Altritaliani
Hollande con 51,8% vince l’elezioni Francesi. Sarkozy lascia l’Eliseo.

Presidenziali francesi: Vince il coraggio e la speranza.

domenica 6 maggio 2012 di Nicola Guarino

La vittoria di Hollande è la vittoria del coraggio di cambiare. Apre la porta ad un rilancio europeo, con un asse Italia-Francia, che può essere decisivo per la ripresa. Sarkozy lascia da grande combattente, con dignità, onorato anche dai suoi avversari.

Debbo precedere questo commento a caldo con una piccola premessa. La cosa che mi ha colpito di più in questa lunga campagna elettorale è stata la partecipazione emotiva e commovente di tante persone, specialmente giovani, che a destra come a sinistra si sono impegnati fino all’ultimo respiro, gioiendo e soffrendo per i propri candidati e le proprie idee. Ecco, si fa sempre un gran parlare di persone stanche della politica, di successo dell’antipolitica, la realtà è un’altra: La cattiva politica si combatte non con l’antipolitica (anticamera delle dittature) ma con della buona politica, dove la gente partecipa, s’impegna e combatte, democraticamente, per le proprie idee, in Francia come in Italia, come dappertutto. Adesso posso andare al mio commento e racconto a caldo.

Ha appena concluso il suo breve discorso, il primo da presidente nella sua Tulle nel dipartimento di Corrèze, dove è cresciuto e dove a lungo è stato sindaco. Scende dal palco con le note di una improvvisata orchestrina di fisarmoniche che intonano: “La vie en rose”.

Va a Parigi, dove dopo la festa della Bastille, l’attende un quinquennio duro, non facile e che dovrà incidere profondamente nella crisi, per trovare finalmente la via della crescita, e della ripresa economica e sociale. Contribuire con il suo progetto alla fine di questa crisi devastante e che può, se non controllata e risolta aprire scenari tragici per il mondo intero. Come la grande depressione del ’29 che apri le porte a dittature, devastando l’Europa, scompaginando l’ordine economico mondiale sfociando nella immane tragedia della seconda guerra mondiale.

La vittoria di Hollande è la vittoria del coraggio di cambiare, di chi cerca strade nuove di equità sociale, di chi crede fermamente all’Europa e non è disposta al suo disfacimento che davvero ci renderebbe tutti vittime dei mercati con debiti che sarebbero contesi dalle nuove potenze mondiali Cina intesta, diverremmo da ex colonizzatori, le nuove colonie di questa guerra non guerreggiata (per ora) e che vede dietro e davanti grandi gruppi economici, in prima fila con il colosso asiatico la stessa America.

E’ quindi anche la vittoria della speranza e non solo dei tanti francesi che rischio la disoccupazione o dei giovani che vedono sempre più stringersi le prospettive del loro futuro, ma anche di tanti e non solo francesi che si aspettavano in questa elezione una risposta anche per tutto il continente. Non ha caso queste elezioni sono state forse le prime, ma da ora sarà sempre così, che non ha riguardato o interessato i solo francesi, ma tutta l’Europa, che l’ha seguita con grande attenzione mediatica.

Quella di Sarkozy, invece, è la sconfitta di una strategia della paura, paura del nuovo, paura di un’Europa che vada verso l’unica strada possibile quella degli Stati Uniti d’Europa, di perdere privilegi, cresciuti e maturati in un paese diviso, spaccato e sofferente, con il suo milione di disoccupati nell’ultimo anno, con la spesa pubblica esplosa, con una crescita zero e un problema d’immigrazione farcito di paure, incongruenze e ingiustizie.

Tuttavia Sarkò, ancora una volta ha dimostrato la sua tenacità come combattente, riducendo fino all’ultimo giorno un divario che i sondaggi, appena quindici giorni fa, davano per irrecuperabile. Non sono d’accordo con Bernardo Valli che dalle colonne di La Repubblica parla di débacle del presidente uscente, in realtà perdere di quattro punti, partendo da un gap di dieci, vuol dire essere riuscito a rimontare, parecchi punti, e questo in prospettiva può essere utile all’UMP, il partito di Sarkò, che il prossimo giugno dovrà resistere nelle elezioni legislative, al dilagare di Marine Le Pen e del Fronte Nazionale. Fosse andato peggio, il rischio era l’implosione dell’UMP e l’apertura delle porte al "diluvio" Le Pen con pericolose conseguenze per la democrazia francese. Dunque, Sarkozy, numericamente perde con onore, ma direi che felicemente il vincitore è Hollande, il contrario avrebbe aperto scenari ancora più inquietanti e foschi per la Francia e per l’Europa.

Nel suo primo discorso Hollande ha sottolineato l’importanza dell’Europa e questo punto mi sembra cruciale, per il futuro non solo della Francia (e dell’Italia di riflesso) ma anche per l’Europa stessa. In Italia, ma nella stessa Bruxelles, tutti tifavano Hollande, consapevoli che una sua sconfitta avrebbe avuto effetti forse definitivamente letali sulla già traballante situazione europea.

Sono certo che lo stesso Monti (che non è certo uomo di sinistra) nella sua pragmaticità, abbia sperato che le porte dell’Eliseo si aprissero a l’uomo di Tulle.

La Merckel, che probabilmente aveva in mente di far lievitare ancora e marcire la questione europea, nell’attesa di preparare la Germania alla fine dell’Europa, avrà ora visto svanire il suo sogno di euroscettica, e dovrà accettare di cedere alla crescita come viene implorato ormai da tutti compreso la BCE, che chiede a lei come a Monti di fermarsi nella politica di rigore e di avviare una politica di crescita e sviluppo che aiuti i paesi europei. Ma Hollande dovrà anche spingere per nuove regole, per un uso diverso della stessa BCE, che dovrebbe avere poteri paragonabili alla Federal Reserve Americana, riscrivere anche i poteri della Commissione.

Occorre un Europa che sia interlocutore autorevole. Bisogna arrivare al punto che per gli altri paesi gli interlocutori non siano di volta in volta la Francia, la Germania, l’Inghilterra, l’Italia o altri, ma l’Europa nel suo insieme.

Ora è l’ora di Hollande, della Francia e della sua festa alla Bastille, ma da domani ci sarà molto da lavorare in Francia, ma anche in Italia e in tutta l’Europa, l’occasione per smuovere la situazione, per affrontare a viso duro la crisi è imperdibile. Finita la festa c’è da rimboccarsi le maniche.

Nicola Guarino


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