisi.

(Nella seconda foto dall’alto l’autore Giulio Laurenti)

Marina Mancini


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