Altritaliani

Un Grillo per la testa.

venerdì 1 giugno 2012 di Veleno

Io ve lo dico subito. Di Beppe Grillo non mi fido. Non credo ai partiti fai da te.

Il nostro sito è stato coerentemente contro l’antipolitica che per diciotto anni ha proposto il berlusconismo, con la sua vuota e interessata spettacolarizzazione, mentre nel sottobosco crescevano le caste, i privilegi di pochi, una sottocultura di clientele e corruzioni.

Certo, i partiti non sono riusciti a farsi interpreti della realtà italiana. Sono stati spesso lontani e incapaci di comunicare, con quei giovani che cercavano lavoro o un’esistenza semplicemente meno precaria, lontani da quelle donne che oggi per il 53% nel sud sono senza lavoro e vivono condizioni terribili d’impoverimento sociale e culturale, sono stati ambigui e inconcludenti in materia di diritti civili, hanno contribuito agli sprechi e a giochi di caste, contribuendo ad un sentimento antipartitico sempre più diffuso. Sono stati lontani in questi anni da tanti movimenti che hanno lottato sul tema dei beni pubblici, in difesa della Costituzione, in difesa del mondo della cultura e delle scuole, non riuscendo a fare proprie le tante sacrosante richieste di politica che venivano dalla cittadinanza.

Tuttavia, di Grillo non mi fido.

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Vignetta di Emanuela De Siati

Sia chiaro per quello che si è visto e capito (poco) quelli del Movimento a Cinque Stelle sono un mondo vario e composito, che fa politica ma è privo di un sistema di regole ideali o di un’ideologia, che consente di evidenziarne una loro netta e chiara identità.
A vedere le loro liste, accorpate sotto il marchio creato dal comico genovese, sembrerebbero quelle che un tempo erano dette liste civiche, a volte meritorie e oneste interpreti delle reali aspettative dei cittadini.

Ma la macropolitica non si può farla gestire da comitati e gruppi inevitabilmente disomogenei essendo cresciuti e vissuti nelle più varie e disparate realtà locali.

E poi c’è lui, e il suo cerchio magico. Sono diverse le similitudini tra Le Cinque Stelle e la Lega Nord, non nei contenuti, quelli dei primi sembrano ancora più vaghi di quelli che furono della Lega dei primi anni. Ma l’entusiasmo con cui è accolto Grillo dai cittadini (il suo movimento è nei sondaggi secondo dietro solo al PD), è simile a quello raccolto allora da Bossi, ma anche da Pannella e i radicali negli anni settanta, o da Leoluca Orlando e dalla Rete negli anni ottanta, o dalla stessa Forza Italia di Berlusconi nella prima metà degli anni novanta. Tranne i radicali che pur ridotti ai minimi termini hanno mantenuto, e non sempre, una stoica coerenza, gli altri esempi dimostrano che certe ventate di politica (antipolitica) sono estremamente volatili e di corto fiato.

Con questo voglio dire che la politica e i partiti vanno riformati e che dalla cura Monti, sono certo che uscirà un nuovo quadro politico con nuovi soggetti, spero nuove dirigenze, e con partiti capaci di esprimere, nel rivalutare il ruolo anche etico dell’idea politica, nuove visioni sul futuro del proprio paese, ma visto che stiamo nella globalizzazione, direi anche dell’Europa e del mondo.

Francamente, nutro qualche sospetto sulla tenuta ideale dei pirati tedeschi e francesi, mi angosciano le “albe nuove” in Grecia, o partiti che hanno come solo scopo statutario la lotta agli islamici, come in Olanda. Così dubito anche dei grillini e particolarmente del loro capo.

Amici mi raccontano, che esistono regole ferree e che alcuni che hanno chiesto informazioni, in perfetta buona fede, sono stati visti dall’entourage grilliano come spie, persone da cui diffidare. Si respira nel cerchio magico di Grillo, come in quello che fu di Bossi, un clima di diffidenza, di sospetto, un regime duro, dove chi non è in linea (ma quale linea?) con il capo è espulso dall’ufficio legale del comico (leggi, appunto, cerchio magico). E’ successo, l’ha ricordato anche la grande stampa, al consigliere De Francesco in Emilia espulso (da Grillo) per aver espresso una solidarietà al quotidiano L’Unità.

E che dire di Giuseppe Favia, fulminato dalle reprimende dello Chef, per eccesso di protagonismo. Si sa, Grillo è un comico da “One man show”, fino ad arrivare all’attualità con Pizzarotti che appena sindaco a Parma, se la deve vedere già con le dure direttive di Beppe.
Almeno il PCI quando cacciava il Manifesto dal partito lo faceva con un Comitato Centrale, un’assemblea in cui si discuteva e si votava. La politica è forma, è metodo, oltre che idee e azione.

E poi, abbiamo fatto tanto perché finisse la politica spettacolo con le sue veline e l’Apicella che cantava, con le sue escort e i suoi finti scontri televisivi, per tornare ad una politica fra la gente e con la gente, per poi vedere invece salire nei consensi un comico che inventa un movimento senza regole (l’unica regola è lui), che spara a zero su tutti con invettive sconclusionate e artatamente veementi e passionali
Il mondo a cinque stelle, l’abbiamo detto è vario e composito, vive in gran parte nella rete, nei blog, ma occorrerebbe che il suo confronto si compisse attraverso i consueti e forse tradizionali strumenti democratici, assemblee, che discutono, votano, scelgono i candidati, propongono e incaricano i loro rappresentanti.

Che senso democratico può avere un movimento che è nelle sue componenti, riconosciuto ed investito solo dal marchio di garanzia di Beppe Grillo?

Invece, fino ad oggi, si è assistito ad un comico che gigioneggia sul palco come un novello Mussolini, che fa grasse battute anche sui suoi confederati, e tra lui e il suo entourage, stando a testimonianze di molti, serpeggia un’omofobia inquietante con battute contro i “froci” che ricordano il cameratismo del ventennio raccontato in tanta letteratura. Aspramente antieuropeista vagheggiante demagogiche ed irresponsabili uscite dall’euro, un inquietante mix tra Marine Le Pen e il più settario vetero comunismo, una propensione a fagocitare ogni movimento faccia tendenza come nel caso dei No-Tav, un mago dell’immagine senza mai comparire alla TV.

Insomma un neopopulismo, nemmeno tanto lontano da quello che fu del suo odiato competitor, lo psiconano al secolo Silvio Berlusconi, fatto di un aggressivo antisistema partitico, infarcito da demagogie e crude ostilità come anche l’invito a pensionarsi contro Napolitano. Un attacco mirante allo smantellamento delle istituzioni.
Eppure il verbo di Grillo non incanta nelle aree più povere e depresse, come nel sud, dove alla favola che lo Stato uccide più della mafia nessuno crede, neanche lì, dove lo Stato è più lontano.

Questa circostanza dovrebbe far riflettere sulla vera natura della discesa in campo di Grillo, il quale vuole dirigere ma dalle quinte lanciando i suoi uomini all’assalto, tenendo i fili lavorando da dietro,
E, poi, proprio l’eterogeneità dei gruppi e delle liste, imporrebbe una sintesi politica che maturi attraverso dei congressi costitutivi, di questo dibattito noi come tanti altri daremo, nel nostro piccolo, visibilità, spazio e magari anche un contributo d’idee, altrimenti anche l’uso della rete con i suoi limiti relazionali e finanche linguistici, finirebbe già per essere vecchio, viceversa occorre una rete ampia, libera, aperta, non asservita a padroni o ai loro cerchi magici.

Altrimenti avremo l’ennesimo caso di una forza di protesta e si sa, la Lega insegna, i partiti di protesta quando devono governare iniziano a balbettare se non peggio.

In politica non basta essere onesti (dagli anni ottanta sembra sia l’unico aggettivo qualificativo del politico da sostenere), non basta conoscere la realtà delle cose, bisogna anche interpretare, sintetizzare le diverse situazioni locali, progettare un’idea comune e condivisa della politica e della società e in questo binomio ci metto tutto, naturalmente anche l’economia.

Bisogna avere una storia alle spalle e un futuro d’avanti. Non a caso Togliatti diceva: “Veniamo da lontano e andiamo lontano”. Poi è andata come è andata.

Quindi ai grillini un consiglio. A volte, lo si dice banalmente anche in psicanalisi, per crescere bisogna uccidere (metaforicamente, mi raccomando) il proprio padre. Quindi toglietevi questo Grillo dalla testa, siete abbastanza maturi per camminare con i vostri piedi.

Veleno


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