Altritaliani
Italy. L’editoriale di Emidio Diodato.

Piazza Fontana, 43 anni dopo la perdita dell’innocenza

giovedì 19 aprile 2012 di Emidio Diodato

L’età media del governo in carica supera i 63 anni. L’età media degli italiani nel 2012 supera i 43 anni. 43 anni sono passati dal 12 dicembre 1969, giorno della strage di piazza Fontana. “43 anni” è il titolo dell’ebook di Adriano Sofri, che ho letto nei 50 minuti – poco più o poco meno – successivi alla pubblicazione sul web, sabato mattina 31 marzo 2012.

Il libro è un atto di accusa contro uno degli innumerevoli casi in cui “la sicumera del detective dilettante si traduce in un’accusa irresponsabile”. Il detective è un giornalista investigativo che tenta di ricostruire quanto accadde in piazza Fontana, nel giorno in cui la giovane democrazia italiana perse la sua innocenza. L’accusa è irresponsabile perché il metodo che il sedicente giornalista investigativo adopera è quello della degustazione dei piccoli frammenti, presi un po’ qua e un po’ là. Questo metodo, sia chiaro, andava bene negli anni Novanta, all’epoca del dominio del postmoderno, quando chi decostruiva il passato faceva comunque bene, perché così, anche all’ingrosso, in qualunque modo si emancipava il popolo. Ma oggi abbiamo capito – poco più o poco meno – quanto sia vacuo l’antipositivismo qualunquista, quello della traduzione casareccia del motto di Paul Feyerabend, anything goes, qualsiasi cosa può andar bene.

Con il piglio un po’ saccente di chi ha letto le carte processuali, Sofri dimostra - fornisce le prove - di quanto sia menzognera la ricostruzione delle due bombe di piazza Fontana, ricostruzione ripresa anche dal film Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana. Si può anche ironizzare sul “doppio”, e forse Sofri tende a farlo, ma quando la doppia interpretazione diventa storia e in discussione è la strage di piazza Fontana, allora l’idea che la storia possa essere farcita con elementi romanzati, diventando un riflesso della realtà, inquieta. Non è qui in discussione quel ridicolo “capovolgimento della realtà” al quale politici di destra e di sinistra si sono abbarbicati, negli ultimi venti anni di seconda repubblica, per ribattere alle varie accuse di conflitti di interessi e corruzione. Ma è in discussione una ben più grave idea: quella che la storia possa trasformarsi definitivamente in romanzo! Story, not history: tutto diventa doppio nell’era dell’immagine e, quindi, sottoposto ad ambigue interpretazioni.

La gravità e l’inquietudine di cui diciamo risiede in piazza Fontana, il luogo in cui l’Italia ha perduto l’innocenza e hanno avuto origine gli “anni di piombo”. È vero, ha saggezza Luigi Manconi quando afferma che si è trattato di una “guerra civile simulata”, di una guerriglia interna a una generazione e che non ha messo in discussione gli assetti politici. 69 morti, 1000 feriti, 7866 attentati, 4290 atti di violenza denunciati dal 1973: non sono numeri epocali. Tuttavia, nondimeno, sono numeri che hanno cambiato in qualche modo la vita democratica del nostro paese!

Sia chiaro anche questo: l’idea della doppia bomba di Romanzo di una strage nasce dall’intenzione di suggerire una pacificazione, mediante un compromesso romanzato. E ciò avviene contro quella positivistica e autoritaria verità della storia che non ci consente di superare il passato. Ma se le bombe sono due, come si suggerisce, allora ognuno può interpretare quel che vuole: sono stati i fascisti e gli anarchici, i servizi italiani e quelli internazionali. Di tutto e di più. No! Questa non è pacificazione.

Bene fa chi cerca la pacificazione, soprattutto bene fa chi – come il Presidente della Repubblica – si rivolge anzitutto ai familiari delle vittime del terrorismo (stragista e brigatista). Ma sbaglia chi cerca di sorprenderci con effetti speciali, doppi. Quindi un applauso a Sofri quando ricorda il suo amico e compagno di Lotta Continua, Mauro Rostagno, che andò a Trento, nel ventennale del ’68, e poco prima d’essere ammazzato in un agguato mafioso disse: «Meno male che abbiamo perso».

(Nella foto in basso: Adriano Sofri).

Emidio Diodato
Professore associato di Scienza politica
Università per Stranieri di Perugia


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