Altritaliani

Il telecomando della strage di Brindisi

martedì 22 maggio 2012 di Emidio Diodato

Chi è l’uomo che ha deciso di azionare il telecomando della strage? Chi è che ha portato nel Sud Italia, a Brindisi, una modalità d’azione mediorientale: tre bombole e puro terrorismo?

Quando questo intervento sarà pubblicato, molto probabilmente avremo già una risposta: altrimenti sarà bene che il Ministro dell’Interno si sia dimessa. Ma dubito che, pur con il volto del colpevole, riusciremo a farcene una ragione. Perciò credo sia utile esprimere le proprie impressioni in questo intervallo d’incertezza. Il contributo più rilevante è stato quello di Attilio Bolzoni, un giornalista di mafia che in altre occasioni mi ha lasciato molto perplesso.

Questa volta, il suo fiuto non l’ha tradito, portandolo in campagna a venti chilometri da Brindisi, dove “in fondo a una stradina assolata che taglia gli ulivi” si svolgeva il banchetto per festeggiare la prima comunione dell’ultimogenito di Al Bano Carrisi, il cantante di Amanda è libera.

Tra gli invitati al banchetto c’era Don Tonino Screti, che non è don Tonino Bello, ma esattamente l’opposto. Il secondo, don Tonino, era un vescovo salentino che si schierò dalla parte degli immigrati quando venti anni fa iniziarono a sbarcare proprio a Brindisi. Autore di Le mie notti insonni, fu un amico degli ultimi, sempre sull’asfalto dei cammini più scomodi, dove riecheggiano i passi dei perdenti (cito a memoria le parole di un suo caro amico).

Il primo, Don Tonino, era il capo-padrino della Sacra Corona Unita, condannato a sei anni di carcere; ma oggi libero di raccontare al giornalista Bolzoni le sue impressioni: “noi delinquenti non ci comportiamo in quella maniera… i bambini non si toccano”.

La foto di Don Tonino, pubblicata a pag. 17 di la Repubblica del 21 maggio 2012, è proprio, come scrive Bolzoni, quella di un uomo in divisa da boss che va a una comunione e si fa intervistare vicino a una statua di Padre Pio, per dire che la mafia certe cose non le fa. È la foto di un signore che ne approfitta per dire che lo stato gli ha confiscato le terre per darle all’associazione antimafia Libera, come facevano una volta quelli di Mosca (sic), ossia i comunisti alla Nichi Vendola e don Luigi Ciotti.

Nella scuola della tentata strage era prevista una manifestazione di Libera. Nella stessa pagina c’è un’altra foto, presa nei vicoli di Brindisi, dove campeggia un drappo che completa il ragionamento con la scritta “è guerra tra stato e mafia ma le vittime siamo noi”. Come dire: se la vedano tra loro, cosa c’entriamo noi terzi che non stiamo né da una parte né dall’altra. Naturalmente per Don Tonino si tratterebbe di una scritta offensiva, perché secondo lui la mafia certe cose non le fa.

Chiunque abbia azionato il telecomando della strage lo ha fatto nel territorio di Don Tonino, dove don Tonino si è spento dal 1993 lasciandoci con le nostre notti insonni e la paura che aumenta sempre più. Questa coincidenza di fatti è lì a testimoniarlo.

(nelle foto dall’alto in basso: la sedicenne Melissa Bassi, vittima dell’attentato, il luogo dell’attentato e i fiori in ricordo della giovane vittima).

Emidio Diodato
Professore associato di Scienza politica
Università per Stranieri di Perugia


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