Altritaliani

Un paese in ginocchio. Intervista a Luca Scarlini.

mercoledì 14 marzo 2012 di Beatrice Biagini

Siete cordialmente invitati ad incontrare Luca Scarlini alla Libreria, 89 Faubourg Poissonnière, 75009 Paris, giovedi 22 marzo 2012, ore 19.00. Verrà presentato il suo ultimo libro "Un paese in ginocchio" (Ed. Guanda). Una serata organizzata in collaborazione con Acuto, associazione culturale toscana a Parigi e la Società Dante Alighieri-Comitato di Parigi. L’incontro si svolgerà in italiano.

Che cosa hanno in comune gli italiani, dal Piemonte alla Sicilia, dal Molise alla Sardegna? Il cattolicesimo. Nel suo ultimo libro, Un paese in ginocchio (Guanda, pp. 152, € 13, in libreria dal 31 marzo), Luca Scarlini parte dal fatto che, lo vogliano o no, gli italiani non possono non dirsi cattolici. L’autore fiorentino ci racconta, attraverso una serie di esempi, parlando di sesso e religione, di senso di colpa e cultura vittimale, di politica e società, in che modo l’identità italiana si sia fondata, e ancora si fondi, sulla forma esteriore della religione, che è per gli abitanti del Bel Paese una pratica prima ancora che una fede.

LUCA SCARLINI

Luca Scarlini è saggista, drammaturgo, storyteller.
Dopo aver insegnato all’Accademia di Brera e in altre istituzioni italiane e straniere, insegna attualmente presso lo IED di Milano e scrive per il Teatro Regio di Torino, così come per molte altre istituzioni teatrali e musicali in Italia e in Europa. In passato ha collaborato con Rai Radio3 e ha scritto, in diversi contesti, sulle relazioni tra musica e società.

Luca Scarlini ha scritto migliaia di saggi e articoli, libri e interventi. Tra i suoi libri vanno ricordati: La musa inquietante (Cortina), Equivoci e miraggi (Rizzoli), D’Annunzio a Little Italy (Donzelli), Lustrini per il regno dei cieli (Bollati Boringhieri), che affronta il tema dei castrati dal punto di vista della società del tempo. Recentemente ha scritto Un paese in ginocchio (Guanda) e Sacre sfilate (Guanda).

Il suo interesse per la cultura italiana è sconfinato, cosi come quello per la cultura in generale.
Si è occupato di teatro, di storia dell’arte, di letteratura e di mille altre cose. Ma negli ultimi anni ha studiato teologia e storia della chiesa e i suoi studi lo hanno portato a scrivere due libri, usciti con Guanda, che ci illustrano una della pagine più intime della cultura italiana: la sua inevitabile (?) permeabilità all’influenza della liturgia e della cultura ecclesiastica.

INTERVISTA

Abbiamo rivolto a Luca Scarlini alcune domande e le sue risposte sono lucide, crude e infuocate, tanto quanto la sua prosa.

Luca, perchè facciamo cosi poco caso a quanto la cultura italiana sia (stata) permeabile all’invasione vaticana?

Perché difficilmente i pesci rossi percepiscono come entità l’acqua in cui nuotano. Avendo abitato per vari anni in paesi protestanti, il papa aveva per me una memoria folklorica, al ritorno in Italia ha ripreso la sua corposa presenza e lentamente ha debordato fino a diventare protagonista assoluto dello schermo televisivo. Da molto tempo del papa si sa tutto, ma proprio tutto e ogni suo atto diviene argomento di racconto e riflessione.

Nel 2011 si è festeggiata l’Unità d’Italia: siamo davvero stati uniti nel 1861 o eravamo e restiamo stati divisi?

L’Unità previde lo scontro maggiore tra chiesa e stato avvenuto negli ultimi secoli. I nobili papalini per molto tempo (alcuni fino al Concordato) tennero chiusi i portoni dei loro palazzi e abbrunate le loro finestre. Impedita la partecipazione diretta dei papalini alla politica, la loro azione passò alle banche (con il curioso fenomeno delle banche cattoliche) e da lì all’idea di esercitare un potere per via obliqua, eppure con sempre maggior peso, che vige ancora oggi.

Cosa è secondo te realmente il concordato? dopo un giubileo, un papa polacco, gli scandali vaticani, lo Ior, dovremmo riscriverlo o eliminarlo ?

Una spartizione di poteri e attribuzioni: in Italia troppe cose sono legate a questa idea e nessuno l’ha mai seriamente messa in discussione, se non nel mondo anticlericale o anarchico.
Oggettivamente è un documento obsoleto: il Vaticano con quella firma ebbe una enorme quantità di denaro; da lì deriva buona parte del suo prepotere sull’Italia. Che almeno pagassero le tasse.

Presidenziali: in Francia Hollande propone e promette separazione totale tra Stato e Chiesa, in Italia nessuno lo ha mai fatto, ci arriveremo?

Dubito in tempi brevi: l’unico esperimento serio è stato al tempo del Risorgimento, ma i Savoia hanno fatto svelti a fare marcia indietro e con Mussolini tutto è tornato al Medio Evo per direttissima. Senz’altro la chiesa attraversa un momento di scarso amore da parte di molti settori dell’opinione pubblica in Italia, tra pedofilia e patrimoni occulti.

Storia dell’arte e storia della Chiesa: un’armonia possibile?

Assoluta: direi che questo è il campo in cui la chiesa ha lasciato un segno indelebile nella coscienza italiana (o se si preferisce nell’inconscio). L’arte italica è per maggioranza assoluta di segni produzione sacra: la quantità di chiese sul territorio è enorme e nel tempo molti committenti hanno saputo sfidare l’ovvio e cimentarsi con azioni estreme. La relazione tra Giovanni Villiers e Michelangelo e quella tra Caravaggio e i Giustiniani ne fanno fede. Molte altre produzioni si limitavano, semplicemente, a rispettare i diktat.

Il tuo libro si intitola l’Italia in ginocchio. Saremo mai in grado di rialzarci?

Prima o poi sì, ma sarà un procedimento lungo. San Pietro a quanto pare non è più straboccante di folla come un tempo, ma i centri di potere funzionano benissimo e sono tutti attivi al massimo regime.

Beatrice Biagini
Presidente di Acuto, Association Culturelle Toscane à Paris


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